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Gli amici del suono: Fletcher e Munson

Qualsiasi appassionato di Alta Fedeltà conosce o dovrebbe conoscere i nomi di Harvey Fletcher e Wilden Munson, i due fisici statunitensi che negli anni ’30 gettarono le basi della psicoacustica conducendo un interessante studio sulla fisiologia dell’udito, non fosse altro per un circuito derivato da cotanto impegno conosciuto come loudness.

Ed è proprio grazie ai loro studi sul funzionamento dell’udito umano che è stato possibile comprendere alcuni meccanismi celati dietro al fenomeno dell’ascolto, soprattutto come intervenire per correggere ovvero aggirare quelli che sono i limiti imposti dalla natura.

Difatti, proprio comprendendo esattamente come il nostro cervello riceve ed elabora il suono Fletcher e Munson fornirono – tecnicamente parlando – la chiave di lettura per rendere l’ascolto della musica maggiormente coinvolgente, soprattutto ai bassi livelli di ascolto, ambito nel quale il nostro orecchio si comporta in maniera, diciamo così, particolare.

Il nostro udito è per certi versi bizzarro ed affascinante al contempo, e sebbene col passare del tempo si sia evoluto, ha comunque mantenuto in linea di massima le caratteristiche che naturalmente gli appartengono: una differente sensibilità verso le frequenze sonore che riceve.


Per comprendere la cosa senza troppo penare è sufficiente osservare le note curve di Fletcher e Munson, appunto, mediante le quali è possibile comprendere come a differente frequenza corrisponda differente livello di percezione.

Il grafico, infatti, mostra sull’asse delle ordinate (Y) il livello in dB della pressione sonora mentre su quello delle ascisse (X) è mostrata la relativa frequenza, in altre parole quale debba essere il rapporto pressione/frequenza affinché queste siano percepite allo stesso livello dal nostro orecchio; non per niente al grafico delle suddette curve ci si riferisce anche come “Diagramma di uguale intensità sonora”.

Più volte riviste – una prima volta nel 1956 poi nel 1987, nel 2003 e recentemente nel 2023 – le prime hanno rappresentano lo standard ISO226-2003 fino alla recente revisione del marzo 2023, il che fa capire come queste curve abbiano effettivamente senso piuttosto che essere ignorantemente ritenute poco più di un esercizio sperimentale.

Quanto narrato finora è un necessario sunto della storia – molto più ampia è la letteratura tecnico-scientifica disponibile – e serve per collegare il discorso con un aspetto posto alla base della passione per l’Alta Fedeltà: la registrazione, in particolare le operazioni successive a questa.

Pur non trattandosi di una novità in senso assoluto, negli studi di registrazione si sta sempre più affermando la pratica di “lavorare” le tracce nel rispetto del suddetto grafico, facendo in modo che lo spettro delle frequenze audio sia il più possibile lineare ovvero connotato dal medesimo livello.

Chiaramente il trattamento del segnale audio sarà in funzione del tipo di musica, soprattutto ipotizzando il mezzo di diffusione più probabile, necessariamente diverso in base al genere ed al contesto; un club dove si diffonde musica house non ha le stesse caratteristiche di un contesto di sottofondo tipo lounge bar, tanto per fare un esempio.

Godersi un cocktail in un Lounge Bar prevede sovente un sottofondo musicale

Motivo per cui le operazioni di mixing & mastering dovranno essere effettuate in modo sostanzialmente differente, nell’ovvia considerazione che nel primo caso avremo un livello di riproduzione molto più elevato, circostanza che laddove fossero presenti sovraccarichi in corrispondenza di determinate frequenze, porterebbe ad una notevole distorsione.

Diverso pertanto il ragionamento da avviare nel secondo caso, dove un basso livello di ascolto impone una spinta agli estremi gamma al fine di recuperare ciò che si perde a causa del ridotto volume di riproduzione.

Non si fosse ben compreso, ciò significa che qualcosa che si ritiene uscito dalla porta sia poi rientrato dalla finestra, essendo assai probabile che molte delle produzioni che avete in casa e ritenete di altissimo livello, abbiano subito il trattamento fin qui esposto a vostra insaputa.

In alte e più spicce parole, l’ancor temuto circuito del loudness continua imperterrito ad essere tra noi, questo malgrado molti appassionati lo ritengano inutile.

A tale proposito, siamo certi che tutti voi abbiate nella vostra collezione opere il cui ascolto sia maggiormente piacevole in ragione del volume di riproduzione impostato – soprattutto quando ridotto – condizione alla quale si applica alla perfezione il discorso.

DAve Holland
Dave Holland Trio: lavoro dall’incisione magistrale qui da noi recensito

 

Non per nulla aziende come Accuphase, McIntosh o Yamaha – particolarmente quest’ultima, il cui caratteristico ed intelligente sistema di compensazione variabile ha più di una giustificazione tecnica – non hanno mai smesso di inserire il suddetto comando nel pannello frontale delle loro elettroniche.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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