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Il confort Acustico: le soluzioni dai professionisti

L’Architetto Silvano Spandre,  titolare della Acustico, ci svela i segreti per rendere acusticamente confortevoli gli spazi, domestici e non. Acustico, azienda che si occupa di acustica ambientale ormai da decenni propone diverse soluzioni per l’audio e non solo. Insomma, se state cercando una soluzione ai vostri problemi di acustica ambientale, che siate un ristoratore o un audiofilo leggete l’articolo

 Arch. Spandre sul sito di Acustico parlate del concetto di Comfort Acustico può descriverci brevemente in cosa consiste?

Il comfort acustico corrisponde ad una condizione psicofisica di benessere rispetto al campo sonoro in cui ci troviamo immersi e risulta in stretta relazione con le attività che stiamo svolgendo.

Molte persone associano il concetto di comfort acustico al solo parametro del silenzio, ma è necessario dare un peso quasi equivalente al riverbero ambientale, quale parametro fondamentale.

Ovviamente per la nostra camera da letto, l’assenza di rumori è un dato essenziale, ma se ci troviamo ad esempio in un ristorante estremamente silenzioso, con pochi arredi e con superfici molto riflettenti che amplificano ogni minimo suono, proveremo certamente una sensazione di disagio uditivo, malgrado l’assenza di rumori.

Riferendoci ad ambienti destinati ad attività audio, sarà necessario trovare il corretto bilanciamento, riducendo l’eccesso di riverbero, ma senza cadere nella opposta condizione di “anecoicità” dove i suoni e la voce risulterebbero troppo asciutti e poveri.

La correzione acustica passiva ed il così detto WAF. Al giorno d’oggi non sono più due concetti in contrasto tra di loro, quali sono le soluzioni “Wife Friendly” di Acustico?

Il Wife Acceptance Factor è un aspetto centrale del marketing in molti settori, e malgrado ognuno di noi audiofili continui a non comprendere come possa esistere qualcuno che non “ami incondizionatamente” i nostri diffusori altezza 2 metri in legno di risonanza e laccatura avorio, dobbiamo farcene una ragione.

Nel nostro settore degli allestimenti acustici ambientali, tutto ciò diventa addirittura il vero focus del progetto, poiché è necessario valutare a priori che sarà necessario installare una certa quantità di superfici acustiche.

Come in ogni altro ambito relazionale, la soluzione può trovarsi nella parola “condivisione”, valutando la fase di allestimento acustico, come un’occasione per rinnovare l’immagine degli ambienti.

Per tutto ciò, ci vengono in aiuto le soluzioni pensate appositamente per gli ambienti domestici, quali ad esempio i quadri fonoassorbenti, che uniscono la funzionalità acustica con la stampa di immagini in HD e che risultano visivamente indistinguibili da un comune quadro su tela.

Vi sono poi altre soluzioni estetiche, che richiedono magari una maggior predisposizione ad osare, quali le installazioni sospese a soffitto con elementi fonoassorbenti.

Molte soluzioni acustiche di questo tipo sono ormai molto ricorrenti in ogni ambito della nostra quotidianità, dagli uffici ai ristoranti ed il concetto di “arredare il soffitto” possiamo dire che è ormai di ampia diffusione.

Con accurate valutazioni sui materiali, sulle forme e sui colori, questa fase può davvero diventare un’occasione per dare un tocco di unicità e ricercatezza ai nostri spazi.

Le installazioni a soffitto sono una ottima soluzione

I Tempi di riverberazione e la relazione tra riverberazione e rumore, due concetti estremamente importanti troppo spesso sottovalutati dai non addetti ai lavori. Può spiegarci in parole semplici, magari con qualche esempio pratico, di cosa si tratta?

Quando attiviamo una qualsiasi sorgente sonora (includendo anche la voce umana) in un ambiente chiuso, il suono (o rumore) complessivo che possiamo udire è dato dalla componente diretta, che dalla sorgente va direttamente alle nostre orecchie, sommata alle varie riflessioni del suono che rimbalzano sulle superfici della stanza.

Se noi limitiamo queste riflessioni con una corretta progettazione acustica, avremo una diminuzione del rumore complessivo ed eviteremo anche che determinate frequenze, ed in special modo le basse frequenze, ritornino varie volte alle nostre orecchie, alterando il suono in modo sgradevole.

In ambienti a destinazione audio vi è infatti la necessità di avere un adeguato tempo di riverberazione ed un ambiente che restituisca il suono originario in modo lineare, senza evidenziare oppure eliminare determinate frequenze.

Il Fonoassorbimento e la sua importanza nella “lotta” alla riduzione della riverberazione: può darci qualche suggerimento su quale tipo di pannello scegliere per contrastare questo fenomeno?

Nella comunicazione sui materiali acustici, si trova spesso una confusa sovrapposizione di concetti quali assorbimento acustico, diffusione e diffrazione e talvolta capita anche di rilevare i termini fonoassorbimento e fonoisolamento, utilizzati come sinonimi.

Questo può portare i non addetti ai lavori a pensare che sia necessario possedere chissà quali conoscenze ingegneristiche per districarsi nel mondo delle correzioni acustiche.

In realtà tutto è molto più semplice di quanto crediamo e se parliamo di qualità della risposta acustica negli ambienti interni, potremmo dire che una corretta gestione della riverberazione porta già al 90% del risultato acustico finale.

La riverberazione si gestisce con i materiali fonoassorbenti, che si caratterizzano per una composizione interna spugnosa e alveolare in grado di “ammortizzare” gli urti delle onde sonore evitando eccessivi rimbalzi sulle superfici degli ambienti.

Non dimentichiamo che le onde sonore sono sostanzialmente delle masse di aria in movimento.

Dobbiamo pertanto imparare a “guardare il suono” e immaginare le onde sonore come elementi che si spostano nella stanza.

Avremmo ad esempio onde sonore di 8000 Hz, lunghe pochi centimetri e che vengono frenate anche da una tenda, poi avremo il range delle frequenze medie, facilmente gestibili con i pannelli fonoassorbenti ed anche onde da 100 Hz, lunghe oltre 3 metri e quasi impossibili da contenere.

Correzione attiva vs correzione passiva, sempre più frequentemente molti appassionati si rivolgono alla correzione attiva tramite software dedicati. Quali sono le differenze tra i due approcci?

Il controllo digitale del suono in fase di produzione ed in fase di riproduzione audio, ha innegabilmente potenzialità enormi, ma a mio avviso non sufficienti per completare una esperienza di ascolto veramente appagante.

Il mio è ovviamente un giudizio di parte, ma provate semplicemente a pensare al suono di un violino generato digitalmente ed a quello che può essere udito in un concerto dal vivo, direi semplicemente che sono due strumenti diversi.

Nella correzione mediante software, più o meno accade la stessa cosa ed anche se molti tecnici del suono mi diranno certamente che sbaglio, io però continuo a pensare che il suono abbia bisogno di aria e di contatto con i materiali.

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