C’è qualcosa di profondamente evocativo nel riascoltare Wish You Were Here a cinquant’anni dalla sua uscita, soprattutto quando lo si fa in un luogo carico di fascino come l’Auditorium Parco della Musica di Roma. La sala scelta per l’evento — ampia, suggestiva, impreziosita da una scenografia minimale — si è rivelata sorprendentemente affine all’estetica giapponese di Yamaha: pulizia formale, equilibrio, eleganza senza ostentazione. Un contesto che ha esaltato visivamente la filosofia della serie Yamaha 5000, e che dal punto di vista acustico non ha rappresentato una sfida da poco.
Una sala splendida, ma complessa da domare
L’ambiente, è stato progettato principalmente per la registrazione musicale, non per la riproduzione ad alto volume davanti a un pubblico. Le dimensioni generose e l’acustica, pensata per valorizzare strumenti reali e microfoni, hanno richiesto un lavoro di fino: un lungo processo di ottimizzazione dei subwoofer, del posizionamento delle NS-5000 e della taratura generale del setup. L’organizzazione del tutto ha richiesto diversi mesi sia per quel che riguarda gli iter burocratici da rispettare sia per quel che riguarda il tuning del setup. La sfida è stata ardua, ma il risultato finale non ha deluso: la sala è diventata un elemento integrante del sistema Yamaha, e l’ascolto ha raggiunto un livello di definizione e coinvolgimento raramente ascoltabile in un contesto del genere.

La serie 5000 in grande forma: dettaglio, dinamica e potenza
I diffusori Yamaha NS-5000 sono stati protagonisti indiscussi. Capaci di “divorare watt” senza mostrare il minimo cedimento, hanno restituito ogni transiente con una naturalezza e un’immediatezza tali da evocare più volte la sensazione di un evento quasi live. Per far si che tutto il pubblico presente in sala potesse godere di un ascolto appagante, i diffusori erano molto distanziati tra di loro con un leggero “toe-in” verso il centro della platea. Solitamente in un ambiente domestico o perché no in una sala di ascolto dedicata, la distanza tra i diffusori è decisamente inferiore ma questi monitor, grandi ma non pantagruelici, non si sono fatti intimorire ed hanno lasciato spazio a tanta musica. Pressioni sonore decisamente elevate anche in considerazione delle (generose) dimensioni della stanza, ma le NS-5000 non si scompongono e mantengono tutto a fuoco. Mostrano una capacità rara: discriminano con precisione chirurgica le timbriche di ogni strumento, senza mai frammentare la scena sonora. Ogni suono resta perfettamente riconoscibile ma armonicamente integrato, in un palcoscenico ampio, profondo e perfettamente intelligibile. Questo risultato è stato possibile grazie al supporto dei due finali M-5000, che hanno fornito tutta la potenza necessaria con totale assenza di distorsione, mantenendo un controllo serrato anche nelle sezioni più dense e complesse dei brani, tenendo a bada i woofer dandogli la corrente necessaria non solo per muoversi ma anche per frenarsi cosa che non va mai trascurata.
I due subwoofer professionali Yamaha con DSP, calibrati con tanta attenzione, per contenere le peculiari risonanze della sala, hanno completato il quadro con una risposta in basso solida ma non invadente. Forse ma dico forse, li avremmo attenutati di un paio di dB in più ma credeteci: il lavoro svolto non è stato assolutamente facile.
Una sorgente analogica che conquista anche gli amanti del digitale
Una nota di merito va al giradischi Yamaha GT-5000, che è riuscito a sorprendere persino chi — come il sottoscritto — ormai vive quasi esclusivamente di musica liquida. Il GT-5000 ha saputo unire la naturalezza tipica dell’analogico al silenzio di fondo e alla dinamica proprie delle migliori sorgenti digitali, offrendo una riproduzione pulita, stabile e straordinariamente coerente. A tutto questo si aggiunge una facilità di setting di braccio e testina che molti competitor, sopratutto di questa fascia, semplicemente si sognano. Quindi se cercate un giradischi performante ma non volete passare notti insonni a pensare ad azimuth, VTA e robe simili questo GT-5000 potrebbe fare al cosa vostro. Tutto questo è stato possibile anche grazie alla perfetta taratura della Ortofon Cadenza Bronze
Un ruolo fondamentale l’ha poi avuto il prephono MC del C-5000, impeccabile nella gestione del segnale: nessun rumore, niente colorazioni, nessuna sensazione che servisse un pre phono esterno di fascia superiore. La catena Yamaha ha lavorato come un sistema realmente integrato, esprimendo una sinergia rarissima anche in impianti molto più complessi e costosi.
Un ascolto che valorizza l’opera
Dai passaggi eterei di Shine On You Crazy Diamond ai momenti più intensi e tesi di Welcome to the Machine, fino alla poesia di Wish You Were Here, ogni dettaglio è emerso con chiarezza, tridimensionalità e un equilibrio timbrico che ha colpito tutti i presenti.
La grande sala, sotto alcuni punti di vista, ha contribuito a creare un grande palcoscenico virtuale, mentre la serie Yamaha 5000 ha trasformato la semplice riproduzione in un’esperienza emotiva e profondamente immersiva, resa ancora più magica dai racconti di Marco Fullone, sound design, DJ di Radio Montecarlo e grande appassionato dei Pink Floyd che ci ha raccontato aneddoti, curiosità e ci ha portato alla scoperta di diverse edizioni e rarità dei Pink Floyd.
Un pubblico eterogeneo, unito dalla stessa emozione
A rendere l’atmosfera ancora più speciale è stato il pubblico: sorprendentemente eterogeneo, per età e background, eppure accomunato da una stessa curiosità e dallo stesso rispetto per la musica. Durante l’evento ci siamo trovati a scambiare impressioni con persone molto diverse tra loro. C’era, ad esempio, un signore che raccontava con orgoglio di essere il fortunato possessore della primissima edizione di Wish You Were Here, completa di foderina originale, cartoline e adesivo: un piccolo tesoro da collezionista che teneva come una reliquia. Accanto a lui, un ragazzo sicuramente sotto i trent’anni lo ascoltava con un misto di sbigottimento e ammirazione, quasi incredulo che un cimelio del genere potesse davvero esistere fuori dai racconti dei fan più sfegatati.
E poi un’arzilla signora ben oltre gli ottant’anni, seduta in prima fila, che seguiva la riproduzione con uno sguardo ammaliato, vibrante: mentre risuonavano le gesta musicali di Waters, Mason, Wright, Barrett (grazie di tutto, Syd!) e Gilmour, sembrava quasi ripercorrere i ricordi della propria giovinezza, con la stessa intensità di allora.
C’erano ovviamente anche molti audiofili, come prevedibile, ma l’atmosfera era diversa dal solito. Non il tipico clima severo e talvolta giudicante delle manifestazioni puramente tecnico-audiofile, ma un pubblico ricettivo, curioso, coinvolto, capace di lasciarsi andare all’esperienza più che alla critica. Una rarità, e forse il valore aggiunto più inatteso di questa due giorni. In tutto questo la serie Yamaha 5000 era come un genitore, o come quell’amico, storico compagno di tante avventure: un solido punto di riferimento su cui puoi sempre contare.
Conclusioni
L’evento romano ha dimostrato come tecnologia, acustica e grande musica possano fondersi in modo quasi perfetto. In un luogo bellissimo ma tecnicamente impegnativo, Yamaha è riuscita a far brillare uno dei capolavori assoluti dei Pink Floyd, offrendo un ascolto che rimarrà nella memoria di chi c’era.
Un tributo impeccabile per i cinquant’anni di Wish You Were Here — e una due giorni che conferma quanto la riproduzione, quando è fatta con setup come la serie Yamaha 5000 possa diventare essa stessa un’esperienza artistica. Bellissimo anche l’apprezzamento del pubblico presente in sala che ha ringraziato, Marco Fullone (presentazione), Giancarlo Valletta (organizzazione) e Matteo Franciullo (product specialist Yamaha) con un applauso spontaneo. Un’esperienza che, una volta tornato a casa, mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano la mia copia (rigorosamente in vinile) di Atom Heart Mother, quella che apparteneva a mio padre e che ormai è diventata un piccolo cimelio di famiglia: un vinile fatto di imperfezioni, macchie e qualche graffio accumulato negli anni, complice anche l’ascolto su impianti non sempre paragonabili alla serie Yamaha 5000. Ma è bello anche per questo: ogni volta che lo posiziono e la testina inizia a scorrere sui solchi del vinile mi restituisce ricordi, emozioni, frammenti di vita. Insomma, è stata proprio una bella giornata, e non posso che concluderla dicendovi:
“I wish you were here!”
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