Un DAP offre un’esperienza d’ascolto superiore allo smartphone e, anche grazie a produttori come HiBy, non si deve spendere una fortuna per ascoltare musica in movimento come si deve
Spesso i nostri lettori ci chiedono come mai dovrebbero spendere 200, 300 o 400 euro per comprare un Digital Audio Player (DAP) portatile quando possono benissimo ascoltare musica con il loro smartphone. Osservazione teoricamente ineccepibile, ma che non tiene conto dei molti fattori migliorativi che un DAP può portare nell’esperienza di ascolto di un appassionati di musica.
Parliamo infatti di dispositivi progettati specificamente per la riproduzione di file audio digitali (anche e soprattutto in alta risoluzione) e che, a differenza degli smartphone che svolgono molteplici funzioni, sono concepiti con l’unico obiettivo di offrire un’esperienza d’ascolto di alta qualità. Se infatti prendiamo il miglior smartphone oggi sul mercato capace di superare anche i 2000 euro nella configurazione più costosa, non integra al tempo stesso DAC di alta qualità, amplificatori dedicati, uscite cuffie sbilanciate e bilanciate e altre componenti audio specializzate.
Un DAP offre invece tutte queste caratteristiche, ma visto che parliamo di device di nicchia, spesso piuttosto costosi e ritenuti da molti inutili “doppioni” degli smartphone, è doveroso specificare in dettaglio tutti i loro benefici.

Questione di qualità… e di jack
I DAP di fascia media e alta sono equipaggiati con componenti audio di qualità. I DAC premium (come quelli prodotti da ESS Sabre, AKM o Cirrus Logic) e gli amplificatori cuffie dedicati offrono infatti una riproduzione sonora notevolmente superiore anche rispetto agli smartphone top di gamma. Questa differenza è particolarmente evidente quando si utilizzano cuffie di alta qualità, che permettono di percepire dettagli sonori, dinamiche e sfumature che altrimenti andrebbero perduti.
I DAP supportano inoltre una vasta gamma di formati audio lossless e ad alta risoluzione (24-bit/192kHz e superiori), inclusi FLAC, ALAC, DSD, MQA e WAV. Questi formati preservano significativamente più informazioni rispetto ai file compressi MP3 o AAC, consentendo un’esperienza d’ascolto più vicina alla registrazione originale in studio o al concerto dal vivo.
Essendo inoltre dispositivi focalizzati principalmente sulla riproduzione audio, i DAP offrono un’autonomia nettamente superiore rispetto all’utilizzo di uno smartphone per lo stesso scopo. Molti modelli garantiscono dalle 10 alle 15 ore di riproduzione continua anche con file ad alta risoluzione e con un ascolto ad alto volume.

I DAP offrono generose capacità di archiviazione interna (spesso da 64GB fino a 512GB) e quasi sempre supportano l’espansione tramite schede microSD per aumentare questa capacità fino a 2 TB, cosa tutt’altro che scontata con uno smartphone. Ciò permette di portare con sé un’intera collezione musicale in alta qualità senza compromettere lo spazio di archiviazione del proprio smartphone, che resta libero per applicazioni, foto e altri dati.
E che dire delle uscite audio fisiche? Trovare oggi uno smartphone con jack da 3,5mm è diventata un’impresa, mentre qualsiasi DAP offre questa possibilità e molti modelli integrano anche una seconda uscita cuffie bilanciata. Considerando che nessun codec audio Bluetooth si è ancora avvicinato all’esperienza di ascolto che si ha con una cuffia cablata, si tratta di un plus di grande importanza e, anche volendo restare in ambito Bluetooth, smartphone costosissimi come gli iPhone non supportano alcun codec avanzato, mentre quasi tutti i DAP in commercio sono compatibili almeno con aptX, LDAC e aptX Adaptive.
Si può sempre ribattere che su questo versante gli smartphone Android sono molto più completi rispetto agli iPhone e che, anche in assenza di un’uscita cuffie fisica, si può ricorrere a un piccolo dongle da collegare alla presa USB-C dello smartphone rendendolo così un device più “audiofilo”, ma sono soluzioni di ripiego che comportano una certa scomodità e comunque una spesa aggiuntiva, che può infastidire non poco quando magari si sono già spesi più di 1000 euro per l’acquisto dello smartphone.

Per tutti questi motivi, a cui si aggiungono elementi più da “intenditori” come i percorsi del segnale audio e (nei modelli top di gamma) la configurazione completamente separata per i canali destro e sinistro, i DAP rappresentano una scelta sempre più allettante per gli audiofili e il mercato odierno offre modelli con prezzi e caratteristiche adatti a tutti.
A ognuno il proprio DAP
Nell’ultimo anno, abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare soprattutto i DAP del produttore cinese HiBy, caratterizzati da un ottimo rapporto qualità-prezzo e da una notevole varietà di modelli. Se per esempio volete entrare nel mondo dei DAP senza spendere troppo, l’HiBy R4 da meno di 300 euro è la scelta ideale. Questo DAP hi-res integra ben quattro DAC ES9018C2M separati e supporta file PCM fino a 32 bit/768 kHz, DSD256 e MQA. Inoltre, offre connettività wireless tramite Wi-Fi dual-band e Bluetooth 5.0 bidirezionale, con tanto di supporto per diversi codec audio di alta qualità come LDAC, aptX, aptX HD.
La batteria integrata assicura 5 ore di autonomia se si sfrutta il Bluetooth per l’ascolto in cuffia o 11 ore con un collegamento cablato. Le operazioni interne sono affidate a un SoC Snapdragon 665 con CPU a 8 core e a 3 GB di RAM, mentre il sistema operativo Android 12 consente la compatibilità con tutte le piattaforme di streaming. Lo storage interno di 32Gb si può ovviamente espandere e, in questo caso, sono supportate schede microSD fino a 2 TB. L’HiBy R4 si segnala anche per il display HD da 4,7’’ e per le due uscite cuffie da 3,5mm (sbilanciata) e 4,4mm (bilanciata), oltre che per un’amplificazione di Classe A (potenza di uscita di 525mW @ 32 ohm con connessione bilanciata) con distorsione di crossover pari a zero.

Sul versante opposto a livello di prezzo (poco più di 1000 euro), l’HiBy R6 Pro Max è un modello top di gamma che integra due DAC ES9039MS PRO di ESS Sabre Technologies con architettura a 32 bit, capaci di decodificare segnali audio ad alta risoluzione fino a 32 bit/768 kHz (PCM), DSD1024 e MQA 16x. HiBy ha optato inoltre per un circuito di amplificazione I/V a 8 canali (sei chip OPA1612 e due OPA1622), tutti integrati da condensatori elettrolitici ELNA nella sezione analogica per fornire fino a 678 mW di potenza per canale su uscita cuffie bilanciata.
L’HiBy R6 Pro Max è basato su Android 12 ed è alimentato da un processore Qualcomm Snapdragon 665, accompagnato da 6GB di RAM e 128GB di memoria interna. Gli utenti possono quindi installare tutte le app di riproduzione audio che vogliono (anche di streaming, ovviamente) e gestirle tramite l’ampio display touch a colori da 5,9 pollici con risoluzione Full HD.
L’alimentatore a quattro canali fornisce energia ai circuiti analogici e digitali e ciascuna delle quattro sezioni (DAC, I/V, LPF e stadio di uscita) riceve energia indipendente da una capiente batteria da 8.200 mAh, che assicura un’autonomia di riproduzione fino a 10 ore con una carica. Due oscillatori audio per 45,1584 MHz e 49,152 MHz garantiscono un’elevata precisione e producono un rumore di fase e un jitter estremamente bassi. Da segnalare anche il Bluetooth bidirezionale con supporto per i codec LCDAC e aptX HD, il Wi-Fi dual-band, le uscite di linea e cuffie sbilanciate (3,5mm) e bilanciate (4,4 mm), il supporto per schedine microSD fino a 2 TB e la possibilità di fungere anche da DAC esterno tramite USB-C.

A metà strada si trova invece l’HiBy R6 III 2025 da circa 500 euro, modello basato su Android 12 che, per specifiche tecniche e qualità dei componenti, non ci stupiremmo costasse molto di più. L’architettura DAC con quattro Cirrus Logic CS43198 a 8 canali supporta la decodifica audio fino a DSD512 e PCM 32bit/768kHz e, come negli altri DAP HiBy basati su Android, grazie alla Direct Transport Audio Architecture l’uscita audio è bit-perfect con tutte le app e non c’è quindi il rischio di downgrade causato dall’odiosa conversione SRC (Sample Rate Conversion).
Le quattro uscite sono divise tra due line-out (4,4 mm bilanciata e 3,5 mm sbilanciata) e due uscite cuffie, anche in questo caso disponibili in versione bilanciata e sbilanciata. Accanto a queste troviamo una porta USB-C, che oltre a funzioni di ricarica rapida (PD 2.0 a 18W) serve per collegare il DAP a un PC e usarlo sia come DAC esterno senza il bisogno di installare alcun driver.
Lo stadio di amplificazione si affida due OpAmp OPA1652 e a componentistica audiofila, tra cui 4 condensatori ELNA e 16 transistor selezionati a mano. Con uscita bilanciata e Class A attiva, l’R6 III 2025 raggiunge 405 mW di potenza con una distorsione armonica totale (THD) dello 0,0006%, un noise floor di 1,7 μV, un rapporto segnale/rumore (SNR) di 126 dB e una gamma dinamica di 127 dB.

Molto interessante anche il comparto software. All’interno del’app HiBy Music è presente MSEB (acronimo di MageSound 8-Ball), un DSP proprietario che permette di modificare il suono andando oltre il classico equalizzatore (comunque presente anche in versione parametrica). Si può infatti regolare praticamente ogni aspetto sonoro (temperatura generale del suono da fredda a calda, estensione dei bassi da leggera a profonda, texture dei bassi, spessore delle note, voci, ariosità e altro ancora). I puristi del suono non vi presteranno molta attenzione, ma per chi vuole sperimentare ed è curioso MSEB offre davvero tantissime opzioni per personalizzare il suono a seconda delle cuffie/auricolari.
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