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L’Accuphase DC-500 è un DAC “puro” che mette al centro conversione e architetture separate per PCM e DSD

Accuphase DC-500

L’Accuphase DC-500 è un convertitore D/A high-end con sei ingressi, doppia USB, conversione 8MDSD/8MDS++ e alimentazione separata per digitale e analogico. Prezzo per pochi, ma costa quasi la metà del DC-1000

L’Accuphase DC-500 da 15.000 euro è un DAC di fascia hi-end che riceve segnali digitali da sorgenti differenti, li converte e li consegna all’impianto analogico con un’impostazione che riprende soluzioni nate per il top di gamma DC-1000 da 28.000 euro, ma lo fa in un form factor più compatto e a un prezzo meno proibitivo.

La dotazione conta sei ingressi digitali. Oltre all’HS-LINK proprietario, disponibile nelle versioni 1 e 2 e utile per l’integrazione con lettori Accuphase compatibili, sono presenti un coassiale S/PDIF, due ottici S/PDIF e due porte USB 2.0 Type-B indipendenti. Quest’ultimo dettaglio è più significativo di quanto possa sembrare. Due USB separate consentono infatti di lasciare connessi, per esempio, un PC dedicato alla libreria locale e uno streamer con uscita USB Audio, evitando adattatori, switch o continui cambi di cablaggio.

Sul fronte della compatibilità, l’USB gestisce flussi PCM fino a 32 bit/384 kHz e DSD nativo fino a 22,5 MHz equivalente a DSD512, mentre il supporto DoP si ferma a 11,2 MHz. HS-LINK Version 2 accetta PCM fino a 384 kHz/32 bit e DSD fino a 5,6 MHz, mentre la precedente Version 1 lavora fino a PCM 192 kHz/24 bit e DSD 2,8 MHz. Per gli ingressi S/PDIF, il coassiale arriva a 192 kHz/24 bit e gli ottici a 96 kHz/24 bit.


Lo spunto tecnico più interessante sta nella distinzione fra il trattamento di flussi PCM e DSD. Accuphase non applica una medesima catena a ogni formato, ma adotta due architetture specifiche. Per il PCM entra in gioco la configurazione 8MDS++, basata su otto percorsi Delta-Sigma in parallelo e sul convertitore ESS ES9028PRO. La somma di più sezioni di conversione permette, almeno sul piano teorico, di ridurre la componente casuale di rumore e alcuni errori residui del singolo percorso. Accuphase indica un miglioramento proporzionale a circa 2,8 volte rispetto a una soluzione singola.

Non che questo processo sfoci automaticamente in un “suono migliore” (il risultato finale dipende infatti da layout, clock, alimentazione, conversione corrente/tensione e stadio d’uscita), ma la scelta di distribuire il lavoro su otto rami paralleli descrive bene l’approccio del brandi nipponico, ovvero privilegiare margine ingegneristico, stabilità e riduzione delle imperfezioni. Il DC-500 condivide con il DC-1000 proprio questa architettura parallela a otto canali basata sull’ES9028PRO, insieme alla circuitazione proprietaria ANCC.

Per il DSD, Accuphase sfrutta invece il principio 8MDSD (Multiple Double Speed DSD). Invece di ricondurre il flusso a un segnale PCM, il processore lavora direttamente sul bitstream DSD distribuendolo a otto percorsi temporizzati o sfasati, in modo da attenuare il forte rumore di quantizzazione che caratterizza le frequenze ultrasoniche del DSD senza passare da una conversione di formato. L’insieme assume il ruolo di un filtro a media mobile con risposta a fase lineare, che teoricamente preserva l’impostazione nativa del segnale e alleggerisce il compito dello stadio analogico successivo.

Dopo il chip di conversione si trova il circuito ANCC, acronimo di Accuphase Noise and Distortion Cancelling Circuit. È impiegato nel passaggio dal segnale in corrente generato dal DAC a quello in tensione richiesto dallo stadio analogico. Qui si concentra una parte essenziale della qualità progettuale di ogni DAC, perché è proprio in questo snodo che rumore, distorsione e comportamento ai bassi livelli possono condizionare il risultato molto più di una semplice sigla impressa sul convertitore.

ANCC viene applicato anche al Direct Balanced Filter dell’uscita. Accuphase mantiene distinti i percorsi per le uscite bilanciate XLR e sbilanciate RCA, evitando una semplice derivazione di un formato dall’altro. Accuphase riporta inoltre una THD+N dello 0,0004% tra 20 Hz e 20 kHz, un rapporto segnale/rumore di 121 dB, una gamma dinamica di 119 dB e una separazione tra canali di 118 dB (numeri molto elevati come si conviene a un DAC “puro” da 15.000 euro).

La regolazione digitale del livello, da 0 a –80 dB, appare pensata soprattutto per uniformare sorgenti con uscite differenti. Può diventare utile anche in una catena essenziale con finale di potenza, sebbene il DC-500 resti più convincente nel ruolo di convertitore inserito a valle di un preamplificatore di qualità. Sul retro è presente inoltre un selettore di fase per l’uscita XLR, utile quando il componente a valle adotta una convenzione di polarità differente sul pin caldo. Sono attenzioni pratiche e forse poco appariscenti, ma che denotano una conoscenza concreta delle variabili incontrate negli impianti di alto livello.

Anche l’alimentazione segue una separazione rigorosa, con due trasformatori indipendenti dedicati rispettivamente alle sezioni digitale e analogica e affiancati da condensatori di filtraggio per una capacità complessiva di 120.000 µF. Una scelta costosa, ingombrante e ormai distante dalla tendenza verso apparecchi sempre più compatti, ma anche in questo caso perfettamente allineata alla tradizione Accuphase. Il display frontale mostra infine frequenza di campionamento, profondità in bit e livello d’uscita, mentre una circuitazione di muting dedicata dovrebbe eliminare i rumori di commutazione fra brani.

I prodotti Accuphase sono distribuiti da High Fidelity Italia. 

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