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Oldstore: storia, filosofia e mercato dell’hi-fi vintage in Italia

Dal negozio fisico allo sbarco sul web, Oldstore di Ivan Tait racconta l’hi-fi vintage tra restauro, vendita e conservazione di apparecchi storici

Prima un punto vendita e assistenza e, dal 2020, lo sbarco sul web con un sito che oggi rappresenta un importante punto di ritrovo virtuale per molti appassionati di audio vintage. Stiamo parlando di Oldstore di Ivan Tait, realtà imprenditoriale che accanto al negozio di Roveré della Luna (Trento) porta avanti da anni una controparte online ricca di apparecchiature hi-fi vintage, con prodotti che spaziano dagli immancabili giradischi agli amplificatori, passando per lettori CD (anche il digitale, dopotutto, può essere vintage), registratori a bobine e diffusori. 

L’obiettivo di Ivan e della moglie Gessica non è però solo quello di vendere, ma anche di restaurare e conservare vecchie glorie sonore del passato, che vengono attentamente curate al fine di preservarne l’integrità, l’originalità e il valore storico.

Una realtà italiana preziosa e importante, che abbiamo voluto conoscere meglio dando la parola a Ivan.


Oldstore

AF Digitale: Una breve introduzione per i nostri lettori che magari non ti conoscono. Come e quando nasce Oldstore.it e cosa ti ha spinto a dedicare un negozio fisico e online interamente all’hi-fi vintage?

Per rispondere a questa domanda, devo fare un passo indietro, perché Oldstore non nasce da una decisione imprenditoriale, ma da un percorso di vita con radici lontane. Dopo gli studi ho iniziato a lavorare nel mondo dell’automazione industriale, in particolare nelle centrali idroelettriche. Era un ambiente tecnico, ma allo stesso tempo profondamente legato a un’idea di energia pulita e rinnovabile. Questo mi ha portato a sviluppare, nel tempo, una sensibilità concreta verso il riuso, la durata e il valore delle cose ben costruite.

Quello stesso sguardo, col tempo, si è spostato sugli oggetti in generale e, tra questi, anche verso il mondo dell’Hi-Fi. Da ragazzo bazzicavo nei negozi specializzati per rifarmi gli occhi con amplificatori, giradischi e lettori CD. Si trattava di oggetti irraggiungibili per le mie disponibilità dell’epoca, apparecchi costruiti con una cura e una solidità evidenti. Ritrovarli anni dopo nei mercatini, in molti casi trattati come qualcosa da smaltire, mi ha sempre colpito. Non tanto per nostalgia, ma per una contraddizione evidente: apparecchi ancora perfettamente funzionanti o con lievi difetti, venivano abbandonati senza una reale ragione, sostituiti più per logiche di consumo che per necessità.

Da lì è nato tutto. Ho iniziato a recuperare i primi componenti hi-fi, a smontarli per pulirli e a volte ripristinarne il funzionamento, a capirne la costruzione. Ho scoperto un mondo fatto di scelte progettuali precise, componentistica di qualità e una filosofia costruttiva orientata alla durata. Quello che all’inizio era quasi un gesto istintivo è diventato negli anni un progetto strutturato: Oldstore. Un luogo, fisico e online, pensato per restituire valore a questi apparecchi e metterli nelle mani di chi li sa apprezzare, oggi come allora.

Philips CD 100

Per me il vintage non è solo una questione di nostalgia. Allo stesso tempo, non è nemmeno in competizione con il nuovo: sono due piani diversi, con logiche e valori differenti. Sarebbe come mettere a confronto il mercato delle auto d’epoca con quello delle auto attuali. Mondi diversi, valori diversi, pubblici che spesso si sovrappongono senza escludersi. Le auto d’epoca magari non vincono in prestazioni pure, ma spesso le superano in solidità, cura nella costruzione e qualità dei materiali. Con l’hi-fi vale esattamente lo stesso ragionamento.

Oldstore nasce quindi come una conseguenza naturale di questo percorso nel 2010 e il sito online, creato nel 2020, non vuole essere solo un punto vendita, ma ambisce di diventare anche un riferimento per chi cerca informazioni, un archivio vivo, dove ogni apparecchio viene raccontato per quello che è, tra storia, tecnica e contesto.

In questo percorso non sono solo. Mia moglie Gessica mi ha accompagnato fin dall’inizio, anche quando Oldstore era ancora solo un’idea. Mentre io costruivo mattone per mattone il progetto, lei portava avanti il suo lavoro, sostenendo la famiglia e rendendo possibile, concretamente, che io potessi dedicarmi a questa avventura. Poi, oltre un anno fa, ha scelto di entrare nel progetto in prima persona, occupandosi della presenza social del negozio. Oggi avere una voce online curata e costante è indispensabile per farsi notare e su questo fronte lei fa un lavoro prezioso, con quella stessa dedizione silenziosa che ha sempre messo in tutto.

Oggi Oldstore è questo: non un semplice negozio, ma il risultato di un’idea precisa e ciò che è stato costruito bene ha ancora molto da dire.

AF Digitale: C’è un prodotto (un amplificatore, un giradischi, un diffusore) che consideri emblematico della filosofia del tuo negozio? Qualcosa che racconti meglio di qualsiasi descrizione cosa significa per te “vintage hi-fi”?

Sì, e te lo racconto volentieri perché è una storia che mi appartiene nel profondo. Potrebbe fare un po’ strano sentirsi parlare di lettori CD in ambito vintage, lo capisco, ma le prime macchine di quella generazione hanno segnato una svolta epocale nel modo di ascoltare la musica e raccontano a pieno titolo un mondo in continua evoluzione.

L’apparecchio a cui tengo di più è il Philips CD 100, il primo lettore CD consumer immesso sul mercato da Philips, nel marzo 1983. Me lo ritrovai tra le mani nel lontano 1994; me lo regalò un collega di lavoro in abbinamento all’acquisto di uno stereo usato, perché era guasto e lui non sapeva cosa farsene. Lo riparai. E fu esattamente in quel momento (smontandolo, osservandolo, rimontandolo) che capii tutto.

La cura nella costruzione, la qualità dei materiali, la serietà progettuale. Ogni componente era lì per una ragione precisa, scelto con rispetto per chi quell’oggetto lo avrebbe usato e, forse, amato. Me ne innamorai perdutamente. Quel Philips CD 100 racconta meglio di qualsiasi descrizione cosa significa per me “vintage hi-fi”: non nostalgia fine a sé stessa, ma il riconoscimento di un valore autentico che il tempo non cancella anzi, spesso lo rivela.

AF Digitale: Chi è oggi il cliente tipo di Oldstore.it? Un appassionato di lunga data che cerca ricambi e rarità, oppure stai notando anche l’interessamento di giovani che si avvicinano all’analogico per la prima volta?

Abbiamo una clientela molto varia e questo mi rende felice. C’è il cliente storico, quello che il vintage lo frequenta da decenni e sa esattamente cosa cerca. Ma negli ultimi anni registro con grande piacere anche un interesse crescente da parte dei giovani, attratti dalla fisicità del suono, dalla ritualità del gesto e da qualcosa che lo streaming semplicemente non riesce a restituire. Vederli scoprire questo mondo è una delle soddisfazioni più belle del mio lavoro.

AF Digitale: Il mercato dell’usato hi-fi è cresciuto molto negli ultimi anni, complice anche la riscoperta del vinile. Quanto questa tendenza ha cambiato concretamente il vostro volume d’affari e la tipologia di richieste?

Ha portato nuova attenzione, certo, ma la mia riflessione su questo tema viene da lontano. Già nel 2010 rimasi sorpreso, e sinceramente un po’ incredulo, quando venni a sapere che Technics aveva deciso di interrompere la produzione del leggendario SL-1200 per questioni di mercato. Era già da qualche anno che avvertivo una rinascita del disco in vinile nell’aria e non riuscivo a capacitarmi di una mossa simile da parte di un colosso del settore.

La storia ha poi portato a rivedere quella scelta e Technics è dovuta tornare sui suoi passi. Questo episodio mi ha confermato qualcosa in cui credevo già e cioè che il mercato del vintage ha una vitalità propria, indipendente dalle mode. E noi abbiamo seguito quella domanda crescente; nel tempo abbiamo ampliato notevolmente la nostra offerta di giradischi, arrivando a esporre in contemporanea quasi 80 modelli diversi nel nostro showroom. Certamente tra i più vasti assortimenti di giradischi vintage d’Italia.

Technics SL M3

AF Digitale: Accanto all’usato, si osserva da diversi anni la tendenza di diversi brand (JBL, Mission, Leak, Wharfedale) di riproporre famosi prodotti del passato in versioni internamente aggiornate che però mantengono l’estetica “retro” originale. Cosa ne pensi? E’ così importante il fattore nostalgia (e quello estetico) nella scelta di un componente hi-fi?

A mio avviso è un fenomeno che si spiega con una logica molto semplice: il mercato segue la domanda. Il pubblico cerca gli oggetti di un tempo perché ne riconosce il valore, non solo estetico, ma costruttivo. C’è una consapevolezza crescente che quegli oggetti erano fatti con logiche costruttive che oggi si vedono più raramente, con scelte di materiali spesso più orientate alla durata e con un’attenzione al dettaglio che spesso oggi manca.

E allora i brand cercano di tornare a quei valori, di intercettare quella domanda. È un segnale interessante. La riscoperta del passato, del resto, non riguarda solo l’hi-fi, visto che dall’abbigliamento all’arredamento, dal design industriale alla gastronomia, stiamo assistendo a una rivalutazione trasversale di tutto ciò che è stato fatto con cura e con rispetto per chi lo avrebbe usato.

https://youtu.be/ZlwWGxMZpcI?si=UOerqU2ma_gyMRcm

Il rovescio della medaglia, però, è che oggi quell’onda la cavalcano un po’ tutti e non sempre con lo stesso livello di coerenza progettuale. Il rischio per il consumatore è reale: distinguere un prodotto che incarna davvero quella filosofia costruttiva da uno che si limita a copiarla esteticamente non è affatto semplice. La livrea retrò è diventata uno strumento di marketing prima ancora che una dichiarazione di valori e, senza un minimo di conoscenza del settore, è facile ritrovarsi con un oggetto dall’aspetto vintage più orientato all’estetica che alla sostanza. È uno dei motivi per cui il vintage originale, per chi sa cosa cerca, rimane sempre la scelta più autentica.

AF Digitale: Come selezioni i prodotti che entrano nel catalogo? Esiste un processo di verifica e revisione tecnica prima della messa in vendita?

Ogni apparecchio che entra nel catalogo passa attraverso una verifica tecnica approfondita, viene controllato, testato e, dove necessario, rimesso in condizione prima di essere proposto. Offriamo la garanzia di legge di 12 mesi, come è dovuto per chiunque venda prodotti usati in via professionale. È un aspetto che nel mercato del vintage può variare molto da operatore a operatore, ma nel nostro caso la offriamo con cuore sereno perché sappiamo che un oggetto che ha molti anni alle spalle, se ben mantenuto, può durarne altrettanti. E spesso molti di più.

Denon DN 302F

AF Digitale: Uno dei nodi critici dell’hi-fi vintage è la reperibilità dei componenti di ricambio. Come gestisci questo problema e fino a che punto sei disposto a spingerti nel restauro di un apparecchio prima di considerarlo non commerciabile?

Qui permettimi di sfatare un luogo comune, perché è un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Nella mia esperienza di riparatore, il problema dei ricambi l’ho incontrato molto più spesso su apparecchi più recenti che su quelli vintage. La componentistica discreta di un tempo (transistor, condensatori, resistenze) è in larghissima parte ancora reperibile. Gli elementi meccanici, poi, oggi possono essere riprodotti grazie alla stampa 3D e ad altre tecnologie moderne.

Il vero problema, paradossalmente, lo trovo sugli apparecchi prodotti dopo il 2000. Le schede multilayer con componentistica SMD molto spinta sono più complesse da riparare per un laboratorio tradizionale come il nostro, che si trova costretto a sostituire l’intera scheda. Ma se la scheda non si trova, si rischia di trovarsi con un apparecchio non più ripristinabile. E questo può accadere anche su apparecchi da migliaia e migliaia di euro. Il vintage, in questo senso, ha una resilienza che il nuovo spesso non può permettersi.

Capita poi, più spesso per un danneggiamento da trasporto che per un guasto elettrico, che un apparecchio non possa essere rimesso in vita in modo soddisfacente. In quel caso diventa un donatore, nel senso che i suoi componenti entrano a far parte di una riserva preziosa che ci permette di restituire vita ad altri esemplari dello stesso modello. Nulla va sprecato.

https://youtu.be/5UwW9_tZeDA?si=xod_Lp4d-8B77fh2

AF Digitale: Nel 2026, ha senso integrare nel catalogo anche accessori o interfacce che permettano di collegare apparecchiature vintage a sistemi digitali moderni (DAC, streamer, convertitori), oppure ritieni che questo tradisca lo spirito del prodotto originale?

Ha senso, e non ci vedo nulla di male, anzi. È proprio lì che si trova il punto di incontro più interessante tra vintage e moderno. Usare ad esempio un DAC di qualità come interfaccia verso un amplificatore degli anni ’70 è un connubio intelligente, che rispetta entrambi i mondi. Diverso è il discorso delle modifiche interne a un apparecchio vintage per adeguarlo a connettività moderne, che è un approccio che non condivido. Il vintage va mantenuto il più possibile originale, funzionale e in ordine, ma senza interventi che ne tradiscano la filosofia costruttiva. L’autenticità è parte integrante del valore.

AF Digitale: Dove vedi Oldstore tra cinque anni? C’è un segmento del vintage hi-fi che oggi è ancora sottovalutato e che potrebbe diventare il prossimo oggetto del desiderio per collezionisti e appassionati?

Vedo Oldstore crescere come riferimento sempre più riconosciuto sia per i veterani del settore, sia per le nuove generazioni che si avvicinano all’analogico. Il segmento che trovo ancora sottovalutato, e che seguo con attenzione, è il tape: le musicassette. Già una ventina di anni fa si parlava di una piccola rinascita della cassetta, trainata da band underground statunitensi che ne apprezzavano la praticità di registrazione, il costo accessibile e la fisicità del formato.

Ma oggi la cassetta sta vivendo una rinascita vera. Il segnale più eloquente? Revox ha ripreso la produzione di nastri e sta riproponendo i suoi magnifici registratori. Quando un brand storico di quella levatura torna a investire in un formato, significa che sta rispondendo a dei segnali di mercato tangibili. Noi li stiamo ascoltando.

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