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Sony cancella 550 film “acquistati” su PlayStation 4 e PlayStation 5: ecco perché il supporto fisico ha ancora senso nel 2026

Sony rimuove oltre 550 film dalle librerie PlayStation e per chi li ha acquistati negli anni scorsi non c’è nessun rimborso. Ecco tutto il brutto della proprietà digitale

Il concetto di “acquisto digitale” continua a mostrare tutte le sue fragilità e Sony sta offrendo l’ennesima dimostrazione di quanto poco controllo abbiano realmente gli utenti sui contenuti comprati online. A partire da settembre 2026, saranno infatti eliminati centinaia di film dalle librerie video degli utenti PlayStation 4 e PlayStation 5, inclusi titoli iconici come Terminator 2, Apocalypse Now, Rambo, Dal tramonto all’alba, Cliffhanger e Il Cacciatore.

La decisione arriva tra l’altro senza rimborsi, senza compensazioni e persino senza vere scuse pubbliche. Sony si è limitata a comunicare che, a causa degli accordi di licenza con Studio Canal, i contenuti non saranno più accessibili e verranno rimossi definitivamente dagli account PlayStation degli utenti che li avevano acquistati.

Il dettaglio più controverso è proprio il fatto che non si parla di film noleggiati o concessi temporaneamente in streaming, ma di contenuti pagati a prezzo pieno da clienti in gran parte convinti di averli comprati in modo permanente. Invece, nella maggior parte dei marketplace digitali l’utente non possiede realmente ciò che acquista, ma compra una licenza limitata, revocabile e subordinata agli accordi commerciali tra piattaforme e detentori dei diritti.


PlayStation aveva chiuso ufficialmente il proprio store video nel 2021, promettendo però che i clienti avrebbero mantenuto accesso ai film già acquistati su PlayStation 4 e PlayStation 5. Una promessa che ha iniziato a sgretolarsi già nel 2022, quando oltre 300 titoli vennero improvvisamente rimossi dalla piattaforma. L’ondata prevista per settembre 2026 è ancora più pesante visto che si parla di 550 film (qui l’elenco completo).

La questione assume un peso ancora maggiore perché arriva in un momento in cui l’intero settore gaming sta accelerando verso un modello completamente digitale. Console senza lettore ottico, marketplace online, abbonamenti cloud e distribuzione esclusivamente digitale stanno trasformando profondamente il concetto stesso di proprietà videoludica. Ed è qui che il caso PlayStation diventa particolarmente delicato. Le condizioni d’uso del PlayStation Store specificano chiaramente che giochi e software non vengono venduti all’utente finale, ma concessi in licenza. In più, Sony parla esplicitamente di una licenza limitata, personale, non trasferibile e revocabile.

In pratica, anche i videogiochi acquistati sul PlayStation Store seguono la stessa logica che oggi permette la rimozione dei film. Finché i server restano attivi e gli accordi commerciali rimangono validi, il contenuto è accessibile. Se però le condizioni cambiano, l’utente può perdere l’accesso a qualcosa che riteneva di possedere definitivamente.

È uno scenario che inquieta soprattutto in prospettiva futura. Negli ultimi anni il mercato ha spinto aggressivamente verso la scomparsa del supporto fisico, spesso presentando il digitale come soluzione più moderna, pratica e sostenibile. Molti consumatori stanno però iniziando a rendersi conto che l’abbandono del disco comporta anche la rinuncia a una forma concreta di controllo sul prodotto acquistato.

Con un gioco fisico, salvo limitazioni online, il contenuto rimane generalmente utilizzabile indipendentemente dalle decisioni del publisher o della piattaforma. Nel mondo digitale questo principio non esiste più. La California ha già iniziato a intervenire sul problema, con una legge entrata in vigore lo scorso anno che obbliga gli store digitali a chiarire esplicitamente che gli acquisti online rappresentano licenze e non proprietà permanenti. La normativa prevede inoltre alcune eccezioni per le piattaforme che consentono il download di copie offline definitive, possibilità che PlayStation Store non offre.

Il caso Sony rischia quindi di diventare emblematico per tutto il settore entertainment digitale. Film, serie TV, musica, ebook e videogiochi condividono sempre più uno stesso modello commerciale fatto di accesso controllato centralmente, dipendenza dai server della piattaforma e diritti dell’utente fortemente limitati. Per le aziende il sistema è estremamente vantaggioso, visto che permette controllo totale sulla distribuzione, elimina il mercato dell’usato, riduce la pirateria e consente di modificare disponibilità, prezzi e cataloghi in qualsiasi momento. Per il consumatore, invece, significa accettare un rapporto sempre più fragile con i contenuti acquistati.

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