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Lo streaming video cambia marcia con il codec AV2: YouTube pronta al debutto nel 2027, ma TV e smartphone dovranno aspettare

Il codec AV2 promette streaming in 4K HDR più efficiente del 30% rispetto all’AV1. YouTube punta alla sua implementazione via browser già dal 2027, mentre per smart TV e smartphone servirà più tempo

YouTube punta a introdurre il nuovo codec video AV2 via browser già nei primi mesi del 2027, anticipando una transizione tecnologica che potrebbe modificare sensibilmente il modo in cui guardiamo film, serie TV e contenuti in streaming. La conferma arriva dall’Alliance for Open Media, che nei giorni scorsi ha comunicato i progressi raggiunti nell’adozione del codec, annunciato nell’ottobre del 2025 e già sostenuto da aziende come Google, Netflix, Amazon, Apple, Meta e Intel.

Il principale motivo di interesse nei confronti dell’AV2 riguarda un’efficienza di compressione superiore di circa il 30% rispetto all’AV1, standard che negli ultimi anni ha conquistato una posizione importante nello streaming online. Significa che, a parità di qualità visiva, un filmato codificato in AV2 può richiedere un bitrate inferiore di circa un terzo. Oppure, mantenendo invariata la quantità di dati trasmessi, è possibile ottenere immagini più dettagliate e meno soggette agli artefatti introdotti dalla compressione.

Per rendere l’idea, un video 4K che oggi richiede un bitrate di 20 Mbps potrebbe teoricamente offrire una qualità paragonabile con circa 14 Mbps. Una simile riduzione rappresenta un beneficio economico e infrastrutturale considerevole per le piattaforme streaming, soprattutto considerando la progressiva diffusione di video 4K HDR, contenuti a frame rate elevato e trasmissioni in diretta.


L’AV1 è stato introdotto nel 2018

I miglioramenti sono stati documentati anche dal ricercatore di Netflix Andrey Norkin, che lo scorso anno ha illustrato i risultati dei test effettuati durante lo sviluppo del codec. Rispetto ad AV1, AV2 ha registrato un vantaggio di circa il 28,6% nelle misurazioni basate sul PSNR e del 32,6% utilizzando il VMAF, metrica sviluppata per valutare la qualità video tenendo conto delle caratteristiche della percezione visiva. Queste percentuali esprimono un miglioramento nell’efficienza bitrate-qualità, anziché un incremento diretto del punteggio di qualità.

Dal punto di vista tecnico, parte del progresso deriva dall’impiego di superblocchi da 256×256 pixel, contro i 128×128 di AV1, accompagnati da strumenti di predizione più sofisticati e da nuovi filtri capaci di contenere le imperfezioni della compressione. Il risultato dovrebbe essere particolarmente interessante nei contenuti ricchi di dettagli fini, nelle sequenze movimentate e nelle immagini HDR caratterizzate da sfumature delicate.

AV2 introduce inoltre funzionalità pensate per applicazioni che vanno oltre il tradizionale streaming cinematografico. Il supporto avanzato ai flussi video multipli, per esempio, potrebbe rendere più efficienti le trasmissioni sportive con diverse inquadrature simultanee, come una partita di calcio con la possibilità di seguire contemporaneamente la regia principale e una telecamera più “tattica”, oppure un Gran Premio di Formula 1 con più visuali delle monoposto. Anche realtà virtuale, contenuti stereoscopici, realtà aumentata e videoconferenze ad alta risoluzione rientrano tra gli scenari considerati dai progettisti.

Tra le aziende coinvolte, YouTube sembra quella più vicina a un’implementazione concreta. Secondo Des Keane, Engineering Director della piattaforma, al 19 marzo 2026 oltre il 90% del catalogo, considerando i contenuti ponderati per tempo di visione, era già disponibile in AV1. Il passaggio ad AV2 rappresenta quindi un’evoluzione di un’infrastruttura consolidata, anche se la disponibilità iniziale dovrebbe essere limitata a determinati ambienti web e dispositivi compatibili.

Google ha già mostrato la riproduzione AV2 in Chrome, mentre Netflix e Prime Video stanno esplorando le possibilità del nuovo formato senza aver ancora comunicato tempistiche di adozione precise. Meta intende seguire un percorso analogo su Facebook e Instagram, dove AV1 ha progressivamente assunto un ruolo centrale. La presenza di queste aziende nell’ecosistema AOMedia costituisce un vantaggio strategico rispetto ad altri codec, soprattutto per la disponibilità di risorse destinate allo sviluppo e alla distribuzione.

C’è poi da considerare una questione economica tutt’altro che secondaria. Come AV1, AV2 nasce come standard aperto e royalty-free nell’ambito del modello di licenza promosso dall’Alliance for Open Media, proponendosi come alternativa a HEVC/H.265, ancora molto diffuso nello streaming 4K HDR e utilizzato anche dagli Ultra HD Blu-ray. HEVC è soggetto a un sistema di licenze brevettuali complesso, che negli anni ha generato controversie tra detentori dei brevetti e utilizzatori della tecnologia (si veda il recente caso di Disney+). La politica royalty-free di AOMedia non elimina automaticamente ogni possibile controversia su brevetti di soggetti esterni, ma rappresenta comunque un incentivo importante per gli operatori del settore.

Dav2d è un progetto open source sviluppato dalla comunità VideoLAN sulla base dell’esperienza maturata con dav1d per AV1

Il vero ostacolo all’affermazione di AV2 riguarda però la decodifica. Le implementazioni attuali possono infatti richiedere una potenza di calcolo quattro-cinque volte superiore rispetto a quella necessaria per l’AV1, un incremento difficile da gestire attraverso il solo software sui televisori e sui dispositivi mobili. Senza accelerazione hardware dedicata, riprodurre video ad alta risoluzione potrebbe comportare consumi energetici elevati, maggiore dissipazione termica e problemi di fluidità.

Per questo motivo, il supporto AV1 integrato nelle smart TV attuali non garantisce alcuna compatibilità con AV2. Servono blocchi di decodifica specifici all’interno dei processori video, sui quali stanno lavorando diversi produttori di semiconduttori. Aziende specializzate come VeriSilicon e Chips&Media hanno già presentato soluzioni hardware dedicate, mentre l’arrivo dei primi dispositivi consumer compatibili viene ipotizzato tra il 2027 e il 2028. Una diffusione su larga scala potrebbe richiedere tempi ancora più lunghi, soprattutto nel mercato degli smartphone.

Nel frattempo, la strada più immediata passa attraverso decoder software ottimizzati come dav2d, progetto open source sviluppato dalla comunità VideoLAN sulla base dell’esperienza maturata con dav1d per AV1. Il decoder supporta già contenuti a 8 e 10 bit e dispone di ottimizzazioni per diverse architetture di processori, ma necessita ancora di perfezionamenti prestazionali. Sarà uno degli elementi tecnici fondamentali per consentire ai browser di riprodurre video in AV2 prima che l’accelerazione hardware diventi comune, mentre i servizi streaming dovranno continuare a distribuire versioni AV1 e HEVC dei contenuti per garantire la compatibilità con televisori, smartphone e dispositivi meno recenti.

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