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Amazon rallenta sul riconoscimento facciale

Amazon rallenta sul riconoscimento facciale

Solo con un sistema blindato e privo di dubbi sarà possibile il riconoscimento facciale per ragioni di sicurezza in molteplici ambiti

In un post a sorpresa Amazon ha dichiarato che sospenderà per un anno il proseguimento degli studi relativi alla tecnologia proprietaria di riconoscimento facciale in possibile fornitura alla polizia statunitense. Senza aver comunque specificato se la scelta coinvolgerà o meno tutte le forze dell’ordine e quindi anche i federali, la moratoria è giunta poco dopo che IBM ha dichiarato l’abbandono totale di sviluppo e ricerca nel medesimo ambito. Arvind Krishna, amministratore delegato di IBM, ha citato una “ricerca della giustizia e dell’equità razziale” alla luce delle recenti proteste scatenate dalla drammatica vicenda della morte per soffocamento dell’afroamericano George Floyd da parte di un agente di polizia bianco in quel di Minneapolis.

Nessuna particolare spiegazione in merito alla decisione di moratoria, evidentemente in attesa di decisioni non meno importanti da parte del governo americano e del Congresso, che dovrà lavorare su regole più rigide, che misurino l’uso del riconoscimento facciale. Si tratta di una scelta sensata alla luce del probabile disegno di legge che, se approvato, limiterebbe il modo in cui la polizia può utilizzare la tecnologia di riconoscimento facciale. In pratica si tratta di una tecnica biometrica volta a identificare in modo univoco una persona, confrontando e analizzando modelli basati sui contorni facciali. Vi sono diverse applicazioni in tal senso tra cui il riconoscimento facciale “generalizzato” e il cosiddetto “regionale adattativo”. La base per la stragrande maggioranza di questi è legata ai cosiddetti punti nodali del volto umano. Valori misurati rispetto alla variabile associata ai punti del volto di una persona aiutano nel riconoscimento univoco. In tal modo le applicazioni utilizzano i dati acquisiti dai volti e identificano i soggetti con basso margine d’errore.

Amazon rallenta sul riconoscimento facciale

Le tecniche si stanno rapidamente evolvendo con nuovi approcci anche di tipo tridimensionale, migliorando il risultato anche quando la cattura delle immagini avviene a distanza, oltre a essere una tecnologia relativamente dispendiosa. I problemi insorgono alle basse luci e i rischi di confusione o fallito riconoscimento aumentano maggiormente nelle ore notturne. Il CEO di Mountain View, Sundar Pichai, al meeting sull’Ai di Bruxelles aveva già esposto i propri dubbi su metodologia e applicazione. “Vediamo che il riconoscimento facciale comporta molti rischi, perciò da parte nostra c’è un periodo di attesa fino a quando non vedremo come verrà utilizzato”. E’ importante che i governi lavorino il prima possibile a normative per affrontare lo sviluppo e l’uso del riconoscimento facciale”, ha spiegato Pichai intervenendo sull’eventualità al vaglio dell’Ue di introdurre una moratoria di cinque anni per l’uso della tecnologia nei luoghi pubblici in Europa, al fine di valutarne impatto e rischi.

Al momento – ha proseguito – Google non offre prodotti per il riconoscimento facciale generico perché è una delle applicazioni ad alto rischio che i governi dovrebbero considerare come priorità. Nemmeno lui ha dubbi sul fatto che l’intelligenza artificiale debba essere regolata da standard globali, con necessità di un ‘allineamento internazionale’ tra UE e USA. Il portavoce di Amazon Kristin Brown ha rifiutato di commentare ulteriormente la moratoria di Amazon. Ci sono dozzine di aziende che forniscono tecnologia di riconoscimento facciale alla polizia, ma Amazon è di gran lunga la più grande. L’azienda è stata sottoposta al più attento esame dopo che la sua tecnologia di scansione del volto “Rekognition” ha mostrato distorsioni e problematiche proprio con soggetti di pelle scura.

Per ulteriore approfondimento: link ad Amazon Rekognition – Automatizzazione dell’analisi di immagini e video con machine learning.

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