Un viaggio attraverso le dieci produzioni musicali del 2025 che sono diventate il mio nuovo riferimento per l’alta fedeltà. Da Steven Wilson a FKA Twigs, ecco come sono (ri)suonati questi ultimi 12 mesi a casa Destri
Come è stato il 2025 audiofilo? A giudicare dalle 10 canzoni riportate qui sotto, gli ultimi 12 mesi hanno riservato parecchie soprese agli amanti della musica e del “bel sentire” spaziando un po’ tra tutti i generi. Mi sono preso alcune settimane per ascoltare il più possibile e recuperare album che mi ero perso alla loro uscita, giungendo alla conclusione che questi brani racchiudono per il sottoscritto l’essenza di questo 2025 in musica, anche se sono conscio di essermi perso tantissime altre canzoni che sicuramente avrebbero meritato altrettanta considerazione.
Per i test mi sono affidato allo streaming di Qobuz, mentre come catena hardware ho utilizzo uno streamer Eversolo T8, un DAC-ampli cuffie FiiO K13, un finale stereo Topping LA90 Discrete, un subwoofer REL HT/1003 MKII, diffusori da stand KEF LS50 Meta e cuffie magnetoplanari FiiO FT7.
Steven Wilson – The Overview (Qobuz 24-bit/96kHz)

Non si può iniziare una chiacchierata sulla qualità audio nel 2025 senza citare il ritorno monumentale di Steven Wilson con il suo progetto The Overview. Sebbene l’intero album sia un manifesto di ingegneria sonora, la title track si erge come una cattedrale di complessità timbrica. Wilson, ormai veterano del surround e dell’audio spaziale, qui lavora in stereo con una profondità di campo clamorosa.
La traccia-suite si apre con una sequenza di sintetizzatori analogici che occupano lo spazio tra i diffusori, ma sembrano generare un fronte d’onda che avvolge l’ascoltatore. La gestione dei transienti nella sezione ritmica è esemplare: il rullante ha un attacco secco, “legnoso”, privo di quella coda di riverbero digitale che spesso impasta il medio-basso nel prog moderno. È un brano che mette a nudo la capacità di un amplificatore di gestire carichi complessi, specialmente quando le stratificazioni orchestrali si sommano alle distorsioni delle chitarre senza mai sfociare nella confusione.
FKA Twigs – Eusexua (Qobuz 24-Bit/48 kHz)

Spostandoci su territori più liquidi ed elettronici, FKA Twigs ha rilasciato Eusexua, un brano che dà il nome all’album e che ridefinisce il concetto di texture nella musica pop d’avanguardia. La produzione è quasi ossessiva nel dettaglio microscopico e si percepisce la voce come un tessuto di sussurri, respiri e manipolazioni granulari che si muovono nel panorama stereo con una precisione chirurgica.
La sfida per i trasduttori è estrema nella gamma altissima tra suoni percussivi sintetici che richiedono tweeter con una risposta all’impulso fulminea e privi di asprezze metalliche. Se il vostro sistema tende al brillante, questo brano potrebbe risultare faticoso, mentre su un impianto equilibrato è un’esperienza tattile, dove il suono sembra quasi sfiorare la pelle dell’ascoltatore.
James Brandon Lewis Quartet – Ware (Qobuz 16-bit/44.1kHz)

Il jazz ha trovato nel 2025 una delle sue vette con il James Brandon Lewis Quartet e il brano Ware, tratto dall’album Abstraction Is Deliverance. La registrazione cattura l’energia cinetica del sassofono tenore con una dinamica spaventosa. Si sentono l’aria che preme sull’ancia e il rumore delle chiavi e si percepisce quasi lo sforzo fisico dell’esecutore.
Il contrabbasso è una corda che vibra nello spazio, con un attacco definito e un decadimento lungo e naturale. È un test formidabile per la coerenza di fase dei diffusori: se il crossover non è progettato a regola d’arte, il sax e i piatti della batteria sembreranno provenire da due mondi diversi, spezzando l’illusione di avere il quartetto nella stanza.
Dardust – L de la Nuit (Qobuz 24-bit/96kHz)

Un’esperienza diametralmente opposta, ma ugualmente rivelatoria, arriva da Dardust con L de la Nuit tratta dall’album Urban Impressionism. La scelta di spogliare la sua musica dell’elettronica per concentrarsi sul piano ci regala una delle registrazioni di pianoforte più credibili degli ultimi anni. Il focus qui è sul silenzio e sulla risonanza.
Quando Dardust lascia cadere un accordo, il modo in cui le armoniche si spengono nella stanza di ripresa è catturato con una fedeltà che mette i brividi. Non c’è compressione percepibile e i pianissimi sono al limite dell’udibile, mentre i fortissimi arrivano con una percussività che scuote i woofer. Questo brano è ideale per testare il rumore di fondo della vostra catena audio, visto che qualsiasi ronzio dell’alimentazione o fruscio dell’amplificatore verrà esposto in modo spietato nei momenti di quiete tra le note.
Bon Iver – S P E Y S I D E (Qobuz 24-bit/96kHz)

Bon Iver, con SABLE fABLE, ha proseguito il suo percorso sul sentiero della voce umana come strumento plastico. Nel brano S P E Y S I D E, la voce di Justin Vernon è trattata in modo da sembrare contemporaneamente intima e aliena. La produzione scarna (accordion, chitarra acustica) mette in risalto la voce calda, ricca di armoniche pari e circondata da un paesaggio sonoro digitale freddo e scarno.
Un sistema con una buona risoluzione in gamma media riuscirà a separare la voce principale dai cori processati, mantenendo intatta l’emotività fragile della performance nonostante la pesante manipolazione elettronica.
Deftones – My Mind Is a Mountain (Qobuz 24-bit/96kHz)

Nel panorama del metal alternativo, che raramente offre gioie agli puristi del suono a causa della loudness war, i Deftones hanno sorpreso tutti con l’album Private Music, di cui ho scelto il primo brano (My Mind is s Mountain). La produzione è densa e si appoggia a un muro di suono chitarristico quasi shoegaze ma miracolosamente trasparente. Le chitarre occupano le frequenze medio-basse con una potenza tellurica, eppure il basso e la cassa della batteria riescono a mantenere la loro identità.
È un brano che richiede un controllo ferreo delle basse frequenze, tanto che su impianti con bassi “gommosi” o poco frenati, tutto rischia di trasformarsi in un rombo indistinto. Su un sistema capace di scendere in frequenza con velocità, l’impatto fisico è però devastante e perfettamente controllato, dimostrando che la potenza non deve per forza sacrificare il dettaglio.
Ichiko Aoba – Luciférine (Qobuz 24-bit/48kHz)

Si cambia completamente genere con un’altra perla di quest’anno, che arriva dal mondo dell’ambient folk giapponese con Ichiko Aoba e il suo bellissimo ed etereo Luminescent Creatures. Nel brano Luciférine, la registrazione sembra catturata in una cattedrale di vetro, con la voce di Ichiko sospesa in un riverbero naturale vastissimo ma in grado di mantenere una messa a fuoco centrale precisissima.
Gli strumenti acustici, delicatissimi, emergono dal silenzio con una dolcezza che è difficile da riprodurre senza un DAC di alto livello capace di gestire le micro-informazioni ambientali. È il classico brano che fa “scomparire” i diffusori: chiudendo gli occhi, è impossibile localizzare la sorgente del suono, che sembra galleggiare liberamente nell’aria della stanza.
The Necks – Rapid Eye Movement (Qobuz 24-bit/96kHz)

I The Necks, con la loro monumentale traccia Rapid Eye Movement tratta dall’album Disquiet, offrono invece un test di resistenza e ipnosi. Essendo un brano di lunghissima durata (57 minuti) basato sulla ripetizione e sulla lenta evoluzione, permette di valutare la fatica d’ascolto del sistema. La registrazione è incredibilmente secca e presente e il pianoforte, il contrabbasso e la batteria sono registrati con una vicinanza quasi claustrofobica.
La micro-dinamica si gioca tutta sulle minime variazioni nel tocco sui piatti o sulla tastiera, che devono essere percepite chiaramente per apprezzare l’intento artistico. Se il sistema è piatto o poco rivelatore, il brano può sembrare noioso, mentre con un impianto capace di restituire la tensione sottile tra i musicisti questo tour de force diventa un capolavoro di interplay.
The Weeknd – Hurry Up Tomorrow (Qobuz 24-bit/88kHz)

Non possiamo ignorare il pop quando è prodotto a questi livelli. The Weeknd, con Hurry Up Tomorrow, ha consegnato quello che è probabilmente il riferimento attuale per la produzione mainstream. Nella title-track, la pulizia delle basse frequenze è quasi irreale. Il basso sintetico è profondo e scende sotto i 40Hz, ma è perfettamente scolpito e non presenta sbavature.
La voce è presentata con una chiarezza cristallina, stagliandosi su un mix che, pur essendo ricchissimo di elementi (piano, synth), lascia a ogni frequenza il suo spazio vitale. È il brano perfetto per testare l’impatto e la “cattiveria” controllata di un sistema, ovvero quella capacità di divertire e colpire allo stomaco mantenendo un’eleganza formale assoluta.
Little Simz – Lonely (Qobuz 24-bit/96kHz)

Chiudo con una nota di complessità ritmica e verbale. Little Simz con il brano Lonely (tratto dall’album Lotus) offre un piccolo gioiello equilibrio tonale in ambito R&B/hip-hop. La voce di Simz è registrata con una prossimità che esalta ogni inflessione e respiro, totalmente priva di sibilanti fastidiose. Il beat è organico, mescolando campionamenti sporchi con strumenti reali (percussioni, archi) e creando un collage sonoro che ha profondità e calore.
Ascoltare questo brano su un sistema Hi-Fi equilibrato permette di apprezzare l’architettura del flow, dove la voce diventa uno strumento percussivo che si muove sopra una base dal sapore quasi “vinilitico” anche se ascoltata in streaming.
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