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Grande suono in un piccolo ambiente: una teoria in aperto contrasto?

Tra gli appassionati di Alta Fedeltà, sembra resistere la convinzione che non sia possibile ottenere un suono degno di nota in un piccolo ambiente, considerato scarsamente idoneo ai fini di una corretta prestazione prospettica, sebbene quella timbrica non sembri essere più di tanto interessata dal problema.

Quale sarebbe quindi la dimensione ideale di un tipico ambiente d’ascolto? A sentire il Colonnello – ovvero il mitico Paul Wilbur Klipsch – l’ambiente d’ascolto ideale dovrebbe avere dimensioni di circa 7 x 5 x 3 ml, vale a dire 35 mq ovvero una cubatura di 105 m cubi, un locale davvero grande in generale.

Gioco di squadra

Ovviamente tali misure sono riferite agli spazi solitamente a disposizione presenti nelle case americane, parecchio diverse dalle nostre – laddove un simile ambiente è da noi considerato in pratica un salone – ed ampiamente esagerate rispetto ai canoni standard di un comune appartamento, usualmente notevolmente più piccolo; diciamo che probabilmente si tratta di un locale ideale e chiaramente proporzionato alle caratteristiche dei diffusori prodotti dalla nota azienda, come le CORNWALL che vedete sopra.

IL (PRESUNTO) PROBLEMA


Sono lontani i tempi in cui, mediamente parlando, un appartamento vantava anche 5/6 vani al netto dei servizi (doppi) e della cucina, esclusi garage e cantina, qualcosa che oggi costerebbe uno sproposito e non sarebbe davvero considerabile “medio” o abbordabile dalla gran parte delle persone.

Con il tempo, la crisi e la generale (ri)considerazione delle esigenze – soprattutto la revisione del budget da investire, maggiormente dai giovani – le pretese si sono ampiamente ridimensionate, al punto che “due camere, bagno e cucina” pare sia diventata la tipica dimensione cui riferirsi all’atto dell’acquisto; ma non solo, a ridursi è stata proprio la cubatura media dei vani, in determinati casi in misura finanche eccessiva tanto da trasformarsi in veri e propri cubicoli a fronte di un costo non proprio economico.

Circostanza che ha portato all’integrazione dell’impianto stereo in ambienti condivisi, ma chi avesse maggiori possibilità, ovvero coloro che hanno la fortuna di avere a disposizione un locale da adibire a sala d’ascolto – anche se il termine potrebbe sembrare esagerato – è bene sappiano che questo non deve necessariamente essere immenso ma anzi, vi è un’alta probabilità di ottenere un suono eccellente (e di conseguenza un più che soddisfacente ascolto) pur se l’ambiente non ha grandi dimensioni, basta rispettare alcune semplici regole per godere di una prestazione sonora ampiamente positiva.

LA SOLUZIONE

Evitare di inserire diffusori le cui dimensioni siano eccessive è la prima delle regole, non riuscirebbero a respirare e vi sbatterebbero in faccia tutta la pressione sonora di cui sono capaci urlandovi contro la loro potenza, decisamente inutile, deleterio ed assordante, letteralmente; dimenticate i giapponesi e le JBL monitor in 6 mq.

Molto meglio un diffusore con dimensioni congrue, non troppo grande ma nemmeno troppo piccolo – stiamo parlando di una configurazione normale non di una da scrivania – potenzialmente accostabile ad un subwoofer al fine di ottenere basse frequenze concrete e soddisfacenti pur in assenza di ingombri eccessivi.

Diciamo però che la base di partenza è una singola coppia, cui occorre aggiungere una sorgente ed il relativo amplificatore, una configurazione semplicissima le cui dimensioni totali possono essere anche molto piccole a dispetto di una completezza/implementazione tecnica anche complessa – qui potete leggere un’interessante articolo pertinente un piccolo amplificatore mono realizzato dalla cinese FOSI AUDIO – che solo qualche anno fa era in concreto impensabile, per costi ed oggettive prestazioni.

Tralasciando per un momento l’impianto vero e proprio – non certo perché secondario – è utile concentrarsi sui diffusori, vero e proprio piedistallo sonoro della prestazione generale del sistema.

AMBIENTE PICCOLO, DIFFUSORI PICCOLI: GRANDE DIFFERENZA

Ampiezza, altezza e profondità del palcoscenico virtuale sono i tre elementi cardine con i quali interfacciarsi in relazione al posizionamento dei diffusori, caratteristiche pertinenti la prospettiva d’ascolto che in qualche modo dovranno trovare un compromesso.

Notoriamente la distanza dalla parete posteriore massimizza la profondità dello stage, ma avendo a che fare con un locale di piccole dimensioni è chiaro che l’avanzamento delle elettroacustiche rischia di avvicinarle eccessivamente al punto d’ascolto, cosa da evitare assolutamente; l’ampiezza, oltre che correlata alla fisica distanza tra i due cabinet, è legata anche alla tipologia di emissione (maggiormente alla prestazione fuori asse del tweeter) che potrebbe essere parecchio diversa tra esponenti della medesima filosofia (due vie, reflex, etc.) nonché alla vicinanza delle pareti laterali, aspetto questo da non sottovalutare.

Resta l’altezza, caratteristica in ogni caso meno gravata dall’influsso ambientale a causa della distanza dal soffitto, elemento che con le sue riflessioni potrebbe influenzare (a mo’ di parete laterale) l’emissione sonora – maggiormente se il sistema è collocato in una mansarda, dove il predetto per definizione potrebbe essere anche parecchio basso, quasi a ridosso – problema in ogni caso risolvibile con un paio di pannelli assorbenti disposti in corrispondenza dei diffusori.

In conclusione, è probabile che riuscirete ad esaltare l’ampiezza piuttosto che la profondità, anche se quest’ultima può essere migliorata ruotando di parecchio i diffusori in modo che l’asse immaginario del tweeter sia collocato (incrociato) almeno a 50 cm dal vostro naso; una tale geometria, tanto per non dimenticare, definita RLX (Right-Left-Crossed) era consigliata dalla mai troppo compianta CHARIO, azienda italiana che a suo tempo realizzava eccellenti diffusori.

Un altro trucco apparentemente bizzarro (ed in questo campo a suon di bizzarrie potremmo scrivere un libro!) consiste nell’aprire leggermente i diffusori di qualche grado – il contrario del toe in, la rotazione verso il punto d’ascolto – al fine di ottenere, sfruttando le riflessioni delle pareti laterali, un certo allargamento dell’immagine; si tratta comunque di un ascolto fuori asse, lo stesso che otterreste con la rotazione verso il punto d’ascolto ma sfruttato differentemente.

CONCLUSIONI

Quanto suggerito finora impone comunque alcune prove, poiché non tutti i diffusori reagiscono allo stesso modo, ragione per cui non ci si deve arrendere al primo fallimento ma cercare di raggiungere il traguardo modificando il posizionamento fino a raggiungere esattamente l’obiettivo; basta pensare alla “reazione” della porta  reflex, alquanto diversa in funzione della fisica collocazione nel cabinet (anteriore/posteriore) aspetto direttamente connesso alla quantità e qualità delle basse frequenze.

Il resto del sistema audio – non necessariamente piccolo ed economico ma volendo anche di un certo impegno – potrà trovare adeguato alloggio in ambiente considerando però, che l’eventuale presenza di una sorgente analogica potrebbe dar luogo a qualche criticità, non essendo semplice schermare la delicata cinematica dalle vibrazioni aeree in grado di raggiungere il plinto, meglio sarebbe optare per una sorgente digitale, certamente meno gravata da simili problematiche; in alternativa basta non eccedere con il livello d’ascolto.

Ciò che conta quindi, è che anche in un piccolo ambiente, ipoteticamente meno portato verso prestazioni sonore di livello, è possibile ottenere soddisfazione ascoltando buona musica in maniera corretta sia timbricamente che prospetticamente – due aspetti correlati in modo imprescindibile – senza necessariamente disseminare in casa ingombranti elettroniche accompagnate da altrettanto invadenti diffusori, non è affatto poco.

Come al solito, ottimi ascolti!!

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