Chi bazzica da tempo il settore dell’HiFi sa benissimo che, oltre alla normale produzione destinata alla maggioranza degli appassionati, esistono esclusive elettroniche e diffusori dal costo di listino stratosferico: hanno realmente un senso prezzi del genere?
Veri e propri monumenti dell’audio di elevatissimo livello, questi dispositivi hanno comunque un limite, circostanza che a dispetto delle tante parole di elogio spese nei loro confronti è perfettamente dimostrabile: non possono in ogni caso andare oltre la realtà.

Pertanto, pur a fronte di una spesa elevatissima, la riproduzione dell’evento live captato dal microfono non potrà mai essere superiore a ciò che il nostro orecchio sarà in grado di percepire.
Questo discorso sarà probabilmente inviso a molti – normali adepti e soprattutto (ad alcuni) professionisti del settore – se non altro perché è difficile accettare un limite quando la quantità di denaro investita è molto alta, sia come sia, le cose stanno così, punto, e per onestà intellettuale si dovrebbe evitare ogni forma di mistificazione evitando quella sorta di sindrome di Stendahl che colpisce chi si trova davanti ad un presunto capolavoro, elettronico o elettroacustico in questo caso.
Difatti, sufficiente un semplice ragionamento per arrivarci, una volta raggiunta una prestazione che già di suo eccede ampiamente i limiti umani, a cosa servirebbe spingersi ulteriormente oltre? Come cercare di rendere “ancora più invisibile” qualcosa che di suo lo è già: come credete sia possibile fare questo? Più che altro, quale sarebbe l’utilità?
Si tratterebbe a dire il vero di un mero esercizio tecnologico teso ad evidenziare, eventualmente, quanto avanzato sia il livello dell’azienda, tuttavia, laddove ciò non abbia alcuna ricaduta nella produzione di serie, appare evidente che sarebbe solo tempo perso con il concreto rischio, come ben esposto in questo recente articolo, di allontanare da questa passione chi eventualmente intendesse avvicinarsi.
Per fare un banale esempio, due tra i dati tecnici dichiarati più emblematici sono rappresentati dalla risposta in frequenza e dal rapporto s/n: la prima è conveniente che sia la più stabile ed estesa possibile al fine di coprire l’ambito correlato al concetto di HiFi mentre il secondo, normalmente dovrebbe essere inudibile poiché solitamente posto ad un livello tale per cui il nostro udito non ha alcun modo di rilevare alcun disturbo laddove, appunto, questo si trovi a -100 dB, una soglia che solamente uno strumento di misura può gestire, giammai le nostre povere orecchie.
Ebbene, prestazioni elevatissime sono in entrambi gli ambiti attualmente raggiunte (ed ampiamente superate) dalla pratica totalità delle elettroniche, anche da quelle ultra economiche, figuriamoci quelle di livello medio cui ci si rivolge in genere.

Ciò non vuol dire che una costosa ed esclusiva elettronica non abbia motivo di esistere, ma andrebbero ridimensionati certi commenti che attribuiscono a questi gioielli – non solo a causa del prezzo – doti taumaturgiche a fronte di prestazioni inarrivabili dalla concorrenza.
Prova ne sia che mi è capitato di ascoltare costosi sistemi i quali, liberissimi di non crederci, mi hanno lasciato parecchio dubbioso e molto colpito dal suono, in più di un’occasione oggettivamente scarso.
Per questo stato di fatto, fateci caso, la scusa utilizzata, molto banalmente, è sempre le solita: l’ambiente non era il massimo (e ti pare!) e questo influiva sulle prestazioni, tuttavia, dato il livello una qualche evidente differenza IN MEGLIO avrebbe dovuto comunque essere percepibile non credete?!
Gli aspetti che un buon sistema audio usualmente evidenzia all’ascolto, necessariamente, devono essere correlati alla realtà sonora, timbricamente e prospetticamente, ovvero suono e palcoscenico virtuale dovrebbero ricalcare l’evento dal vivo.
Ovviamente non tutti gli impianti sono in grado di rispettare questa regola, sia a causa dell’obbligo di posizionamento del sistema di diffusione cui talvolta occorre sottostare sia, letteralmente, a causa delle notevoli differenze dimensionali tra questo e gli strumenti; si pensi a tale proposito ad una grande orchestra composta da numerosi elementi.

Pertanto, è chiaro come un piccolo diffusore, a prescindere dalla timbrica che potrebbe essere perfettamente adeguata – intendendo che la riproduzione non mostra alterazioni tali da ingannare l’ascoltatore circa lo strumento che sta suonando – non potrà per evidenti limiti riprodurre compiutamente un pianoforte oppure un contrabbasso a livello live, considerata soprattutto l’emissione in bassa frequenza che raggiunge, rispettivamente, i 27.50 Hz e circa i 38/40 Hertz.
Ciò malgrado la riproduzione potrebbe essere assolutamente piacevole e perfino soddisfacente, ove non si desideri l’impossibile chiaramente, sia in termini di livello che di dinamica.
A tal punto il costo di un’elettronica dovrebbe essere inquadrato (o meglio ridimensionato) nell’ottica delle effettive prestazioni che è in grado di fornire, soprattutto quando si tratta di diffusori, che ben sapete essere “verbo finale” (e sovente collo di bottiglia) della performance, laddove appare evidente che i limiti della fisica non possono essere superati; e occhio all’ambiente, diversamente potete scordarvi prestazioni degne dell’investimento effettuato per quanto elevato esso sia.
In conclusione quindi, vale la pena, laddove si disponga della cifra necessaria, acquistare elettroniche costosissime considerate la quintessenza della raffinatezza audio?
La risposta presenta più di una sfaccettatura, anche perché tocca elementi tra loro connessi ma non sempre necessariamente direttamente coinvolti nella prestazione; voglio dire, è chiaro che un cabinet ricavato dal pieno nel titanio oppure una finitura particolarmente pregiata – lavorazioni che sovente richiedono particolari utensili in grado di effettuarla e presentano costi molto elevati – graverà in maniera pesante sui costi finali, così come lo farà la componentistica elettronica scelta e gli accessori (connettori RCA/XLR, WBT per gli altoparlanti etc.) necessariamente presenti, la cui preziosità, prescindendo quindi dalla qualità intrinseca che si presume altissima, solleverà ulteriormente l’asticella della qualità costruttiva.
Come ricordato inizialmente però, ci si deve togliere dalla testa l’errato assunto che le prestazioni seguano linearmente tale stato di cose perché, molto semplicemente, non è affatto vero, diversamente non esisterebbe un tetto alle prestazioni e queste sarebbero sempre inequivocabilmente superiori al semplice crescere dei costi della realizzazione, un po’ il ragionamento che segue chi acquista seguendo il ragionamento “costa caro quindi suona bene“.

Pertanto, tranne che non siate convinti che salendo sull’Everest portandosi sulle spalle una sedia per poter rivendicare, una volta giunti in vetta, di trovarsi a 8848.50 mt (includendo quindi i circa 50 cm della seduta) – e quindi oltre quello che è il limite naturale dell’altezza di quella montagna – è chiaro che qualcosa non funziona per il verso giusto.
Come al solito, ottimi ascolti!!!
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