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Il futuro dell’Hi-Fi: intervista a Fabrizio Tuzza – Audio Point Italia

Audio Point
Kharma Enigma Veyron 1D

Facciamo il punto sul mercato con Fabrizio Tuzza di Audio Point Italia, distributore hi-fi con sede a Catania, divenuto, durante gli ultimi 15 anni, una delle realtà più interessanti in questo settore. L’azienda è attiva nell’importazione di  brand quali Playback, Spendor, Vitus, Kharma e da ultimo Cerwin Vega. Il punto di vista di un attore protagonista per comprendere l’attuale situazione del mercato hi-fi in Italia, le tendenze, le criticità di un mondo sempre più di nicchia e le previsioni per un futuro tutt’altro che chiaro. Oltre a tutto ciò, però, abbiamo voluto sondare un problema, per noi appassionati, cardinale: “quale può essere, oggi, il significato di hi-fi e quale dovrebbe essere un buon servizio, da produttore a cliente finale, per non scadere nella logica del prodotto generico e spersonalizzato, tanto cara alla produzione di massa?”

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Kharma Enigma Veyron 1D

 Fabrizio, ci racconta com’è nata la vostra realtà, Audio Point Italia?

La realtà Audio Point Italia nasce con il preciso obiettivo di mettere al centro il legame fra prodotto e utente. Ad alimentare le nostre intenzioni c’è la passione, e credo fortemente che in questo settore non possa essere altrimenti dal momento che da un punto di vista imprenditoriale non ci sono margini necessari per cospicui guadagni. È la passione che traina il nostro mestiere e siamo coinvolti in questa missione per offrire al cliente finale quello che crediamo essere l’unico e insostituibile servizio d’alta fedeltà.

Quali marchi gestite e perché vi siete concentrati proprio su questi?

I marchi che abbiamo scelto sono stati selezionati dopo una lunga ricerca e si basano fondamentalmente su tre principi cardinali. La qualità del prodotto, l’immagine del brand, e la serietà dell’azienda alle sue spalle. L’esperienza ci ha insegnato come l’Italia sia un mercato dove è il nome del brand a contare. Il cliente vuole essere certo del prodotto che acquista.

Cosa ha significato la pandemia sulla vostra economia?

Non possiamo, di certo, nasconderci dietro a parole di circostanza, o fare finta di non essere stati toccati da questo cataclisma dell’ultimo anno e mezzo. La pandemia ha pugnalato la nostra economia, chiunque dica l’opposto mente. Diciamo, però, che trattando prodotti importati e riferendoci ad un pubblico esigente, il collasso è stato, in parte, arginato.

Cosa ne pensa dell’attuale situazione del segmento hi-fi in Italia? Per alcuni si tratta di un mercato in decadenza. È davvero così?

La situazione è complessa. Ci sono molte teorie rispetto all’andamento del mercato del prossimo futuro. Bisogna, però, essere onesti. Dall’interno di questo settore è evidente che l’hi-fi sia in costante recessione. Almeno dalla grande crisi che ha scosso l’economia nel 2008, con il conseguente corollario di chiusure di negozi ed aziende, vi è stata una scrematura importante all’interno del nostro settore. Chi resiste, lo fa perché è ben strutturato.

Nonostante ciò, il mercato è in costante mutamento. Si prenda la carta, e con questa le riviste hi-fi, un tempo anima del nostro settore: è passato. Ora è il digitale ad essere l’unica via praticabile per farsi conoscere e raggiungere nuova clientela, i cui standard e le cui domande sono differenti rispetto al passato. Bisogna, proprio per questo, appassionare i giovani, convincerli che sia possibile un ascolto migliore anche della musica d’oggi, magari con sistemi economici, ma comunque in un’ottica hi-fi. Questo non deve essere solo un anfratto esoterico per pochi facoltosi refrattari alle nuove tendenze, bensì il mezzo per convogliare l’interesse della nuova clientela verso un ascolto di qualità, anche e soprattutto tramite i moderni modi di ascoltare la musica.

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Playback MPS8

Secondo dati recenti, la fascia medio bassa dell’alta fedeltà sarebbe ormai agli ultimi fuochi, assaltata sempre più dai prodotti generalisti quali bluetooth e mini-system. Come vede il futuro prossimo in questo segmento, roseo fino a pochi anni fa?

Bisogna comprendere come la musica oggi sia liquida. In questa frase, si badi bene, risiede la risposta più autentica di fronte all’insuccesso dei prodotti d’alta fedeltà entry level. È il prodotto consumer, quello massificato (la cuffia, il diffusore bluetooth, l’audio pc) che ha preso il possesso di quella fascia di mercato prima lambita dal prodotto d’alta fedeltà a buon prezzo. Ma questo perché? Perché il giovane non è per nulla coinvolto in questo mondo, ancora aggrappato a stilemi ormai vecchi, obsoleti e restio ad aggiornarsi alle nuove mode.

Oggi al posto del cd e dei diffusori c’è il cellulare, ma si è mai investito per convincere i giovani che un paio di diffusori, anche con poche centinaia di euro, possono fare la differenza? Il problema è, quindi, radicato nel nostro concetto d’alta fedeltà, troppo distante per essere capito dai giovani. Si prenda il vinile. Questi fa scalpore, pare che abbia surclassato le vendite del cd, ma la cosa fa sensazione solamente perché questo supporto era morto e le sue vendite limitatissime: concepire, quindi, questa escalation come qualcosa di sensazionale è stato facile. Ma può l’interesse per il vintage, reso tramite oggettistica d’improponibile fattura acquistata per poche decine di euro online, essere il futuro di questo mercato, almeno per le nuove generazioni? Bisogna, all’opposto, credere nella musica liquida, trasformarla nella tipologia principe dell’alta fedeltà. Cosa che, in Italia, ancora non è.

In un settore, come quello dei prodotti hi-end esoterici che voi trattate, dove spesso l’acquirente è obbligato a comprare il prodotto a scatola chiusa perché il negozio non è in grado di acquistarlo e tenerlo in esposizione, come gestite il vostro servizio di distribuzione con i rivenditori?

Proprio il negozio è l’anima della filiera hi-fi. Un negozio degno di questo nome deve garantire al cliente un completo servizio in grado di rendere giustizia all’alta fedeltà. Questi deve avere il prodotto in magazzino, esporlo, provarlo per il pubblico ed essere in grado di garantire al suo cliente la massima conoscenza di quanto si intende vendere. L’acquisto a scatola chiusa non fa parte del nostro modo di lavorare. La nostra rete vendita deve credere nei prodotti che noi distribuiamo, conoscerli in dettaglio, fare in modo che il pubblico possa apprezzarli prima dell’acquisto.

Il che significa essere sempre pronti per comparative, prove ed esposizioni. È chiaro come la vendita diretta, praticata da diversi distributori in questo Paese, a mo’ di mercato parallelo, causi la dispersione dei negozi e la rottura di quella corretta filiera che parte dal produttore ed arriva al cliente finale.  Il vero prodotto hi-end necessita di una prova, di un’esibizione e non deve, dunque, essere venduto direttamente, pena una grave limitazione del servizio dell’alta fedeltà.

Cosa significa, oggi, investire in hi-fi? Ha ancora senso a livello di domanda ed offerta?

Solo l’apertura di un nuovo mercato ed il mutamento nella concezione del senso dell’hi-fi nel nostro Paese potranno invertire la rotta. Così com’è ora, il mercato non potrà che rannicchiarsi sempre più e radicalizzarsi in prodotti per pochi.

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Spendor Classic 200

Audio Point vs le concorrenti MPI, Audiogamma, Gruppo Moia: le sue considerazioni?

Gli storici distributori hanno indubitabili meriti: hanno trasportato in questa nazione la passione per l’alta fedeltà, hanno inventato e strutturato un mercato prima inesistente. Ma oggi non è più così. Se La situazione oggi è tale, lo si deve alla decadenza della filiera produttore-distributore-negozio e all’avere smesso di investire su quest’ultimi. La corsa allo sconto, come risposta ad un prezzo pompato, scarsamente aderente al listino originario non fa altro che corrodere la fiducia del pubblico per il prodotto ed il negozio. Senza un legame di reciproca fiducia con il negozio, il nostro settore muore. Sta già, anzi, morendo, sotto i colpi di martello della vendita diretta e del carrello della spesa ei distributori in stile e-commerce.

Quanto ho appena detto non si basa su una conoscenza indiretta: è, all’opposto, la mia esperienza ventennale come rivenditore che mi ha insegnato come la vendita diretta praticata dal distributore, noncurante della sua rete vendita, sia la rovina del sistema. In 25 anni non ho mai avuto problemi con la concorrenza: sono i colpi bassi dei distributori che mi hanno, più volte, pesantemente danneggiato. È per questo che noi di Audio Point, come distributori, ci muoviamo in maniera diametralmente opposta rispetto a quanto ho potuto vivere io in passato come negoziante.

Certo che, però, internet ha aiutato ad evitare il rigonfiamento dei prezzi, dal momento che oggi chiunque può accedere ai listini ufficiali smascherando quegli incrementi scollati dalla realtà, pianificati su scala nazionale.

Molti negozi declamano miseria, alcuni sopravvivono ed altri sono obbligati a chiudere i battenti. Come vi ponete voi, oggi, per sostenere i negozi? È possibile arginare questa crisi?

Ma certo che è possibile. I rivenditori lo dimostrano Audio Point.  Tramite un legame di mutuo soccorso che va oltre le logiche di mercato, e che cresce nel tempo con la fiducia e la correttezza commerciale, il negozio può ancora prosperare. Se io sostengo i miei negozi, specialmente in fasi storiche come questa, il cliente avrà sempre una base solida cui appigliarsi.

Così facendo, terremo in salute la filiera, evitando che sprofondi nelle spire di reti commerciali spersonalizzate, buone soltanto per la sostituzione del prodotto rotto.

I vostri piani per futuro: nuovi brand da distribuire all’orizzonte? Un ricollocamento sul mercato?

La politica di Audio Point è quella di fare buona selezione. La scelta, come detto, si attua in base alla qualità e alla fama del prodotto. C’è, però, un terzo fattore. Un collante che sovrasta per importanza gli altri e che li tiene uniti: il fattore umano. Se decidiamo di collaborare con un produttore, o con una testata giornalistica, é perché in questi interlocutori troviamo qualità insostituibili: l’affabilità, la competenza e la disponibilità. Solo così sarà possibile conferire un valore aggiunto al servizio che stiamo vendendo ed al prodotto che vogliamo portare fra la gente.

Un nuovo brand, però, c’è. Abbiamo recentemente scelto di distribuire in esclusiva per l’Italia un marchio che, ne sono certo, è nel cuore di molti appassionati, più o meno giovani: Cerwin Vega, lo storico marchio americano di diffusori che è tornato in Italia con noi, e verrà gestito, come per le altre realtà della nostra distribuzione, con tutte le attenzioni necessarie per renderlo nuovamente affermato nel nostro Paese.

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