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Il Sabato con Diego. Il progresso nei diffusori: vero o presunto?

L’aumento della qualità media dei dispositivi ad alta fedeltà è sempre più veloce, e complice la sempre maggiore capacità di calcolo dei moderni sistemi di progettazione e simulazione e soprattutto nel settore dei diffusori, ha contemporaneamente spostato di parecchio l’asticella prestazionale verso l’alto, cosa che ha consentito  di fruire di prestazioni molto più elevate pur a fronte di una minore spesa. 

Tra i vari dispositivi ad alta fedeltà, infatti, anche i diffusori – sebbene la cosa sia avvenuta in un lasso di tempo definibile in anni – hanno beneficiato di un notevole incremento delle prestazioni ed un più che concreto avanzamento progettuale che ha portato a risultati in certi casi davvero incredibili.

Basta pensare alla risposta in frequenza, maggiormente in bassa frequenza, attualmente molto estesa ed in grado di fornire prestazioni che in certi casi non fanno affatto rimpiangere un subwoofer.


Un driver per subwoofer da ben 33″: facile immaginare le sue prestazioni

 

Dagli anni ’70 in poi si è progressivamente assistito ad una vera e propria rivoluzione, un approccio progettuale parecchio diverso dal precedente, anche a causa del massiccio intervento del computer durante la fase di progettazione, qualcosa che in precedenza richiedeva una massiccia serie di calcoli solitamente effettuati a mano – quindi non sempre necessariamente precisissimi.

A partire dalle prime realizzazioni elettroacustiche il cui progetto si basava su quanto all’epoca disponibile in termini di materie prime e possibilità di lavorazione di queste, con il tempo si è avuta la concreta possibilità di mettere mano su materiali sempre più performanti e tecnologici in grado di aumentare le prestazioni sonore dei diffusori in modo notevole.

American Sound
Un vero mito dell’HiFi: le Klipschorn

 

Analizzando in generale la fattura di un diffusore, è possibile individuare almeno tre macro componenti che ne compongono la struttura: il mobile, gli altoparlanti ed il filtro ripartitore di frequenza.

Ciascuno di questi elementi ha subìto nel tempo un’evoluzione più o meno accentuata, anche in considerazione degli sviluppi ottenuti in un dato contesto, necessariamente vincolati all’altro.

Il cabinet ad esempio, è passato dall’essere un semplice parallelepipedo in legno di media fattura a vero e proprio componente, poiché rivisto in funzione del suo intervento nel risultato globale della prestazione sonora, aspetto che ha portato alla scelta di un certo tipo di essenza lignea oppure all’impiego di MDF (Medium Density Fiberboard) nella realizzazione del cabinet, tutto ovviamente in funzione del risultato finale che ci si attende da un diffusore di pregio.

Ci si è quindi concentrati sugli altoparlanti, ovvero sulle varie parti che compongono un driver le quali – non va mai dimenticato – lavorano in sinergia ai fini del risultato sonoro ottenibile: cestello, bobina, centratore, membrana e sospensione, mediamente queste le parti coinvolte, hanno tutte beneficiato dei progressi nello sviluppo dei materiali e delle tecnologie atte alla loro realizzazione.

Un driver CIARE di alto livello: evidente l’elevata ingegnerizzazione del progetto

 

A partire dalla carta – materiale solitamente utilizzato nella realizzazione della membrana, ciclicamente ripudiata per poi essere stata (ri)scelta – molti sono stati i materiali successivamente utilizzati per produrre le membrane: si vai dai vari polimeri come polipropilene, bextrene et similia, a materiali compositi a base di fibre varie (carbonio e vetro in primis) fino a leghe metalliche o repliche in grado di approssimarne la struttura molecolare, soprattutto le risonanze, croce e delizia di ogni altoparlante.

Sono proprio queste, infatti, a caratterizzare in massima parte la sonorità dell’altoparlante, poiché a subire la maggiore sollecitazione da parte dell’energia meccanica (successivamente trasformata in energia sonora) è proprio la membrana che compone il cono o la cupola del driver.

Logico quindi che la sua struttura sia importante, essenziale direi, pena il decadimento delle prestazioni sonore, laddove il maggiore effetto è relativo all’alterazione timbrica, non certo un dettaglio di poco conto.

Parimenti, al crescere della linearità degli altoparlanti, ad esempio, è stato possibile ridurre la complessità dei filtri, poiché diminuita la necessità di un intervento teso alla linearizzazione di drivers che per natura presentavano incertezze meccaniche e/o elettriche bisognevoli di una opportuna correzione.

Filtri di elevata fattura: notare la dimensione in confronto al CD

 

Componentistica sempre più selezionata e spesso prodotta appositamente, ha quindi progressivamente sostituito quella definibile “da elettricista” un tempo rintracciabile mediamente nei filtri dei diffusori – ebbene si, in rari casi anche in quelli di modelli costosi – elevando ulteriormente le prestazioni sonore, abbattendo drasticamente le distorsioni e contribuendo ad una certezza di funzionamento per dati versi sconosciuta in precedenza.

Tutto questo – cosa di cui non possiamo che essere felici – malgrado una certa riduzione dei costi, altro aspetto che nel tempo si è abbastanza stabilizzato, consentendo agli appassionati di entrare in possesso di sistemi di riproduzione performanti in grado di fornire ampia soddisfazione all’ascolto.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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