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Il Sabato con Diego. Logica Audio: il fine giustifica i pezzi?

Fino a qualche decina di anni fa, un sistema audio di elevato livello poteva essere composto da un numerosi dispositivi, ove a ciascuno era attribuita una determinata funzione che ovviamente, data la specializzazione, era svolta nel miglior modo possibile.

Visitando la casa di un appassionato di audio Hi-Fi non era quindi affatto infrequente imbattersi in allestimenti in grado di occupare una stanza intera – per chi poteva permettersela – mentre gli altri erano costretti a convivere con ingombranti sistemi audio degni dell’esposizione di un punto vendita.

In dettaglio, un tempo avremmo potuto configurare un sistema audio di elevato livello come segue: giradischi analogico, stadio fono, giradischi digitale, preamplificatore, finale di potenza, equalizzatore, registratore a cassette, registratore a bobine, sintonizzatore e diffusori.

Attenzione però, che anche il sistema di amplificazione avrebbe potuto essere multi telaio – almeno 4 considerando pre/alimentatore + 2 finali monofonici se non di più – ed anche la sorgente digitale composta da meccanica + convertitore.


Insomma, gestire 9/10 pezzi in un ambiente casalingo non è davvero semplice, soprattutto se sono di dimensioni standard – considerando i canonici 44 cm di larghezza del frontale – e vantano un peso elevato, altro immancabile parametro qualitativo spesso considerato.

Certamente le consorti non erano propriamente al settimo cielo – altro che WAF – quanto meno a causa dell’invasione del proprio castello da parte di oggetti ritenuti di norma inutili, mediamente brutti (quando non giudicati orrendi) e, specialmente i diffusori esemplari sovente di ampie dimensioni, paragonati nei casi peggiori a monoliti oppure, con fantasia assai fervida, addirittura a dei sarcofaghi, parlo per esperienza diretta.

Le ragioni per cui si preferisce suddividere in più telai ciò che potrebbe svolgere un pezzo unico – non occorrono eccessivi sforzi di fantasia – sono eminentemente legate a due aspetti: l’assenza di mutue interferenze tra circuitazioni e la convinzione, soprattutto in sistemi di alto profilo, che questi non possano essere troppo semplici.

Col tempo la situazione si è ridimensionata – anche per il fatto che non è mai stata verificata l’equazione ingombro=qualità – concedendo spazio a sistemi audio diametralmente opposti, dove il minimalismo la faceva da padrone assoluto.

Le due facce della medesima medaglia chiaramente, ovvero gli estremi suggeriscono una volta ancora che la virtù si trova nel mezzo.

Psicologicamente parlando, in effetti chiunque – probabilmente me compreso – si sentirebbe quanto meno imbarazzato davanti ad un amplificatore da 200 w/ch grande come una scatola di sardine (ché le sigarette fanno male) mentre sarebbe maggiormente appagato da un bestione da 50 Kg; questo a prescindere dalla qualità di riproduzione.

Questione di misure? Almeno in tale ambito sembrerebbe di no, altrimenti avremmo PCB grandi come un campo da calcio, o meglio, certe funzioni resterebbero un sogno in virtù della citata dimensione di uno stampato.

C’è poi da considerare che la tecnologia non resta a guardare con le mani in mano, si evolve e riesce a combinare un aspetto gradevole con dimensioni accettabili e prestazioni talvolta incredibili, maggiormente quando si tratta di sistemi di ridotte dimensioni come certi diffusori Bluetooth dal suono oggettivamente più che gradevole.

Un ottimo esempio potrebbe essere rappresentato dal MARSHALL WOBURN – giunto alla versione 2 – che racchiude elevata tecnologia in un compattissimo e simpaticissimo mobile che tutto sommato è inseribile in qualsiasi ambiente, sia per dimensioni che per aspetto.

Se non avete bisogno di sistemi troppo ingombranti – perché non vi piacciono oppure perché avete oggettivi problemi di spazio o quale che sia la ragione – questo pezzo unico potrebbe fare al caso vostro: connessioni analogiche e Bluetooth vi consentiranno di ascoltare musica con un’ottima timbrica associata ad un suono bello corposo e potente.

Ragione per cui, ben vengano impianti audio aventi dimensioni accettabili, ovviamente ben suonanti e tecnologicamente avanzati, pur se di ingombro ridotto – circostanza che comunque conferma l’assenza di un effettivo legame tra qualità, dimensione e costo – aspetto che non necessariamente comporta prezzi favorevoli.

 

Sufficiente pensare ad un diamante, piccolo ma davvero costoso.

Appare in ogni caso ragionevole mettere insieme qualcosa che consenta un’affettiva fruizione della musica senza impedire la vivibilità di un ambiente o peggio, funga da innesco per continue liti con le proprie consorti, non sempre disposte a sopportare l’agitatissimo ed inquieto animus appasionandi che ciclicamente porta a revisioni del proprio sistema audio.

D’altronde – per come la vediamo noi – al primo posto di questa passione, sebbene i componenti audio ne rappresentino la parte più consistente, dovrebbe sempre essere posta la musica, della maggiore qualità possibile, non solo dal punto di vista tecnico ma anche e soprattutto artistico, qualcosa che di recente sta sempre più perdendo di consistenza, soprattutto tra i giovani.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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