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“Riflessioni” sull’ambiente: il TR60

Prendendo spunto dall’articolo pubblicato qualche tempo fa pertinente l’olografia sonora, facciamo un rapido ripasso di quelle che dovrebbero essere le caratteristiche di un ambiente idoneo per l’ascolto della musica, nel dettaglio, analizziamo come raggiungere un risultato soddisfacente.

Lo affermiamo da sempre, l’ambiente è un vero e proprio componente del sistema ad Alta Fedeltà, tanto che al pari dei diffusori – che oramai sapete essere la “voce” principale dell’impianto – vanta un’interazione con l’impianto assai rilevante e oramai riconosciuta da chiunque intenda definirsi appassionato di un certo livello piuttosto che ascoltatore casuale.

Diffusori di grandi dimensioni necessitano di un ambiente adeguato.

 

Il problema è che non sempre è possibile adeguarsi a quelle che sono le regole da rispettare al fine di rendere la sala d’ascolto idonea, appunto, per il preciso scopo di riprodurre musica nel modo migliore.

Qualche articolo fa (qui) abbiamo affrontato questo discorso in senso generale, ovvero discorrendo a volo radente di quelle che sono o dovrebbero essere le caratteristiche solitamente presenti in un locale destinato ad ospitare un sistema audio, in questo articolo esaminiamo più in profondità gli aspetti tecnici più interessanti il cui impatto è oggettivamente in grado di fare la differenza, anche in modo netto.


Questione di TR

Ovvero di Tempo di Riverbero, in altre parole il periodo di tempo occorrente ad un suono per perdere energia evitando in tal modo di sovrapporsi al suono successivo, qualcosa che nella musica è praticamente la regola; sufficiente pensare ad una serie di note riprodotte da un qualsiasi strumento.

La prova è semplice: basta schioccare le dita o battere le mani per ascoltare non solo il caratteristico suono evocato ma anche il contributo ambientale, vale a dire le riflessioni, che si sommeranno inevitabilmente al suono diretto.

Il bello è che questi due semplici gesti, sono in grado di dimostrare chiaramente come la sala si comporta; può sembrare buffo come esempio, ma provate a fare lo stesso all’interno di un armadio pieno di vestiti e vi renderete conto senza indugio della differenza.

Ora, se trasliamo il concetto dall’ambiente “cabina armadio” a quello “sala d’ascolto” in linea di principio poco o nulla cambia, laddove tra una stanza vuota ed una arredata come si deve passa una differenza enorme e lo schiocco delle vostre dita, letteralmente, suonerà in maniera alquanto distinta.

Il metodo per calcolare il giusto valore richiede l’utilizzo della formula ideata da Wallace Clement Sabine da cui prende il nome – appunto formula di Sabine – attraverso la quale è possibile individuare quale sia, e se sia giusto, il tempo di riverbero di un qualsiasi locale.

Per l’esattezza: 0.161 x V/A – dove V rappresenta il volume del locale espresso in mc e A l’area di assorbimento equivalente espressa in mq per ottenere la quale occorre applicare i giusti coefficienti di assorbimento della specifica superficie – 0.05 per pareti e pavimento, 0.02 per il soffitto – calcolo che, applicato ad una sala di 5 x 4 mt restituisce il valore di 7.2 mq, risultato che inserito nella suddetta formula (0.161 x 60/7.2) restituisce = 1.3 sec (1300 ms) un valore di assoluto rispetto che la qualifica come ottima per l’ascolto della musica, soprattutto se classica e/o jazz, situazione che trae beneficio da un tempo di decadimento leggermente più lungo.

Ovviamente il TR non è uguale per qualsiasi ambiente – ad esempio un ristorante, un open space adibito a luogo di lavoro, la sala di attesa di un aeroporto – se non altro per la notevole differenza delle attività che vi si svolgono all’interno, laddove sarà necessario zittire l’ambiente al fine di favorire il relax dei clienti ovvero la concentrazione sul lavoro.

Chiaramente questo implica l’uso di forme diverse di trattamento ambientale, solitamente pannelli assorbenti disposti in determinate aree al fine di assorbire le riflessioni che si generano all’interno del locale, dispositivi caratterizzati da quello che è definito NRC, ovvero Noise Reduction Coefficient, un valore che descrive quanto il pannello assorbe.

Il pannello a marchio OUDIMMO modello AkuPan Firesafe disponibile in diverse misure

 

Per fare un esempio certamente più chiaro, occorre considerare che tale valore oscilla tra 0 (assorbimento nullo) e 1 (assorbimento totale); il che significa che un pannello caratterizzato da un valore NRC pari a 0.85 assorbirà l’85% della riflessione indesiderata.

Attenzione poi che questo valore è legato alla fisica posizione del suddetto pannello, visto che se disposto a distanza dalla parete o dal soffitto – come sovente si vede in molti auditori – occorre considerare anche la massa d’aria presente alle sue spalle, a sua volta in grado di modificare l’NRC totale.

Solitamente, una stanza ideale prevede una zona assorbente alle spalle dei diffusori e riflettente alle spalle dell’ascoltatore, in tal modo si minimizzano le prime riflessioni – ovvero quelle delle pareti adiacenti – favorendo il naturale decadimento del suono, valore che in teoria dovrebbe essere al massimo di 1.5 secondi (1.500 ms), anche se in determinati casi appare congruo un valore di 0.8 secondi (800 ms) o addirittura meno, soprattutto per i generi più moderni.

Dove non sia possibile ruotare i diffusori verso il punto di ascolto (toe-in), potrebbe essere d’aiuto la disposizione ai lati di questi di un pannello assorbente posto a circa 30/50 cm dal baffle frontale in corrispondenza delle pareti laterali all’altezza dei trasduttori adibiti alla riproduzione delle frequenze più elevate, in questa maniera è come se le pareti adiacenti si trovassero ad una maggiore distanza, circostanza che in qualche maniera influisce sulle prime riflessioni.

Appare ovvio che determinati trattamenti – anche in virtù della loro necessaria invasività – sono applicabili esclusivamente quando si disponga di una sala dedicata all’impianto dove sia possibile fare ciò che si vuole, ovvero senza considerare il WAF o altre forme di impedimento che ostacolino la libera disposizione in ambiente dei citati sistemi di trattamento o del mobilio.

Per esperienza possiamo assicurarvi che molte delle criticità riscontrate e combattute a suon di sostituzioni di componenti, o peggio, tramite il continuo scambio di cavi utilizzati a mo’ di equalizzatore (sic!) potrebbero “magicamente” scomparire, giacché eliminate alla radice le cause primarie di generazione del problema.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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