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Tale e quale, ovvero come ti inganno il cervello: una panoramica sui diffusori atipici – Seconda parte.

Proseguiamo con la seconda ed ultima parte dell’articolo dedicato ai diffusori atipici, sistemi che in modo piuttosto originale si sono posti l’obiettivo di superare i limiti naturali al fine di ricreare un campo sonoro più simile all’evento naturale.

DIFFUSORI ATIPICI: LE AR MAGIC SPEAKER

Chiunque mastichi di Hi-Fi da qualche tempo conosce AR, la ditta che ha inventato la sospensione pneumatica ad opera di Edgar Willchur, sistema di carico che ha rivoluzionato l’idea del diffusore ad uso home, stiamo quindi parlando di qualcuno che sa come fare le cose, e lo sa bene, molto bene.

O almeno lo sapeva, visto che da tempo ha chiuso i battenti, ma questo non significa che non abbia lasciato un segno prepotente nell’alta fedeltà.


A parte le iconiche AR3, diffusore considerato a tutt’oggi col massimo del rispetto dovuto ad una vera e propria legenda, la vetta della produzione di questo eccellente produttore fu raggiunta negli anni ’80 con un modello di dimensioni davvero enormi chiamato MGC-1 ovvero THE MAGIC SPEAKER, progetto che si deve alla penna di Ken Kantor, iconico ingegnere fondatore successivamente del brand NHT.

Il perché ci si riferisse in tal modo a questo prodotto giace nella singolarità del suo progetto: numerosi altoparlanti disposti in un complesso mobile, un complesso filtro di crossover ed un’elettronica a corredo dell’insieme – chiamarle solo coppia di diffusori suona riduttivo – costituivano la proposta di AR tesa alla più accurata ricostruzione sonora possibile.

Costavano molto, erano parecchio ingombranti e naturalmente propense ad infastidire il WAF – ma è noto che la forma segue la funzione – ma chi le ascoltò all’epoca le ricorda ancora oggi, impossibile dimenticarle.

Esisteva anche una versione le cui dimensioni erano leggermente minori – la MGC 2 – altrettanto complessa ma forse più gestibile in ambiente.

DIFFUSORI ATIPICI: POLK AUDIO SDA

Un altro costruttore che di recente ha riproposto sul mercato un sistema dotato della particolare tecnologia denominata SDA (Stereo Dimensional Array) – qualcosa di cui abbiamo già parlato qualche tempo fa e che deve la sua nascita ad un’intuizione di Matthew Polk, fondatore dell’azienda – è l’americana POLK AUDIO con il modello Legend L800.

Il modello Legend L800

 

Concettualmente parlando esso trae spunto da quanto effettivamente accade in natura, ove qualsiasi suono raggiunge le orecchie nella misura di due soli stimoli, ovvero sinistro e destro, cosa che in un sistema stereo raddoppia trasformandosi in quattro stimoli – problema dovuto alla presenza di due diffusori, ovvero di due sorgenti sonore.

Il problema generato da questo modo di ascoltare è la ITD, ovvero la diafonia inter-aurale, qualcosa che limita fortemente l’immagine sonora confinandola all’interno dei due diffusori e restringendo il palcoscenico virtuale.

I diffusori prodotti da Polk Audio a cavallo degli anni ‘80/’90 tentavano di superare questo limite mediante l’SDA, facendo uso di altoparlanti supplementari opportunamente gestiti dal crossover e destinati alla cancellazione della ITD: funzionava e funziona ancora, eccome!

Circa questo interessante sistema abbiamo già pubblicato un paio di articoli dove potete approfondire meglio il particolare funzionamento.

DIFFUSORI ATIPICI: E GLI ITALIANI?

Ovviamente non mancano all’appello aziende italiane che nel tempo si sono date da fare nel far si che i propri diffusori presentassero un campo sonoro più aderente alla realtà dell’evento naturale: la mai troppo compianta ESB con il sistema DSR (Distributed Spectrum Radiation), attualmente implementato nei diffusori della Giussani Research e ribattezzato NPS (Natural Perspective System) e la RCF con il modello X02.

Le mitiche ESB 7/06. notare la disposizione degli altoparlanti e la rotazione del baffle verso l’interno

 

Differente è però l’approccio utilizzato, ove la RCF utilizzava altoparlanti aggiuntivi opportunamente gestiti dal crossover in quanto al segnale da riprodurre – essenzialmente informazioni relative all’ambienza – le altre due sfruttavano una particolare disposizione dei drivers sul pannello frontale, facendo si che si creasse un intenzionale ascolto fuori asse in grado di rendere maggiormente stabile la prospettiva ed allargando al contempo la scena sonora.

In altre parole, la costruzione del cabinet era fatta in maniera tale da prevedere automaticamente l’orientamento dei diffusori verso il punto d’ascolto pur essendo questi paralleli alla parete di fondo.

Relativamente al citato sistema consiglio di leggere l’interessante descrizione della teoria posta alle spalle del principio di funzionamento.

Il modello MICRO

 

La romana H.E.A.D. con i modelli della serie HEOLO sfrutta invece l’emissione a 360° già vista in precedenza.

Non sono poi mancate diverse interpretazioni da parte di costruttori europei – maggiormente nel nord Europa, come Germania a Svezia – sistemi che passivamente, oppure per via elettronica, tentavano di ricreare al meglio l’evento sonoro naturale.

A tal proposito molto interessante era il diffusore BEOLAB 5 prodotto a suo tempo dalla danese BANG & OLUFSEN così come lo sono gli attuali ed interessanti modelli prodotti dalla tedesca DUEVEL.

Il BEOLAB 5 era un diffusore molto interessante ed altamente tecnologico. Equipaggiato con moduli digitali ICE Power, oltre ad un emissione particolare del campo sonoro, prevedeva un’analisi del segnale in ambiente mediante dei sensori che in tal modo adattavano la risposta al locale d’ascolto.

IN CONCLUSIONE

Formule diverse quindi tese al raggiungimento del medesimo risultato, il tentativo di ricreare un credibile palcoscenico virtuale il più possibile aderente alla realtà dell’evento naturale, una cosa non certo semplice a causa dell’elevato numero di incognite presenti.

A ben vedere, parecchie delle intuizioni nate nel tempo sono simili – e solo il connotato cronologico le separa tra loro.

Non si deve storcere troppo la bocca davanti a questo tipo di interpretazioni, queste ricerche ricadono inevitabilmente a pioggia nella produzione di massa facendo sì che prestazioni un tempo solo sognate, sono oggi appannaggio di dispositivi non troppo costosi.

La ricerca continua, e seppure il principio di funzionamento alla base dei diffusori sembra non riuscire ad evolversi più di tanto – a parte nuovi materiali maggiormente performanti e sempre più perfezionati – in realtà qualcosa si è mosso, basta ascoltare senza troppi pregiudizi certi diffusori immancabilmente Bluetooth reperibili sul mercato.

Le prestazioni sono di certo aiutate elettronicamente, ci mancherebbe, ma in tutta onestà, avete mai sentito suonare in tal modo diffusori di così piccole dimensioni nel passato?

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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