Passione, collezionismo, qualità audio/video imbattibile e valore culturale: UNIVIDEO spiega perché il supporto fisico è ben lontano dallo scomparire
Stiamo assistendo a una situazione paradossale per quanto riguarda i supporti fisici. Da un lato c’è Sony, con l’annuncio che dal 2028 nessun gioco per PlayStation 5 (e in futuro PlayStation 6) arriverà più sul mercato su supporto fisico. Dall’altro ci sono i dati riferiti agli USA che mostrano una rimonta impressionate del CD e la solita crescita costante dei vinili anno su anno, con in più un piccolissimo e per ora poco influente revival persino delle musicassette.
Basta inoltre guardare al numero esorbitante di lettori CD usciti da inizio anno a oggi, con numeri che fino a due anni fa sarebbero stati pura fantascienza. Sul versante audiovisivo, anche DVD, Blu-ray e Ultra HD Blu-ray non se la passano affatto male. Ovviamente, siamo lontani dalle vendite del periodo pre Netflix-streaming, ma lo scorso anno in Italia sono stati venduti oltre 200.00 Ultra HD Blu-ray, per un valore complessivo che oltrepassa i 5 milioni di euro e con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente. Numeri (torniamo a ripeterlo) che poco hanno a che spartire con quelli dei DVD del periodo d’oro, ma già il fatto che siano cresciuti anno su anno è oro colato di questi tempi.
Della decisione di Sony, dello stato del supporto fisico in Italia e delle prospettive future abbiamo parlato con Luciana Migliavacca, Presidente UNIVIDEO, l’associazione che rappresenta gli Editori Audiovisivi su media digitali (DVD, Blu ray, Ultra HD Blu-ray) e online (piattaforme di distribuzione digitale).

AFDigitale: Di fronte all’annuncio di Sony, quanto è concreto, secondo UNIVIDEO, il rischio che la stessa dinamica dei videogiochi possa accelerare l’abbandono del supporto fisico anche nel cinema e nell’home entertainment?
Rispetto alla prospettiva annunciata recentemente da Sony Interactive Entertainment, ritengo che la prima domanda da porsi sia se innovare significhi necessariamente rinunciare al supporto fisico. La mia risposta, come appassionata di cinema e Presidente di UNIVIDEO, è che i due modelli di business, fisico e digitale, devono continuare a convivere, rafforzandosi reciprocamente. Per questa ragione auspico che tale decisione possa essere riconsiderata perché la console rimane un punto centrale tanto per i videogiochi quanto per i supporti audiovisivi (DVD, Blu-ray e 4k Ultra HD) e i CD. Qualche anno fa UNIVIDEO aveva scelto proprio di raccontare, attraverso uno spot pubblicitario, quanto la console per videogiochi rappresentasse un punto di incontro tra gaming, cinema, generazioni, socialità e modi diversi di vivere l’intrattenimento.
AFDigitale: DVD, Blu-ray e soprattutto Ultra HD Blu-ray continuano ad avere un pubblico, seppur molto più ristretto rispetto agli anni d’oro del DVD. Quali sono oggi le caratteristiche che rendono il supporto fisico ancora interessante per il consumatore e quali iniziative sta portando avanti UNIVIDEO (o porterà avanti nell’immediato futuro) per valorizzarle e contrastare la progressiva marginalizzazione del formato?
Per rispondere a questa domanda, occorre a mio avviso comprendere a fondo chi sono oggi i consumatori di supporti audiovisivi. Certamente ci sono gli appassionati e i collezionisti che continuano a considerare il supporto fisico imprescindibile non solo per la fruizione nel tempo, senza vincoli, ma anche per mantenere intatta la memoria storica dell’opera stessa. Negli ultimi anni abbiamo notato che anche i giovani stanno riscoprendo il valore storico e culturale del supporto fisico. Una ricerca americana, infatti, ha messo in rilievo come la GenZ ne sia sempre più attratta perché incuriosita e interessata a possedere i film senza il rischio che improvvisamente scompaiano delle librerie digitali, o che lo streaming talvolta singhiozzi non garantendo una visione tecnologicamente performante. I supporti fisici di nuova generazione oggi sono in grado di soddisfare pienamente qualunque tipo di esigenza performativa, sia sotto il profilo sono sia sotto quello visivo. E per chi ama davvero il cinema, questo non è un dettaglio. Per questa ragione come UNIVIDEO stiamo promuovendo da tempo campagne di comunicazione e sensibilizzazione dedicate sia agli appassionati e collezionisti, sia ai giovani, andando nelle scuole e coinvolgendoli direttamente in contesti dove il loro interesse è focalizzato sulla ricerca di contenuti speciali e affascinanti da possedere e non solo da fruire in modo “liquido”. È necessario coinvolgere i giovani e far conoscere loro le performance del supporto fisico che sono ancora tante e soprattutto permettono una visione equiparabile alla sala cinematografica.
AFDigitale: Uno degli aspetti più importanti del supporto fisico è il concetto di possesso. Acquistando un disco infatti, si ha un oggetto che può essere conservato, rivenduto e utilizzato anche a distanza di molti anni. Con il digitale questo rapporto cambia radicalmente, perché spesso si acquista una licenza legata a una piattaforma. Quanto pesa, nella battaglia per la sopravvivenza del fisico, il tema della proprietà, della conservazione e dell’accesso permanente ai contenuti?
Ho toccato questo tema della precedente risposta ma proprio perché stiamo vivendo un processo di grande trasformazione del nostro mercato è bene rimarcare alcuni aspetti significativi. Il possesso di un supporto fisico rappresenta sempre di più uno status, che non necessariamente si lega in via esclusiva agli appassionati e ai collezionisti. Chiunque possieda in casa un DVD, un Bly-ray o un 4k Ultra HD non ha solo un supporto ma si trova un pezzo di memoria che lo porta a rivivere ogni volta in modi diversi ricordi, emozioni e sensazioni. È una certezza che celebra il valore della cultura, rendendola immortale. Questo non significa contrapporsi alla visione digitale, anzi fisico e digitale sono come fratelli. È la modalità di fruizione che li rende diversi ma complementari. Attraverso la piattaforma transazionale si soddisfa un bisogno immediato, mentre attraverso il supporto fisico si innesca un meccanismo di ripetitività storica grazie ad una libreria filmica che genera orgoglio e certezza. Gli sforzi per garantire lunga vita ai supporti fisici non devono concentrarsi dunque sull’idea, sbagliata, della concorrenza da parte delle piattaforme digitali. Occorre invece rispettare questo dualismo mettendo al centro il valore culturale delle opere audiovisive che possono essere fruite se reperibili anche in digitale oppure grazie ad un supporto fisico, capace per sua natura di innescare un meccanismo sociale sempre più benefico, ossia favorire il lusso della disconnessione. Condividere con amici e parenti una serata cinema senza rumori di fondo (esempio l’uso contemporaneo dei social sugli smartphone) è il miglior modo per combattere l’isolamento e la solitudine.
AFDigitale: Dal punto di vista tecnologico, l’Ultra HD Blu-ray rimane il riferimento per chi cerca la massima qualità audiovisiva domestica, con bitrate elevati, HDR e tracce audio lossless, mentre lo streaming deve necessariamente fare i conti con compressione e disponibilità della connessione. Quanto può ancora rappresentare la qualità tecnica un argomento commerciale per il supporto fisico e quanto invece il pubblico considera ormai sufficiente la qualità offerta dallo streaming?
L’Ultra HD Blu-ray garantisce oltre ad una qualità sonora e visiva eccellente, anche la possibilità di fruire di contenuti aggiuntivi (interviste, backstage, selezione di scene) il tutto pensato per far vivere allo spettatore una esperienza filmica unica che può essere rivissuta in qualunque momento. Il digitale paga lo scotto di una library in continuo aggiornamento e un legame con le reti digitali del nostro Paese che non sempre performano come dovrebbero.
AFDigitale: Se DVD, Blu-ray, Ultra HD Blu-ray e videogiochi su disco dovessero progressivamente scomparire, quali sarebbero secondo UNIVIDEO le conseguenze più rilevanti per consumatori, industria e patrimonio culturale? Ci riferiamo in particolare alla possibilità di conservare le opere nel tempo, alla disponibilità di versioni fuori catalogo, al mercato dell’usato, al ruolo dei negozi specializzati e alla maggiore dipendenza dalle piattaforme digitali: che cosa rischieremmo concretamente di perdere con la fine del supporto fisico?
Non penso che il “fisico” potrebbe scomparire completamente, il mercato non ci sta dicendo questo. Siamo in un momento di profonda trasformazione che tutti quanti, comprese le nostre aziende, devono cogliere nel modo giusto. La tecnologia avanza rapidamente, occorre concentrarsi sulle esigenze dei consumatori, studiare a fondo modalità di offerta e di fruizione diverse a seconda di variabili che necessariamente mutano (penso alle fasce di età, agli interessi dei contenuti, ai momenti in cui si punta allo svago). Il futuro dell’Home Entertainment non è una scelta univoca, ma un ecosistema completo in cui fisico e digitale si rafforzano a vicenda, lasciando al consumatore la libertà di vivere le proprie passioni nel modo che preferisce e tutelando, al contempo, le filiere che coinvolgono produttori, editori, distributori e professionisti. Da appassionata di cinema poi non posso non pensare all’enorme patrimonio culturale raccontato dagli anni 40 in poi proprio dal cinema, con film straordinari che hanno scandito la crescita sociale del nostro Paese. La televisione e il cinema hanno sempre avuto un ruolo centrale nelle generazioni che hanno fatto l’Italia. Questo processo non si interromperà, ne sono certa!
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