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Agnes Obel: Philarmonics. Dalla Danimarca con calore

Il disco d’esordio della cantante danese Agner Obel, una bella voce calda dalle fredde brume danesi. Un disco riuscito.

Agnes Obel é nata e cresciuta a Copenhagen; ha studiato all’ Università di Roskilde ma si é trasferita a Berlino nel 2006, trovando nello stile di vita della capitale tedesca più stimoli creativi per il suo lavoro. Philarmonics viene pubblicato nel 2010 , ed é il debutto discografico della giovane cantante. Ai Danish Music Awards le é valso cinque premi, tra cui quello per il miglior album dell’anno e la miglior artista esordiente.

Agen Obel

Ad un primo ascolto verrebbe facile fare paralleli con cantanti più mainstream come Tori Amos o Kate Bush , ma qui l’ influenza del folk danese e della musica da camera é molto più marcata.

Ascoltare i brani di questo album é come entrare in una bolla spazio temporale , difficile da collocare in un punto e un momento precisi.

Nella foto di copertina la cantante ha un’ aria seria, composta, quasi un po’ dimessa; se non fosse per la presenza dei colori, sembrerebbe una foto ritratto di inizio ‘900.

Agnes Obel, spesso fa uso di un effetto sonoro che sembra sdoppiare la sua voce, a destra e a sinistra dell’ ascoltatore: questa scelta di stile potrebbe attirare le antipatie dei puristi del suono, ma il risultato ottenuto é piacevole, e non annoia perché la cantante sa dosarlo bene tra strofe e ritornelli.

Philarmonics, i brani

“Riverside” é il brano più rappresentativo di tutto l’ album: é una ballata lenta, malinconica e un po’ inquietante. “Just so” é più leggiadra e spensierata  potremmo definirla in tre parole, un esempio di “musica country danese”.
“Falling, Catching” e “Louretta” sembrano degli studi per pianoforte da suonare in conservatorio, ma fanno uso di sequenze ripetitive, quasi ipnotiche che li rendono peculiari; é in brani come questi che si sente l’ influenza del compositore francese Erik Satie, che viene citato spesso da Agnes Obel, come sua principale fonte di ispirazione.
Tra i vari episodi che compongono l’album troviamo anche la cover di uno dei brani più belli mai scritti da John Cale , “Close Watch” a cui la cantante riesce a dare una dimensione sospesa e un ritmo al tempo stesso, che la versione originale non aveva.

Ognes Obel, Philarmonics. Il CD.

Abbiamo ascoltato Philarmonics nell’ edizione su CD , ma il titolo é disponibile anche su vinile .
L’equilibrio timbrico delle varie tracce é quasi sempre perfetto.
Solo a tratti il suono diventa un po’ aspro, forse a causa dei summenzionati effetti sulla voce .
É curioso notare come, l’ unico brano dove la cantante non fa uso di questo trucco (Over The Hill) presenti delle lievi distorsioni, proprio sulla voce. Forse il livello del microfono era troppo alto o, più probabilmente il tecnico del suono era distratto durante il mastering finale.

A questa prima prova discografica fará seguito un secondo disco altrettanto interessante.
In quelli ancora successivi l’ artista preferirà adottare un cliché abbastanza riconoscibile ma più ripetitivo, forse per raccogliere un maggior consenso di pubblico, e di vendite .
Del resto si sa, anche gli artisti devono pagarsi il mutuo di casa . .

agnes obel

Tracklist Philarmonics, Agnes Obel

1. Falling, Catching
2. Riverside
3. Brother Sparrow
4. Just So
5. Beast
6. Louretta
7. Avenue
8. Philharmonics
9. Close Watch
10. Wallflower
11. Over The Hill
12. On Powdered Ground

Etichetta : Play It Again Sam

 

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