Il DragonFly Copper è il nuovo DAC USB portatile di QudioQuest con chip ESS ES9218, uscita da 2,1V, consumi ridotti e filosofia plug-and-play pensata per smartphone, laptop e cuffie
Il nome DragonFly, nel mondo dell’audio digitale portatile, continua ad avere un peso specifico che pochi altri prodotti della categoria possono rivendicare. Quando il primo modello arrivò sul mercato, nel 2012, contribuì in modo concreto a rendere più accessibile l’idea di migliorare l’audio di computer e dispositivi mobili senza trasformare tutto in un esercizio tecnico per appassionati estremi. Oggi, a oltre dieci anni di distanza, il mercato dei DAC compatti è molto più affollato, i concorrenti si moltiplicano a ogni fascia di prezzo e la guerra delle specifiche ha reso questa categoria molto più competitiva.
Proprio per questo il nuovo AudioQuest DragonFly Copper merita attenzione, recuperando il nucleo originario della formula DragonFly fatto di semplicità d’uso, portabilità vera, assorbimento contenuto e prestazioni sufficientemente solide da migliorare l’ascolto quotidiano in modo percepibile.
Disponibile Il Copper si presenta come DAC USB portatile, preamplificatore e amplificatore per cuffie costruito attorno al chip ESS Sabre ES9218 a 32 bit. AudioQuest dichiara che questo nuovo modello è in grado di offrire una potenza d’uscita doppia rispetto a qualsiasi DragonFly precedente, riducendo allo stesso tempo del 25% il consumo di corrente.
L’uscita è accreditata di 2,1 volt, un valore che lascia intuire una maggiore disinvoltura nella gestione di cuffie più esigenti rispetto ai vecchi modelli della famiglia. Il controllo del volume resta affidato al dispositivo sorgente (smartphone, tablet, computer), mentre il connettore analogico da 3,5 mm conferma la vocazione ibrida di questo piccolo apparecchio. Il DragonFly Copper, infatti, non nasce soltanto per pilotare cuffie, ma può essere inserito anche in un sistema più ampio collegandosi a diffusori attivi, a un preamplificatore oppure a un impianto hi-fi tradizionale come sorgente digitale essenziale e immediata.
Uno degli aspetti più peculiari riguarda la scocca realizzata con una placcatura in rame ad alta conducibilità che, secondo AudioQuest, dovrebbe contribuire a drenare il rumore RF. Un DAC di questo tipo opera a stretto contatto con laptop, smartphone e computer, cioè ambienti elettricamente rumorosi per definizione, e dunque il tentativo di limitare le interferenze ha una logica tecnica comprensibile, anche se il suo impatto reale andrà verificato sul campo.
Più discutibile, almeno in termini di marketing puro, è la scelta di fermarsi al supporto per flussi 44,1, 48, 88,2 e 96 kHz. Nel 2026 una soglia di 24 bit/96 kHz appare quasi conservativa, soprattutto se confrontata con molti dongle DAC concorrenti che spingono senza esitazione verso PCM fino a 192kHz e DSD di ordine elevato. AudioQuest, tuttavia, sembra aver deliberatamente rinunciato a questa corsa, puntando su una piattaforma Full Speed USB più efficiente rispetto alle implementazioni High Speed USB.
Il ragionamento di fondo è che aumentare le specifiche significa spesso aumentare in modo sensibile anche i consumi, e chi usa davvero questi dispositivi in mobilità potrebbe trarre un beneficio più concreto da una batteria che dura di più, rispetto a formati che raramente incidono nell’ascolto reale quanto promettono sulla carta.
In questa prospettiva va letta anche l’assenza del supporto MQA, presente invece nel precedente DragonFly Cobalt. È una rinuncia che oggi pesa meno di quanto avrebbe pesato qualche anno fa sia per il ridimensionamento della centralità del formato, sia perché il mercato sembra essersi spostato verso priorità diverse.
La compatibilità dichiarata è ampia e include iOS, Android, Windows, macOS e Linux, pur con la consueta cautela sul fronte del supporto tecnico effettivo per quest’ultimo. La presenza del connettore USB-A potrebbe sembrare anacronistica, ma AudioQuest include un adattatore DragonTail da USB-A a USB-C, così da garantire l’utilizzo con la maggior parte dei dispositivi contemporanei. È una soluzione meno elegante di un corpo nativamente USB-C, ma anche un modo per mantenere continuità con l’identità storica della gamma e con una parte dell’ecosistema desktop ancora perfettamente attuale.
C’è poi un elemento che aiuta a capire la logica del DragonFly Copper. AudioQuest sostiene di aver venduto oltre 300.000 DragonFly nel mondo dall’esordio della serie, ormai diventata il simbolo di un upgrade semplice e immediato che migliora l’ascolto senza costringere a ripensare l’intero sistema. Il Copper sembra voler tornare proprio lì, in un momento in cui il mercato propone alternative spesso più piccole, meno costose e più generose sul fronte delle specifiche, ma non sempre altrettanto coerenti nell’esperienza complessiva.
Il prezzo di 249 euro colloca il Copper in una fascia tutt’altro che entry level, soprattutto alla luce dell’aggressività della concorrenza asiatica. Eppure, è probabile che AudioQuest non stia cercando il primato del rapporto euro-specifica, quanto piuttosto di riaffermare un’idea di prodotto molto precisa, ovvero un DAC tascabile che non voglia fare tutto, ma che sappia fare bene ciò che serve davvero nell’uso quotidiano.
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