Un rigoroso studio scientifico ha confrontato diversi sistemi di isolamento per giradischi: le molle in acciaio ottengono i risultati migliori, mentre i piedini originali deludono. Ecco cosa emerge dalle misurazioni
Anche chi mastica molto poco di alta fedeltà, sa quanto sia importante isolare il più possibile un giradischi dalle vibrazioni. Anche per questo il mercato offre diversi tipi di supporto per giradischi tra basi antivibrazione, piedini aftermarket, piattaforme dedicate e sistemi a molle, che vengono regolarmente proposte come soluzioni capaci di migliorare la qualità della riproduzione analogica, ma che raramente sono supportate da misurazioni indipendenti. Uno studio scientifico prova ora a fare chiarezza, confrontando diversi sistemi di isolamento attraverso un approccio rigorosamente strumentale.
La ricerca Mitigation of Structural Vibrations in Sensitive Audio Devices: A Study on Isolation Materials for Lightweight Turntables, condotta da Aleksandra Sawczuk e Bartlomiej Chojnacki dell’Università di Cracovia, si è concentrata su un non meglio specificato giradischi con un peso inferiore ai 10 Kg, categoria generalmente più sensibile alle vibrazioni trasmesse dal pavimento rispetto ai modelli di massa elevata. L’obiettivo era capire quale soluzione fosse realmente più efficace nel limitare la propagazione delle vibrazioni all’interno della struttura del giradischi.
Per simulare le sollecitazioni tipiche di un ambiente domestico, come i passi sul pavimento o lo spostamento di mobili, i ricercatori hanno utilizzato una macchina battente Norsonic Nor277, in grado di generare impatti perfettamente ripetibili mediante martelli calibrati. Il motore del giradischi è rimasto spento durante tutte le prove per eliminare qualsiasi interferenza dovuta alla rotazione del piatto o alla trasmissione meccanica.

Ogni configurazione prevedeva quattro elementi di appoggio posizionati ai quattro angoli del telaio. A cambiare era esclusivamente il sistema di isolamento, in modo da confrontare direttamente le prestazioni delle diverse soluzioni nelle medesime condizioni operative. Sono stati messi alla prova i piedini originali del giradischi, supporti in elastomero Sylomer SR11, molle in acciaio ISOTOP MSN 1 KTL, un isolatore a fune metallica AMC WireRope Type B e un isolatore lineare PGFUN TR0-25. Come riferimento è stato utilizzato anche un appoggio completamente rigido, utile per determinare il livello di vibrazioni trasmesse in assenza di qualsiasi forma di isolamento.
Per misurare il comportamento dell’intera struttura, sono stati installati accelerometri sulla superficie di appoggio, sul telaio, sul piatto, sul braccio e soprattutto in prossimità della testina. Quest’ultimo punto rappresenta infatti il parametro più significativo, dal momento che qualsiasi vibrazione che raggiunga lo stilo può trasformarsi direttamente in un segnale elettrico indesiderato, alterando la riproduzione musicale.
Le misurazioni hanno prodotto oltre 2000 spettri di risposta per ciascuna configurazione nell’intervallo compreso tra 2 e 100 Hz, permettendo di osservare come ogni parte del giradischi reagisse alle sollecitazioni invece di considerare l’apparecchio come un unico corpo rigido.
I risultati hanno riservato alcune sorprese. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire l’intuito, il parametro che si è dimostrato più importante non è stata la rigidità del supporto, bensì la sua capacità di deformarsi in modo controllato. Le molle in acciaio, caratterizzate da una rigidità dinamica di appena 1,8 N/mm, hanno ottenuto le migliori prestazioni complessive, garantendo un isolamento più efficace e soprattutto più costante lungo l’intero intervallo di frequenze analizzato.
In particolare, le molle hanno mostrato un’eccellente attenuazione tra 8 e 15 Hz e successivamente tra 32 e 64 Hz. Il primo intervallo è particolarmente interessante perché coincide con la regione di risonanza del sistema formato da braccio e testina, uno dei punti più delicati dell’intero giradischi. I supporti in elastomero hanno invece fornito benefici più limitati, concentrati principalmente tra circa 17 e 32 Hz, mostrando addirittura un incremento delle vibrazioni intorno ai 56 Hz.

Ancora più interessante è il confronto tra teoria e pratica. I dati forniti dai produttori lasciavano infatti prevedere che alcuni sistemi iniziassero a isolare efficacemente già intorno agli 8 Hz, ma una volta installati sul giradischi reale l’attenuazione significativa è comparsa solamente attorno ai 10 Hz. Ciò deriva dal fatto che un giradischi non si comporta come una massa unica appoggiata su una molla ideale.
Plinto, piatto, braccio, testina e supporti costituiscono infatti un sistema meccanico estremamente complesso, nel quale ogni elemento possiede proprie masse, risonanze e modalità di deformazione. Di conseguenza, le specifiche dichiarate per il singolo componente non sono sufficienti a prevedere il comportamento dell’insieme una volta completato il montaggio.
Tra i risultati più sorprendenti emerge anche il comportamento dei piedini originali. Lungi dal rappresentare una soluzione efficace, hanno mostrato prestazioni piuttosto modeste, risultando addirittura peggiori di un semplice appoggio rigido in alcune bande di frequenza, specialmente tra 48 e 64 Hz. Secondo gli autori dello studio, questa debolezza è probabilmente riconducibile ai materiali e alla progettazione semplificata spesso adottati nei giradischi di fascia economica.
Il caso più curioso riguarda però uno degli isolatori lineari. Pur presentando una rigidità dinamica praticamente identica a quella delle molle risultate vincitrici, il PGFUN TR0-25 ha prodotto un comportamento quasi opposto in prossimità della testina, aumentando le vibrazioni lungo gran parte dello spettro analizzato.

La situazione cambiava osservando il piatto, dove lo stesso supporto riusciva invece a ridurre il livello delle oscillazioni tra 40 e 72 Hz. È una dimostrazione concreta di quanto sia riduttivo valutare un sistema antivibrazione osservando un solo punto del giradischi; una soluzione può infatti migliorare la stabilità del piatto, ma trasmettere contemporaneamente maggiori vibrazioni proprio al punto più critico, cioè la puntina.
Lo studio mette indirettamente in discussione anche molti proclami di marketing. Esistono piattaforme antivibrazione dal costo di diverse migliaia di euro che promettono un miglioramento della scena sonora, del dettaglio o della trasparenza, ma spesso queste dichiarazioni non sono accompagnate da misurazioni complete dell’attenuazione alle varie frequenze.
Alcuni produttori, come Townshend Audio o Minus K, pubblicano dati tecnici molto più dettagliati sulle frequenze di risonanza e sulla capacità di isolamento, ma nessuna di queste piattaforme è stata inclusa nella ricerca, per cui non è possibile stabilire se offrano prestazioni superiori rispetto alle semplici molle industriali utilizzate nell’esperimento, che tra l’altro hanno un costo estremamente contenuto (meno di 100 euro per un set completo) e rendono ancora più interessante il rapporto tra investimento e risultati misurati.
Gli stessi ricercatori invitano comunque alla prudenza nell’interpretazione dei dati. Durante le prove il giradischi non stava riproducendo alcun disco, visto che come già detto il motore era spento, il piatto fermo e la puntina non era a contatto con il vinile. Sono quindi rimasti esclusi tutti i fenomeni dinamici legati alla rotazione, alla tensione della cinghia, alle forze esercitate dal motore, alla lettura del solco e persino al feedback acustico generato dai diffusori.
Di conseguenza, lo studio dimostra con chiarezza quale sistema isoli meglio dalle vibrazioni verticali provenienti dall’esterno, ma non prova automaticamente che ciò si traduca in un miglioramento udibile durante l’ascolto. Per questo motivo il gruppo di ricerca ha già annunciato una seconda fase dell’indagine, nella quale il giradischi verrà testato in condizioni di funzionamento reale. Sarà probabilmente quel confronto a stabilire se il vantaggio evidenziato dalle molle in acciaio si traduca anche in benefici concreti durante la riproduzione musicale, oppure se entrino in gioco altri fattori capaci di modificare il comportamento dell’intero sistema.
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