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Uguali eppure diversi: parte II (oltre la distorsione)

Grafico riferito al driver CIARE PM-160: in rosso la risposta in frequenza, in blu la curva dell’impedenza

Il nostro recente articolo sul rapporto tra RF e THD ha sollecitato l’interesse dei nostri lettori – numerose sono le mail che abbiamo ricevuto – al punto che abbiamo deciso di scrivere un ulteriore pezzo scandagliando oltre quanto già delineato nel precedente.

Uno degli aspetti che qualche lettore ha sottolineato – ad esempio il simpatico Bruno che da come scrive non è certamente appassionato di primo pelo, infatti cita niente meno che il Sigma Drive di Kenwood, un interessante sistema che si occupava di gestire il “rapporto” ampli/diffusori mediante un particolare collegamento – è legato al fatto che quanto da noi espresso sia solamente uno tra i numerosi “motivi tecnici” in grado di spiegare perché elettroniche che alle misure si comportano (quasi) nello stesso identico modo alla prova dei fatti, ovvero all’ascolto, manifestino una timbrica diversa, in molti casi “imposta” a livello circuitale senza troppo reclamizzare tale circostanza.
Le elettroniche ADVANCE PARIS: il connotato timbrico è da sempre orientato verso morbidezza e calore
D’altronde è chiaro che sia (e debba essere) così, lo abbiamo già evidenziato in altri articoli, laddove ciascun produttore progetta e soprattutto “sintonizza” i propri prodotti nel rispetto di quel family sound che li rende unici; tanto per care un esempio basta alludere a McIntosh e Yamaha, la cui timbrica é letteralmente agli antipodi sebbene tutto rientri comunque nell’ambito di una sostanziale normalità.
Idem dicasi per quanto riguarda Accuphase, le cui elettroniche hanno notoriamente una sonorità tendente al morbido, oppure NAD, che dal caldo suono della passata produzione col tempo è approdato a sonorità neutre e certamente più chiare e definite.
Potremmo citarne molti altri di prodotti il cui suono è chiaramente ed intenzionalmente dirottato verso una determinata timbrica, sia a stato solido che a valvole; anzi, esiste anche qualche amplificatore cui tale tecnologia non infonde affatto sonorità calde e vellutate come ritenuto comunemente, prova del fatto che un dispositivo non suona MAI da solo ma in collaborazione col resto del circuito.
ampli PRO
Un classico amplificatore valvolare, notoriamente caloroso, non solo a livello timbrico
Quanto narrato chiaramente non è appannaggio esclusivo delle amplificazioni ma anzi, appare ben consolidato soprattutto nell’ambito dei diffusori, laddove ciascun produttore ha la sua filosofia cui necessariamente fa seguito il concetto di suono “perfettamente adattato” allo specifico pensiero; ed infatti, un altra tra le diatribe più famose della storia – probabilmente seconda solamente a quella tra analogico e digitale – è quella tra tipologie di diffusori, non solo come carico (bass reflex, sospensione pneumatica, sistemi a tromba, elettrostatici etc.) ma proprio per quanto attiene alla timbrica caratteristica.
Motivo per cui, in effetti e per quanti tortuosi ragionamenti ci si possa costruire sopra, ciascun dispositivo può vantare caratteristiche assolutamente personali anche al fine di attirare coloro che ricercano simile timbrica, nessuna meraviglia quindi, conviene farsene una ragione evitando fantasiose ed inopportune interpretazioni.
D’altro canto, chi segue con una certa frequenza i concerti dal vivo – unico riferimento assoluto del concetto di Alta Fedeltà – sa perfettamente che determinati posti (e determinate sale da concerto) consentono di fruire e meglio apprezzare la performance cui si assiste, motivo per il quale già in partenza si opera una scelta non dissimile dall’acquistare determinati prodotti il cui profilo sonoro è maggiormente vicino ai nostri gusti.
E questo è anche il motivo per cui, in pratica da sempre, insistiamo sul concetto di “sistema audio” inteso come insieme di elettroniche che in opportuna sinergia cooperano all’ottenimento di un risultato sonoro di un certo tipo.
D’altronde è proprio questo il fine ultimo dell’appassionato di Alta Fedeltà, riuscire (faticosamente talvolta) a centrare l’obiettivo di riprodurre nel proprio ambiente domestico l’evento reale nel modo più realistico possibile.
Il tempo e l’esperienza poi, insegnano che assumere posizioni eccessivamente rigide che non prevedano derive (attenzione, non necessariamente erronee) dal percorso iniziale – ritenuto assolutamente ed invariabilmente esatto – non portano a nulla se non ad una sorta di confinamento in un recinto mentale che non lascia spazio ad altro, un ottimo sistema per rimanere scioccamente fuori dal contesto il quale, nemmeno a farlo di proposito, è ciclicamente sottoposto a revisione in ossequio ai corsi e ricorsi storicamente presenti in qualsiasi ambito.
toni
Il simpatico LOKI, completamente Made in USA by SCHIIT, circuito di controllo toni stand-alone
Sufficiente è riferirsi ai controlli di tono oppure ai cavi, due tra i massimi argomenti di discussione tecnica tra gli appassionati – inizialmente scomparsi e puntualmente (ri)tornati sui frontali delle elettroniche – sebbene sia noto che alcuni costruttori non li abbiano mai abbandonati nella consapevolezza che atteggiamenti assolutistici non portino affatto a benefici concreti, piuttosto il contrario.
Come al solito, ottimi ascolti!!!

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