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Uguali eppure diversi: la relazione tra risposta in frequenza e distorsione

Come sia possibile che due elettroniche con la stessa risposta in frequenza possano avere assetti timbrici diversi potrebbe apparire un mistero, eppure la spiegazione è semplice.

Tra i numerosi dubbi che popolano la mente dell’appassionato di Hi-Fi, una tra le domande che prima o poi immancabilmente si presenteranno riguarda un aspetto potenzialmente quasi inspiegabile: le differenze timbriche riscontrate all’ascolto a parità di risposta in frequenza.

Sarà capitato a molti di osservare il grafico della risposta in frequenza di una qualsiasi elettronica ed accorgersi come questo sia identico a quello di un altro modello, sebbene, alla prova dei fatti siano evidenti differenze timbriche anche notevoli tra le due elettroniche.

Ed è qui che nasce il mistero (solo apparente) di come ciò sia possibile, considerando che entrambi i dispositivi alle misure si comportano allo stesso modo…..oppure no (?); in effetti non sempre ciò che appare è realmente tale, anzi, come al solito sono i dettagli a fare la differenza, elementi talvolta nascosti dietro le quinte che correttamente contestualizzati spiegano parecchie cose.


Per comprendere meglio la cosa utilizzeremo un esempio che definiremmo, perlomeno, illuminante!

Immaginate di avere a disposizione due lampadine che abbiano identica potenza in watt (diciamo 50) motivo per il quale – visto che i watt tali sono in entrambi i casi – ci aspettiamo che una volta accese producano la stessa identica intensità luminosa; tuttavia, al momento dell’accensione le cose non vanno esattamente così ed una delle due appare più chiara, e questo malgrado la potenza sia esattamente la stessa.

Com’è possibile una cosa del genere?

Qualcuno ha mai fatto caso al valore in gradi Kelvin sovente dichiarato sulla confezione delle lampade? Questo numero esprime la “temperatura colore”, un valore che a sua volta descrive quanto più o meno chiara sarà la tonalità della luce prodotta dal bulbo.

Più questo valore è alto (>4000K) e più la lampada emetterà una luce fredda, ovvero meno caratterizzata dalla classica dominante rossastra tipica delle lampade ad incandescenza; pensate ai fari di certe auto, laddove quelli a Led sono assolutamente più chiari dei classici bulbi alogeni, in certi casi leggermente tendenti all’azzurrino.

Riassumendo quindi, due lampade da 50 watt ma con temperatura colore (K) differente faranno luce in maniera altrettanto diversa!

Ciò premesso, rientriamo nel nostro campo e pensiamo quindi alla perfetta sovrapponibilità della risposta in frequenza di due elettroniche (assimilabile alla potenza in watt poc’anzi citata circa le lampade) la cui timbrica caratteristica sia percettibilmente diversa.

Per meglio comprendere questo aspetto dobbiamo riferisci alla THD espressa delle elettroniche in questione – vale a dire la Total Harmonic Distortion (traducibile in italiano come Distorsione Armonica Totale) che laddove situata in punti diversi della gamma audio, al pari dei gradi Kelvin prima citati, connoterà la timbrica del dispositivo in modo specifico.

Osservate a tal proposito i sottostanti grafici riferiti a due ipotetici amplificatori A e Bcreati appositamente allo scopo di facilitare la comprensione dell’argomento trattato – soprattutto con riferimento al punto dove la distorsione mostra la sua presenza in un determinato ambito di frequenza, due aspetti fondamentali, correlati ed assolutamente emblematici.

Come facilmente osservabile, la distorsione è distribuita in maniera assai differenziata rispetto alla banda di frequenza gestita dai rispettivi dispositivi.

Appare chiaro quindi come la presenza di questa anomalia – soprattutto dell’ordine di distorsione – nulla farà se non contribuire ad una prestazione di un certo tipo; questo a prescindere dal fatto che entrambe le elettroniche abbiano risposte in frequenza praticamente sovrapponibili.

In pratica, laddove la THD fosse presente in una determinata zona – diciamo tra i 50 ed i 300 Hz – fosse principalmente di 2a armonica ed avesse valore compreso tra l’1 ed il 3%, potrebbe perfino risultare piacevole connotando il suono in modo eufonico; diversamente, presentasse lo stesso identico valore ma fosse di 3a armonica e situata tra i 1000 ed i 5000 Hz potrebbe caratterizzare il suono in maniera sgradevole rendendolo talvolta aspro, eccessivamente freddo o stridente.

Ovviamente ci sono ulteriori considerazioni da fare: ad esempio che la sensibilità dell’orecchio alla distorsione è diversa in ragione della frequenza, laddove è massima tra i 1000 ed i 4000Hz mentre scende parecchio sotto i 150Hz, dove occorre un valore superiore al 5% per essere udita distintamente come tale.

Pertanto, sono questi i “dettagli” su cui si basa la possibilità di rilevare timbriche diverse tra dispositivi analoghi, laddove appunto, la distorsione armonica prevalga in un determinato ordine ed in un certo ambito della gamma di frequenze riprodotte.

Adesso sapete perché elettroniche apparentemente identiche suonano in maniera spesso anche molto diversa!

Ovviamente parliamo in generale di valori comunque bassi, in certi casi quasi impercettibili – circostanza come detto collegata al rapporto THD vs Frequenza –  sufficienti in ogni caso a caratterizzare la prestazione generando, in determinati casi, sensazioni sonore differenziate quando eccessivamente udibili; considerando poi che dalla distorsione non è possibile sottrarsi in alcun modo, potete trarre le vostre conclusioni.

C’è però (anche) una buona notizia: solitamente la percentuale di THD presente nelle apparecchiature è assai più bassa di quanto preso a riferimento nel presente articolo – i valori citati sono caratteristici degli amplificatori a valvole, dove un tasso di distorsione che renderebbe inascoltabile uno stato solido è da considerare pressoché normale in un dispositivo termoionico – motivo per il quale non ci si deve preoccupare eccessivamente; in generale si tratta di un contributo che, pur potendo caratterizzare il suono, non danneggia la prestazione in maniera esagerata.

Infine, occorre anche considerare che non tutti hanno identica sensibilità uditiva in relazione alla quantità di distorsione percepita, soprattutto oltre una certa età, l’orecchio diventa quasi insensibile a valori prossimi all’1%, come a dire che improvvisamente potreste trovare piacevole una determinata timbrica ritenuta solo qualche anno prima detestabile.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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