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Vendita diretta e diritto di recesso: pro e contro

Nel primo caso lo scopo è chiaro: attrarre la clientela mediante la possibilità di un test a casa propria, una forma di vendita disponibile per molti prodotti a prescindere dalla possibilità offerta, nel secondo caso dalla nota legge che consente di ripensare all’acquisto effettuato – un periodo molto più esteso quindi – che consente di familiarizzare con l’oggetto dei desideri in modo assai più intimo.

 

VENDITA DIRETTA: RISPARMIO ASSICURATO (?)

La vendita diretta di un bene, ovvero senza troppi intermediari, prevede sempre più spesso un periodo durante il quale l’acquirente ha la possibilità di provare a casa propria il prodotto – qualcosa di già previsto a monte dell’acquisto quindi – un sistema che estende la durata del periodo usualmente previsto dalla legge – ovvero 14 giorni per gli acquisti effettuati online – a circa 30 spesso concessi dal rivenditore.

Ispirata all’assunto “soddisfatti o rimborsati” (che comunque è cosa diversa dal diritto di recesso) è un’ulteriore opzione assai interessante che mette al riparo da rischi (leggasi delusioni) consentendo di operare una scelta più serena.


Chiaramente non tutti operano nello stesso modo, ci sono aziende che semplicemente basano il proprio operato sui presupposti di legge concedendo i citati 14 giorni per (eventualmente) ripensarci e restituire il prodotto.

Solitamente sono i costruttori piuttosto che i rivenditori a prevedere periodi più lunghi, ed il motivo è semplice: ripristinare in casa un prodotto restituito – intendendo con ciò tutto quello che riguarda il packaging – è infinitamente più semplice per un produttore piuttosto che un rivenditore/distributore.

Il vantaggio è quindi concreto, abbiamo la possibilità di investire una cifra al netto delle eventuali delusioni che potremmo ricevere una volta inserito il nuovo acquisto nel nostro sistema, evenienza che essendo obbligati ad acquistare a scatola chiusa è ben più che ipotetica.

Fin qui, almeno in apparenza, la vendita diretta vanterebbe solo aspetti positivi, perché a ben vedere 30 giorni di tempo sono davvero tanti: potenzialmente si potrebbe tenere acceso un amplificatore per ore e per giorni, tanto che a conti fatti il numero di ore/lavoro potrebbe avvicinarsi a quello di un prodotto usato per qualche mese.

Infatti, facendo i famosi conti dell’ancora più famosa serva, si scopre che 60 ore di lavoro possono essere inquadrate anche in 6 mesi considerando 10 ore mensili di ascolto!

Attenzione che l’ipotesi non è tanto peregrina: tranne che non si faccia nulla tutto il giorno, l’accensione dell’impianto avviene per brevi tempi e non certo tutti i giorni, provate a pensare ai vostri ascolti, tra impegni di lavoro, famiglia, stanchezza ed eventi vari, difficilmente si parla di quotidianità.

Considerazione necessaria: la vendita diretta è indubbiamente utile, consente un risparmio di soldi, ma non rende più certo l’acquisto di un prodotto assolutamente nuovo di zecca, ci avevate mai pensato?

DIRITTO DI RECESSO: I FURBETTI DELL’ACQUISTO

Altro aspetto da non sottovalutare, è che complice la possibilità offerta dal fatto che gli acquisti online sono protetti da queste forme di garanzia supplementare, molti appassionati operano di base in questo modo: dopo una ricerca più o meno accurata tesa ad individuare il miglior prezzo – e fin qui nulla di male – procedono all’acquisto dell’oggetto dei loro (spesso disturbati) sogni, sicuri che se poi questo non dovesse piacere sarà possibile restituire tutto al mittente senza rimetterci (o quasi) nulla; in effetti talvolta è richiesto che la restituzione avvenga a spese del cliente, ma sovente anche questa è inclusa, basta leggere bene le politiche di restituzione pubblicate sui vari siti di vendita per scoprirlo.

Lo permette una legge – meglio nota come Diritto di recesso – ove dall’art. 52 all’art. 59 del Codice del Consumo (DL 21/2014) sono riportati i diritti spettanti all’acquirente nonché gli obblighi del commerciante.

In altre parole, il diritto di recesso consente al consumatore di cambiare idea sull’acquisto effettuato – senza fornire alcuna motivazione – cui fa seguito la possibilità di restituire il bene ed ottenere il rimborso di quanto pagato.

Ora, esaminando con attenzione tale dispositivo di legge, emerge senza alcun dubbio la volontà del legislatore di proteggere in qualche modo l’acquirente da possibili acquisti sbagliati oppure frutto di leggerezza, aspetto quest’ultimo che però sembra essersi accresciuto proprio a causa dell’abuso di questa possibilità.

Provate a pensare ad un commerciante il quale – così come garantito dalla citata legge – a fronte di dieci vendite subisca cinque rientri, tra l’altro privi della minima spiegazione circa la motivazione e debba quindi rimettere in circolazione i prodotti oggetto di restituzione: cosa dovrebbe fare? Dichiarare che quanto sta rivendendo è stato “testato” da un altro cliente? Oppure conservare il segreto?

D’altra parte, è noto che l’avvicendamento di componenti audio è spesso legato alla bizzarria dell’appassionato che non trova pace e che di continuo sostituisce componenti alla strenua ricerca dell’inesistente perfezione, un comportamento piuttosto comune, qualcosa che a causa di questa possibilità è andata aumentando a dismisura, tanto da essere apertamente consigliata in molti forum al pari di una comune pratica d’ascolto.

Un tentativo di aggirare l’ostacolo della difficoltà di organizzare ascolti nei punti vendita? Forse, più probabile lo sfruttamento di un principio di legge la cui “furbesca applicazione” consente di sottoporre a test il prodotto che si intende acquistare.

CONCLUDENDO

Chi acquista un prodotto nuovo pretende che lo sia effettivamente – diversamente quest’ultimo andrebbe (ri)venduto come ex-demo (ovvero, almeno in teoria, SOLO ESPOSTO) oppure come usato oppure ancora come B-stock – se non altro per il fatto piuttosto evidente, che se da nessuna parte è riportato che il prodotto che si sceglie presenta una di queste caratteristiche appare scontato che sia nuovo e sigillato, come recentemente quasi sempre dichiarato nei vari annunci dei siti di e-commerce reperibili in rete; sarà perché si intende sottolineare che il prodotto venduto è effettivamente intonso?

Il finale valvolare Mc INTOSH MC-275: amplificatore piuttosto costoso il cui eventuale passamano a scopo di test sarebbe di certo sgradito al suo acquirente, quando noto chiaramente.

 

Insomma, apparentemente si tratta di due contesti che operano in favore dell’acquirente ma che alla fine potrebbero nascondere delle insidie poiché per quanto scritto finora il dietro le quinte resta ignoto – e siccome la terra è rotonda, con buona pace di coloro che ritengono il globo terrestre bidimensionale – non è detto che a mo’ di boomerang la pratica descritta non si ritorca contro l’appassionato facendo si che circoli materiale usato dato per nuovo (e sigillato).

Sia come sia, seppure vendita diretta e diritto di recesso siano considerati regolari aspetti della vendita – è comunque decisamente scorretto l’approccio di molti appassionati di sfruttare la suddetta possibilità a mo’ di prova sul campo – il prodotto restituito in qualche modo (aggiungerei inevitabilmente) sarà rimesso in circolo finendo nelle mani di un altro acquirente che si troverà per le mani un prodotto già – diciamo così – maneggiato da qualcun altro, oppure siete davvero convinti che quanto restituito sia necessariamente rivenduto per usato?

Come al solito, ottimi ascolti!!!

 

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