Il sistema all-in-one LIVEBOX da 20.000 euro è realizzato dalle aziende svizzere Weiss Engineering, PSI Audio e Illusonic e promette audio 3D, DSP avanzato e un approccio professionale in un unico chassis
Sarà presentato ufficialmente all’High End Vienna 2026 a inizio giugno, ma già ora il sistema all-in-one di fascia ultra premium LIVEBOX sta facendo parlare di sé sia per il prezzo (20.000 euro), sia per i tanti anni di sviluppo (il primo prototipo è del 2017) e per la partnership di ben tre aziende svizzere, che insieme hanno contribuito alla sua realizzazione.
Recentemente, brand come Focal & Naim e DALI hanno già mostrato quanto seriamente l’industria stia investendo in questa direzione. Mu-so Hekla e VEGA rappresentano due interpretazioni evolute del concetto di “single box” con integrazione di streaming, amplificazione, connettività HDMI e una gestione sempre più sofisticata dell’ambiente di ascolto. LIVEBOX, che a prima vista pare una massiccia soundbar dalle dimensioni inedite e che per il prezzo non può non ricordare la lussuosa Steinway & Sons Model S Soundbar, si inserisce nello stesso scenario, ma lo fa ponendosi meno come un prodotto lifestyle evoluto.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Weiss Engineering, PSI Audio e Illusonic, tre realtà svizzere con competenze complementari che sono partite dall’idea di semplificare l’hi-fi tradizionale, ma soprattutto di trasportare nel contesto domestico logiche tipiche dell’audio professionale. LIVEBOX integra diffusori, DAC, amplificazione, streaming e un livello avanzato di elaborazione del segnale all’interno di un unico chassis a sviluppo orizzontale, con l’obiettivo di costruire un’esperienza tridimensionale credibile senza ricorrere alla disposizione classica dei diffusori stereo nello spazio.
Oltre lo stereo tradizionale: il ruolo del DSP
Al centro di questa visione c’è la True Ambience Technology sviluppata da Illusonic, che si basa su un principio noto (il controllo del crosstalk tra canali) ma raramente implementato con questa ambizione. In un sistema stereo convenzionale, ogni orecchio percepisce una combinazione dei segnali provenienti dai due diffusori, con una sovrapposizione che limita la precisione della scena sonora.
LIVEBOX interviene su questo aspetto attraverso un’elaborazione digitale avanzata, riducendo l’interferenza tra i canali e cercando di restituire una separazione più netta. Il risultato atteso è una scena più stabile, con una migliore localizzazione delle sorgenti e una percezione più convincente dell’ambienza registrata. È un approccio che, sulla carta, trova particolare senso con registrazioni acustiche ben realizzate, dove la profondità e la ricostruzione dello spazio giocano un ruolo centrale.
LIVEBOX non sfugge però a una delle leggi fondamentali dell’audio, che vede la stanza come parte del sistema. Dimensioni, superfici riflettenti, arredi e posizione d’ascolto continuano infatti a influenzare in modo significativo il risultato finale e, proprio per questo, il sistema include opzioni di calibrazione e preset di elaborazione che permettono di adattare la risposta al contesto reale. Considerando la variabilità degli ambienti domestici, la presenza di un servizio di ottimizzazione in loco per installazioni più complesse conferma che anche in un sistema integrato hi-end come questo il fine tuning resta un passaggio chiave.
Integrazione domestica: tra design e funzionalità
La dotazione di ingressi e uscite del LIVEBOX rispecchia pienamente la sua matrice professionale. Sul fronte digitale, il sistema accetta segnali AES/EBU o S/PDIF tramite connettori XLR, RCA o TOSLINK (doppio ingresso ottico), oltre a un ingresso USB-B per il collegamento diretto a un computer, e a uno streaming UPnP via porta RJ45. Gli ingressi analogici, disponibili in formato XLR o RCA, completano una connettività pensata per integrarsi tanto con sorgenti domestiche quanto con apparecchiature semiprofessionali. Le uscite sono altrettanto articolate, con due output digitali stereo AES/EBU via XLR che affiancano un’uscita analogica stereo su XLR e RCA, utile per configurazioni multi-room o per pilotare subwoofer, preamplificatori, diffusori attivi e amplificatori per cuffie.
Ciò che distingue davvero LIVEBOX sul piano dell’elaborazione è la presenza di algoritmi specifici per sorgente, che vanno ben oltre il classico equalizzatore. Il sistema include un de-esser per la riduzione delle sibilanti, un equalizzatore creativo per la modellazione timbrica, una modalità di emulazione vinile, un loudness equalizer per la coerenza del bilanciamento alle basse pressioni sonore e un sistema di regolazione dinamica del volume per mantenere la coerenza su playlist con livelli disomogenei.
A tutto questo si aggiungono un equalizzatore per la compensazione ambientale e l’algoritmo di crosstalk cancellation già descritto. Il controllo avviene tramite telecomando infrarossi, interfaccia web browser per la configurazione avanzata e sensore gestuale per mute e accensione. Sul fronte streaming, LIVEBOX è compatibile con Qobuz Connect, sarà certificato Roon Ready e supporta UPnP tramite applicazioni come Audirvana, JPLAY e MconnectHD. Bisogna però rimarcare in negativo l’assenza di HDMI (quindi anche del Dolby Atmos), Bluetooth e AirPlay 2, che per un sistema all-in-one premium nel 2026 non sono da prendere sottogamba.
Un oggetto di queste dimensioni (150 x 43.x 22 cm per 15 Kg di peso) e dal prezzo così impegnativo non può però essere pensato esclusivamente in termini tecnici. LIVEBOX è progettato per inserirsi in ambienti reali e questo si riflette nella possibilità di personalizzare la finitura del cabinet praticamente in qualsiasi colore. Anche il posizionamento è stato affrontato con una certa flessibilità.
Le soluzioni di supporto dedicate, LIVEBASE Classic e LIVEBASE Adjustable, rispondono a esigenze diverse. La prima privilegia un’installazione pulita e stabile, con altezza definita e gestione integrata dei cavi, mentre la seconda introduce la possibilità di intervenire sull’angolazione del sistema, un dettaglio che può incidere sulla resa percepita, soprattutto in configurazioni meno convenzionali.

DNA svizzero tra precisione, controllo, coerenza
Analizzando il contributo delle tre aziende coinvolte, emerge una chiara divisione delle competenze. Weiss Engineering porta in dote l’esperienza nel dominio digitale e nella conversione maturata in ambito mastering. PSI Audio si occupa della componente elettroacustica, con un know-how consolidato nella progettazione di diffusori attivi da studio orientati alla massima neutralità e controllo. Illusonic, infine, lavora sul fronte psicoacustico, traducendo in algoritmi la complessità della percezione umana.
Il risultato è un sistema che non cerca di emulare l’hi-fi tradizionale in formato ridotto, ma propone un paradigma alternativo. In questo senso, LIVEBOX si inserisce in una tendenza più ampia che vede l’integrazione spinta e il processamento digitale diventare elementi centrali anche nell’audio di fascia alta.
A Vienna, dove scopriremo molti altri dettagli tra cui la potenza del sistema e i driver integrati, sarà interessante capire quanto questa visione riuscirà a convincere un pubblico storicamente legato ai sistemi separati. Perché se è vero che il “one-box” non è più sinonimo di compromesso, resta da vedere quanto può avvicinarsi, o eventualmente superare, un sistema integrato rispetto a una catena hi-fi tradizionale costruita senza vincoli di spazio e componentistica.
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