Scegliere un sistema audio richiede alcune accortezze e più di ogni altra cosa, è imperativo evitare di credere ciecamente alle infinite e diverse impressioni che si leggono in giro per il web, incluse le recensioni fin troppo entusiastiche che talvolta sono altrettanto chiaramente pilotate.
Potrebbe quindi apparire un discorso privo di senso: ma come – potrebbe chiedersi l’appassionato – proprio chi esegue test e prove d’ascolto mi sta dicendo che non devo credere a ciò che leggo? Che in fin dei conti, essendo il fine quello di attirare l’attenzione su un prodotto oppure un brand la realtà dei fatti null’altro è se non becero marketing audio?
In effetti le cose non stanno affatto in questo modo, ma è assai importante tenere a mente che tutto sommato chi esegue i test non è un alieno dotato del dono dell’infallibilità nonché depositario esclusivo della verità assoluta e di un orecchio sopraffino, solo un appassionato che per sua fortuna ha avuto la possibilità di venire in contatto con un elevato numero di apparecchiature, circostanza che ovviamente ha favorito la consapevolezza di certi aspetti grazie ad un bagaglio culturale di derivazione sperimentale cui molti non hanno accesso per evidenti motivazioni.

Non si tratta di una rivelazione a ben pensarci, sebbene in linea di principio i nostri sensi funzionino nello stesso modo per qualsiasi essere umano, non tutti abbiamo la medesima sensibilità e praticamente nessuno percepisce esattamente il suono nella stessa identica maniera.
In altri articoli – ad esempio questo – nei quali abbiamo cercato di far luce su alcuni importanti aspetti legati all’audio di qualità che devono necessariamente essere presi in considerazione se si intende fare le cose per bene, ci siamo spesso focalizzati proprio su questo basilare aspetto, proprio col fine di fornire uno strumento che consenta di effettuare decisioni il più possibile in autonomia evitando abbagli, delusioni ed aspettative spesso quasi puntualmente frustrate.
Le famose curve isofoniche di Fletcher & Munson lo indicano inequivocabilmente: l’analisi dell’orecchio dimostra, graficamente parlando, che ci troviamo di fronte ad un andamento che privilegia le frequenze medie, essenzialmente frutto dell’evoluzione, visto e considerato che molti suoni riferiti a situazioni potenzialmente in grado di rappresentare un pericolo giacciono proprio in tale ambito.
Meccanismo che né più né meno replica determinate paure ancestrali come quella del buio, dell’altezza o degli spazi aperti, logica derivazione di quando abitavamo nelle caverne, dormivamo sugli alberi o eravamo esposti ai vari predatori che si aggiravano nei dintorni.

Il che significa che ciò che sento io non è assolutamente identico a ciò che ascolta chi mi siede vicino, ragione per cui il medesimo diffusore potrebbe – e sovente lo fa senza troppi complimenti – apparire un riproduttore audio poco aderente ai nostri gusti e/o esigenze, diversamente va da sé che sul mercato sarebbero disponibili una sorgente, un amplificatore ed un diffusore, il tutto con buona pace dei nostri agitati sogni nei quali la scelta di un elettronica si trasforma in un incubo, se non altro per evitare la consueta fregatura o mancata soddisfazione legata ad una opzione inopportuna.
Quindi che si fa?

La risposta non è troppo difficile, forse perfino intuitiva, almeno per coloro che sfruttano adeguatamente il cervello aggirando i numerosi ostacoli posti sul cammino del povero appassionato di Alta Fedeltà, segnatamente luoghi comuni o convinzioni puntualmente rivisitate e velocemente rinnegate.
Si tratta di una questione di cultura audio, ovvero di avere piena consapevolezza di quale sia il suono reale di uno strumento – d’altro canto come si può giudicare qualcosa in assenza di un concreto riferimento? – e di come questo sia quindi riprodotto da un diffusore, trattato da una sorgente oppure da un sistema di amplificazione, elementi che a vario titolo influiscono sulla sonorità, togliendo contenuto armonico, aggiungendo distorsione di intermodulazione, soffocando la spazialità di una presa di suono magari ottima ma castrata nelle sue qualità a causa di quanto esposto.

Recentemente abbiamo parlato delle eccellenti registrazioni della ENOTORRE RECORDS, etichetta discografica italiana che si diletta in produzioni jazz di livello elevato che logicamente – e lo stesso vale per altre nobili produzioni chiaramente – vedrebbe annullato l’impegno messo nell’approccio alla registrazione, laddove si preferisce operare oculate scelte in merito ai microfoni e a tutto ciò che concorre ad una registrazione corretta prima piuttosto che dopo (ovvero in post-produzione) provvedendo a regolare ciò che non va e dev’essere ottimizzato.
Chiaramente, pur essendo attenzioni simili foriere di un risultato ottimale dal punto di vista della prestazione sonora, un sistema audio male assortito nulla può in relazione a mancate sinergie o accoppiamenti talvolta improbabili o male assortiti dal punto di vista elettrico o peggio ambientale, e dovreste oramai sapere che l’ambiente è un vero e proprio componente (nemmeno tanto occulto, anzi) del sistema audio.
Riassumendo quindi, suggeriamo ai nostri lettori di riflettere con attenzione su quanto riportato nel presente articolo, tenendo bene a mente che in fin dei conti anche un operatore del settore audio ha i propri gusti e che quanto evidenziato nelle prove deve immancabilmente essere filtrato dal buon senso, evitando di individuare nello scritto più che un indirizzo, una mera ed assolutistica indicazione di merito su cosa o meno si dovrebbe acquistare in assoluto.
Come al solito, ottimi ascolti!!!
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