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Diffusori e cavi: gli appassionati prendono atto (?)

Finalmente anche in qualche forum di settore ci si accorge che i diffusori sono la voce dell’impianto, checché se ne dica, e che i cavi, tra i più amati/odiati ma imprescindibili accessori di un sistema Hi-Fi, pur a fronte di un costo esorbitante, non necessariamente vantano prestazioni ad effetto WOW come si dice adesso.

Il bello è che lo affermiamo da parecchio – qui un articolo non troppo recente – ovvero da tempi “non sospetti”, momenti in cui abbiamo più volte affermato che alla fine dei conti è il diffusore, in quanto anello finale della catena audio, a caratterizzare il risultato.

Come sosteneva Einstein: è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio!

 

Addirittura – qui potete leggere – qualcuno si è spinto a dichiarare (giustamente, aggiungiamo noi) che tutto il resto nulla sarebbe se non una continua operazione di fine tuning – locuzione inglese che allude alla esatta sintonizzazione delle caratteristiche delle elettroniche col fine di raggiungere la prestazione ottimale – in altre parole, il tentativo di contribuire attraverso le elettroniche che per forza di cose dicono la loro, ad affinare il risultato.

CHE SIA DA SEMPRE CHE FUNZIONA IN TAL MODO?


Qualche tempo fa dichiarammo senza mezzi termini che la semplice (?) sostituzione dei diffusori – ovviamente sistema di amplificazione permettendo – avrebbe dato luogo finanche ad esiti drammaticamente diversi in termini di ascolto, termine certamente abusato ma che in questo caso non appare illogico utilizzare, anzi, vista l’innegabile realtà del contesto.

E poi ci sono i cavi, gli amati/odiati ma imprescindibili spezzoni di filo elettrico (pessima e riduttiva definizione) che collegano le elettroniche tra loro; frutto di studi approfonditi, geometrie innovative individuate dopo innumerevoli notti insonni alla ricerca della verità sonora ed in grado di rivelare sempre di più quanto nascosto (o addirittura assente) tra le pieghe della registrazione.

Anni di accese discussioni, test, prove in cieco, doppio cieco e chi più ne ha ne metta, puntualmente andati frustrati da prove strumentali che hanno dimostrato la pratica inconsistenza di tante affermazioni e visioni mistiche succedutesi nel tempo.

A tale proposito, rammentiamo che la rivista NUOVA ELETTRONICA (per coloro che la ricordano) fece un test corredato da misure dove ciò che oggi appare l’ennesima verità rivelata era ben evidenziato: erano i primi anni ’90.

Eppure tengono botta e restano imperterriti sulla breccia – qui potete farvi un’idea – portando avanti strenuamente il loro contributo nell’audio sistema, una collaborazione fatta di sfumature sovente inudibili (ma ci sono eh, abbiate fede) percezioni appena accennate oppure talmente evidenti da non poter passare inosservate, pardon, inudite; perfino un sordo ci riuscirebbe – probabilmente per via endossea – quando si dice good vibrations!

L’ENNESIMA RIVELAZIONE DUNQUE?

Pertanto, dopo anni di dubbi più o meno feroci su quale componente della catena audio sia maggiormente importante, dopo infinite elaborazioni di teorie economiche circa l’esatta percentuale da investire in una determinata elettronica in quanto potenzialmente più importante di un’altra – rammentate il discorso sorgente, amplificatore, diffusori? – esce fuori che la coppia di elettroacustiche che avete scelto, guarda tu che caso, caratterizza (insieme all’ambiente, altro sottovalutato elemento del sistema audio) praticamente il 90% della prestazione, laddove il resto è solo il tentativo di tornire la performance sonora fino a poterla sovrapporre alle proprie esigenze e/o gusti personali, aspetto quest’ultimo sovente tralasciato ma indubbiamente da considerare.

In effetti, ragionandoci (bene) sopra, tale evidenza non è eccessivamente sorprendente, praticamente da sempre il diffusore è l’elemento cardine del sistema audio, e non potrebbe essere diversamente, vista la sua funzione di trasformazione dell’energia elettrica che riceve in energia meccanica (ovvero suono) atta a raggiungere i nostri timpani che a loro volta la invieranno tramite il nervo acustico al cervello per il di più a praticarsi.

CONCLUSIONI

Normale amministrazione quindi, anzi, normalissima, solo che talvolta l’evidenza sebbene sbattuta in faccia rischia di passare inosservata – storicamente ne abbiamo a iosa di esempi – fosse anche per una sciocca presa di posizione che attribuisce ad altro la perfetta (?) riproduzione sonora dell’evento originale.

D’altronde, sia detto anche per esperienza, malgrado le diverse dimensioni dovrebbero far supporre determinate prestazioni (e anche qui non è affatto detto), la sostituzione dei diffusori può letteralmente rivoluzionare l’assetto timbrico dell’impianto; provate ad immaginare di sostituire un piccolo bookshelf con un esemplare da pavimento – e sebbene ciò che ascolteremo non è detto sia di proprio gradimento – la differenza in termini di prestazione sarà manifesta, molto più evidente a differenza delle elettroniche, cui talvolta occorre dedicare lunghie sessioni d’ascolto al fine di individuare quelle che talvolta sono sfumature.

 

In ultimo i cavi di segnale e potenza, sovente poco considerati oppure osannati e/o trattati a mo’ di vero e proprio equalizzatore al fine di risolvere piccole criticità presenti nell’impianto, che sembrano oramai degni di giusta considerazione ma senza esagerazioni, anche perché fatti salvi i classici valori di resistenza, capacità ed induttanzacome da noi spesso rammentato nei nostri articoli – possono al massimo contribuire per un 5% nell’economia generale del sistema audio.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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