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Cinema in casa – Alla scoperta di ciò che conta nel video

Cinema in casa – Alla scoperta di ciò che conta nel video

Perché realizzare un cinema in casa? Per esaltare al massimo l’esperienza audio/video, dipende solo quanto si vuole e si può puntare in alto

Che sia fisico o liquido il cinema in casa ogni volta può trasformarsi in un evento, e se uso e dimensioni lo consentissero si può considerare la videoproiezione.

A un’immagine grande non è però detto che corrisponda un risultato tecnico di qualità, per cui se l’aspettativa fosse quella di un nero infinito piuttosto che la compatibilità 100% con segnali 4K HDR-10 / HLG (importante per le trasmissioni satellite) come HDR-10+ (raro) e Dolby Vision (inesistente) è meglio dirottare l’attenzione ai pannelli televisivi.

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La presenza o meno di un segnale particolarmente “nobile” come l’HDR a metadati dinamici, a meno che non ci si rivolga a prodotti top di gamma, resta questione non così discriminante. Specie in presenza di unità dove l’UHD non è nativo ma ottenuto tramite pixel-shift / vobulazione il risultato tecnico può non essere clamorosamente diverso, e va già bene un proiettore UHD solo compatibile HDR-10 / HLG. Anche perché fregiarsi della gestione HDR quando poi la copertura dello spazio colore supera relativamente la REC.709 non serve praticamente a nulla, anche peggiorando il risultato.

Tra i proiettori più eclatanti in termine di resa e ampiezza del gamut c’è sicuramente il SIM2 Crystal 4 SH, 4K DLP con doppia ruota colore più vicino ai 20.000 euro di costo. Restando in ambito alto di gamma e simile spazio colore c’è per esempio il JVC DLA NX5, che di euro ne costa circa 6.000 e sfrutta la tecnologia display D-ILA (Direct Drive Image Light Amplifier), evoluzione del sistema LCoS (Liquid Crystal on Silicon).

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SIM2 Crystal 4 SH

Nonostante il tempo trascorso un videoproiettore in genere riesce a dare il meglio di sé dopo il bilanciamento del bianco, che d’altro canto tende ad abbassare le candele per metro quadro. La visione su uno schermo anche di due metri di base potrebbe comunque valere la pena anche se con alcuni compromessi. È in crescita l’interesse verso proiettori a tiro ultracorto, stazioni multimediali smart e con un’offerta simile a quella di un televisore, posizionabili a pochi centimetri dall’area di proiezione.

Al momento sono ancora piuttosto costosi, anche perché per non far decadere il risultato video occorre accompagnarli con apposito schermo ALR ad alto guadagno. Anch’esso dal prezzo elevato, grazie al sistema Ambient Light Reflecting è possibile illuminare parzialmente il locale senza abbattere la qualità.

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L’Optoma HD28HDR è un Full HD nativo da 1.200 euro.

Gli altri proiettori necessitano di maggiore distanza dallo schermo e come sempre luminosità, contrasto e fedeltà cromatica restano le doti a cui guardare con attenzione. A prescindere l’unico modo per evitare compromessi tecnici è il locale totalmente oscurato. Il tipo di fonte d’illuminazione per esempio LED, oppure laser o un ibrido delle due, la tecnologia di trattamento del segnale video e dello spazio colore, non di meno gli ingressi HDMI a seconda della necessità di esprimere il potenziale gaming e compatibilità con segnali 120 Hz.

Si può iniziare col piede giusto anche con un iniziale videoproiettore Full HD / 2K, possibilmente capace di accettare in ingresso un segnale video anche UHD / 4K, per farsi un’idea della qualità d’immagine raggiungibile. Diffidate delle sempre più numerose proposte asiatiche che per poche decine di euro promettono strabilianti immagini, venditori terzi sui soliti siti e-commerce che arrivano a spacciare quelli che sono poco più che giocattoli per vere e proprie stazioni d’intrattenimento. Affidarsi a marchi conosciuti solo è sinonimo di una garanzia base di qualità tecnica, ma anche possibilità di rivolgersi a un servizio post-vendita e assistenza.

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Ci sono videoproiettori che offrono una resa molto interessante pur restando attorno ai 1.000 / 1.500 euro, poi per lo schermo si potrebbe inizialmente sfruttare un muro bianco, ma un vero e proprio telo (telaio fisso, scorrimento manuale, pretensionato o motorizzato) è la migliore soluzione.

Per cinema e game meglio il formato 16:9. Sempre più elevato il livello di adattabilità, con sistemi di mascheramento per adattare la forma dello schermo a ciascuna sorgente, puntando sul maggior guadagno possibile per esaltare le doti tecniche del proiettore. In ultima analisi il videoproiettore è passaggio obbligatorio se nella propria videoteca fossero presenti programmi 3D, vista la scomparsa dal mercato di televisori compatibili.

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Puntando a un televisore e volendo immagini il più possibile perfette c’è poco da dire: la scelta è su uno schermo OLED, con un costo certo superiore a qualsiasi altra tecnologia diffusa a mercato. Cifre che salgono rapidamente all’aumentare dei pollici: per un 55” si può ancora ragionare attorno ai 1.200 euro, ma già con un 65” pollici si possono anche superare i 2.000 euro. Per un impianto Home Theater dove non si vuole scendere a compromessi specialmente nella resa dei neri al momento non c’è alternativa, così come la risoluzione è quella UHD. Una partita che anche coi televisori si gioca su elementi cardine quali luminosità, contrasto, risoluzione e colori, dove volendo dare maggiore spazio ai videogiochi meglio gli schermi LCD / LED, che non temono il burn-in e gestiscono segnali 4K HDR 120 Hz.

Se è la luminosità la dote primaria un tv LED di ultima generazione è imbattibile sia per prestazione che budget, dove un 55” pollici ha costo che parte dalle 400 euro a salire, a seconda del valore aggiunto come i succitati 120 Hz e l’ingresso HDMI 2.1, la superiore capacità di controllare la luce tramite sistemi full array e local dimming. Pensando a un sistema Home Theater multicanale dove è possibile collocare, almeno inizialmente, una configurazione (solo) 5.1 un televisore non è affatto da considerarsi un ripiego.

Cinema in casa – Alla scoperta di ciò che conta nel video
Cinema in casa con un 65″ pollici? Si può fare anche con un 55″

Soluzioni che potrebbero essere alternative all’OLED come Mini LED e Micro LED sono ancora di là da venire, mentre chi cercasse un nero quanto meno dignitoso oggi occorre punti a schermi dove gestione dell’illuminazione del pannello così come il contrasto e l’elettronica proprietaria siano elemento tecnologico discriminante.

I primi Mini LED sono già a mercato, grazie ai quali le zone di controllo della retroilluminazione passano da 450/500 anche sopra le 5.000, migliorando la resa in combinata al Quantum Dot. Il futuro in tal senso dovrebbe essere del Micro LED, che una volta risolti i problemi di miniaturizzazione e consumo energetico potrebbe anche superare l’OLED.

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