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Con la Sonos PlayBase l’audio del TV rinasce

sonos playbase

Non fosse per una resa degli alti un po’ problematica, la Sonos PlayBase potrebbe ambire seriamente a diventare il perfetto sistema audio da TV.

L’obiettivo di Sonos è da sempre quello di proporre all’utente la massima semplicità di set-up e di utilizzo dei suoi prodotti e, nel corso degli anni, i traguardi raggiunti sono sotto gli occhi di tutti. Il produttore americano ha già realizzato uno speaker da TV con l’apprezzata soundbar PlayBar, ma ora il nuovo proiettore audio Sonos PlayBase, disponibile in Italia a 799 euro, promette di fare ancora meglio.

La PlayBase è una sorta di PlayBar che però, invece di essere posizionata di fronte al televisore come una qualsiasi soundbar, viene messa sotto il TV. Una differenza non da poco considerando che spesso trovare una posizione comoda e non fastidiosa per una soundbar non è affatto facile. In alcuni casi infatti, se si tratta di un modello troppo alto, il rischio è che mangi una porzione bassa dello schermo, mentre in altri casi possono esserci problemi con i segnali del telecomando del TV.

La posizione ideale per una soundbar come la PlayBar dovrebbe essere sotto il TV montato a muro, ma Sonos sa bene che solo una piccola parte di installazioni TV casalinghe avviene in questo modo. Ed ecco quindi l’idea della PlayBase, intuizione non certo nuova e inedita considerando quante soundbase siano già uscite sul mercato ma inedita per Sonos, che pur arrivando tardi in questo settore ha deciso di fare le cose in grande.

La Sonos PlayBase ha un solo pulsante fisico/tradizionale per il collegamento di altri speaker del produttore, mentre sulla parte frontale troviamo un pulsante touch per il Play/Pause attorniato da due piccole icone per il controllo del volume. A dire il vero però vi troverete molto raramente a utilizzare questi controlli, anche perché una volta effettuato il primo collegamento userete praticamente solo l’app mobile di Sonos per controllare il tutto.

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Anche in questo caso la parola d’ordine (semplicità di utilizzo) è stata rispettata come meglio non potevamo sperare, ma guai a ritenere la Sonos PlayBase come un prodotto “semplice”. Lo chassis è estremamente solido e può reggere TV fino a 35 Kg di peso, limite che può essere superato solo da pochissimi modelli con dimensioni ben poco abituali per un ambiente domestico (un 65’’ raggiunge di solito i 27-28 Kg con anche lo stand).

L’unico inconveniente è che se avete un TV con una base non piatta ma a piedini, è possibile che questi siano troppo distanziati tra loro per essere appoggiati sulla PlayBase, che è larga 72 cm. In questo caso potreste rivolgervi a soluzioni come il Base Fit di Sanus, che in pratica funge da stand alternativo del TV consentendone il posizionamento sulla PlayBase.

Sotto il cofano

Per capire come gli ingegneri abbiano preso seriamente lo sviluppo e la progettazione della Sonos PlayBase, sappiate che questa soundbase è ricoperta da 43.000 forellini di cinque misure diverse, con i più piccoli posizionati nella parte frontale e i più grandi sui lati e sugli angoli.

Si tratta di una trovata ingegneristica per proiettare meglio il suono e permettere il giusto circolo d’aria per ogni componente interno. Non a caso ai lati ci sono i forellini più grossi perché lì sono posizionati il subwoofer e una ventola, che necessitano di un afflusso maggiore di aria.

Come già visto nella PlayBar, anche qui troviamo un ingresso ottico come unica connessione audio. Questo perché secondo Sonos tutte le sorgenti video (console, streamer, set-top box) si collegano al TV e, da questo, escono con un cavo ottico che si collega alla SoundBase.

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Anche in questo caso il produttore americano ha sposato il concept della massima semplicità possibile (quasi a prova di “casalinga di Voghera”), ma non trovare nemmeno una HDMI fa sembrare inevitabilmente la PlayBase come qualcosa di già superato.

Il rischio però, paradossalmente, è che un solo ingresso ottico può complicare le cose invece che semplificarle. Bisogna infatti fare in modo che tutte le sorgenti video collegate al TV stiano mandano il giusto segnale audio (ad esempio un Dolby Digital 5.1) e che questo passi attraverso il televisore ed esca alla Sonos PlayBase senza subire alcun “trattamento”.

Una cosa facile per chi è già esperto ma meno semplice per chi ha poca dimestichezza con menu e sottomenu e con certi termini tecnici. A nostro avviso una soluzione come quella della soundbar Yamaha YSP-2700, che accetta ogni tipo di segnale via HDMI e poi trasporta al TV solo quello video, è di gran lunga preferibile e causa molti meno grattacapi.

Comunque, una volta effettuato il collegamento fisico tra TV e la Sonos PlayBase, basta aprire l’app mobile per iOS o Android e seguire le semplici istruzioni anche attraverso animazioni, video e diagrammi. Dovrete assegnare la PlayBase a una stanza specifica della casa, assicurarvi che tutte le connessioni siano state fatte correttamente e cominciare finalmente a divertirvi.

Se avete un dispositivo iOS inoltre potete sfruttare Trueplay. Si tratta di una funzione che utilizza l’app Sonos e il microfono di iPhone o iPad per misurare in pochi minuti il modo in cui il suono si riflette sulle pareti, sull’arredo e sulle altre superfici di una stanza. Quindi effettua alcune regolazioni dei parametri acustici del diffusore (a volte grandi, a volte piccole) per garantire sempre il suono più puro possibile.

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Qualità audio

Una volta effettuato questo test (purtroppo non disponibile se avete un device Android), sarete davvero sorpresi da quanto suoni bene la Sonos PlayBase. Anche perché parliamo di un sistema audio 3.1 che però, di fatto, si affida a dieci driver per produrre un suono molto più ampio, dettagliato e coinvolgente di quello che vi aspettereste da un’unità così compatta.

Anche l’effetto surround, al quale Sonos in passato non ha mai prestato grande attenzione, è davvero convincente, grazie ai suoni che “rimbalzano” sulle pareti e riempiono la stanza con risultati a tratti eccellenti. Si avverte chiaramente che un sound simile, molto esteso orizzontalmente, non possa provenire direttamente dal TV e infatti, se passate dall’audio del televisore (solitamente piccolo e striminzito) a quello della Sonos PlayBase, il cambiamento è incredibile.

In fondo è proprio questo lo scopo di un prodotto come la Sonos PlayBase e abbiamo notato una grande differenza nella qualità audio tra un setup effettuato con Trueplay e uno senza, naturalmente a favore del primo caso. Se però avete una stanza dalla forma particolare o con pareti fatte di materiali che assorbono il suono più di altri, l’effetto surround e di “rimbalzo” del suono potrebbe non essere del tutto convincente.

Per fortuna Sonos offre 100 giorni di prova e così, se proprio non riuscite a trovare una sistemazione adatta o se il sound non vi sembra così spazioso come speravate, potete sempre rimandare indietro la PlayBase e riottenere il denaro speso. Dubitiamo però che ricorrerete a questa soluzione. La Sonos PlayBase riesce infatti a combinare spaziosità, dettaglio e impatto in modo mirabile.

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A convincerci sono stati soprattutto i bassi (mai artificiali o esagerati), che a differenza di quelli poco realistici della PlayBar qui possono contare su un woofer che riproduce frequenze basse in modo autentico, con un punch e un impatto che ben si integrano con il resto della prestazione sonora. Purtroppo, dall’altro lato dello spettro acustico, gli alti risultano un po’ troppo aspri e squillanti, a volte quasi fastidiosi quando sui toni parlati più acuti si sentono chiaramente le “s” un po’ troppo sibilanti

Decisamente meglio i medi (che poi sono quelli che interessano maggiormente i dialoghi di un film), ma dagli altri ci aspettavamo qualcosa di meglio. Se poi avete un budget adeguato o possedete già degli altri speaker Sonos, potete far diventare la PlayBase un vero impianto 5.1 totalmente wireless, aggiungendo due Sonos Play:1, Play:3 o Play:5 come surround e un Sonos Sub come subwoofer attivo.

Certo, si parla di una spesa aggiuntiva di almeno 1.200 euro se non avete già in casa nessun’altro speaker Sonos, ma la comodità di un 5.1 senza cavi da tirare e collegare e l’ottima qualità dei componenti Sonos la rendono una soluzione molto accattivante, seppur piuttosto costosa.

Un cuore musicale

sonos playbase

È vero che se puntate alla Sonos PlayBase lo fate principalmente per migliorare l’audio del vostro televisore, ma già che ci siete potete sfruttare questo sistema audio anche per la riproduzione musicale. D’altronde conosciamo bene le qualità degli speaker Sonos e il loro supporto ai servizi di streaming più utilizzati tra Spotify, Deezer, Tidal, Apple Music, Amazon, TuneIn e molti altri ancora, senza poi dimenticare lo streaming audio via Wi-Fi (o Ethernet) da NAS, PC, smartphone o tablet.

Praticamente l’unica cosa che non potete riprodurre attraverso la Sonos PlayBase sono i file audio hi-res, ma non è detto che il produttore non aggiunga questo tipo di supporto in futuro. Più che per questa assenza però i veri dubbi che abbiano nei confronti della PlayBase a livello musicale riguardano la già citata asprezza della gamma alta. Come test abbiamo riprodotto Jayou dei Jurassic 5 e ci siamo accorti immediatamente del suono del rullante troppo aspro e di qualche sibilante di troppo sulle voci. Con questo tipo resa non ci sentiamo di mettere l’ascolto musicale tra i pregi della PlayBase.

Il nostro verdetto

La Sonos PlayBase si avvicina molto a diventare il sistema audio perfetto da TV, ma non ci ha convinti del tutto. Sicuramente il passo avanti rispetto all’audio di un televisore è enorme per dettaglio, ampiezza, dinamica e punch dei bassi, ma anche rispetto ad altre soundbase e soundbar la proposta di Sonos ha una marcia in più, considerando poi tutta la comodità dei servizi di streaming audio e della connettività che gravita da sempre attorno ai dispositivi del produttore americano.

Purtroppo quegli alti così sibilanti e aspri rappresentano un limite da non sottovalutare soprattutto in ambito musicale, tanto che se dovessimo scegliere tra la PlayBase e la PlayBar opteremmo per la seconda. Che avrà pure i suoi limiti e non avrà quel sound spazioso e solido della PlayBase, ma che se non altro restituisce una gamma alta più controllata e non così aspra. In ogni caso provate con le vostre orecchie e, se non siete soddisfatti, avete 100 giorni di tempo per rimandare indietro il tutto.

© 2017, AF Digitale. Tutti i prodotti sono stati provati nelle apposite sale di ascolto e di visione di What HiFi? e Stuff dal team editoriale con sede nel Regno Unito.

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