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Filosofia audio: così è (se MI pare)

filosofia audio

La parafrasi della nota opera di Pirandello è piuttosto efficace nel richiamare quello che praticamente ogni costruttore mette in atto nel progettare un apparecchio, vale a dire adeguarlo timbricamente a quella che, in base alla propria filosofia audio, egli ritiene essere la sonorità maggiormente consona alla propria visione sonora. Questo aspetto, spesso sotto valutato dagli appassionati, è proprio quello che distingue apparecchi destinati alla stessa funzione i quali – pur eseguendo lo stesso identico compito – producono un risultato finale non necessariamente identico, anzi, talvolta parecchio diverso.

 

FILOSOFIA AUDIO: GEMELLI (TIMBRICAMENTE) DIVERSI

Allo scopo di meglio illustrare l’iniziale cappello introduttivo, facciamo un esempio di come sia possibile a parità di amplificatore – ed ovviamente a prescindere dal resto del sistema – preferire un esemplare piuttosto che un altro.

Un attimo: abbiamo detto che gli amplificatori sono identici, come si può privilegiarne uno in particolare?


Molto banalmente – supponendo che gli amplificatori siano modelli dotati di controllo dei toni – sarà sufficiente che su uno dei due siano stati esaltati i bassi ed arretrati gli alti mentre sull’altro non sia stato fatto nulla – oppure – sia stato fatto l’esatto contrario, esaltati gli alti ed arretrati i bassi. Nascondendoli dietro ad una tenda – per poi farli ascoltare intervallandoli tra di loro – mi sembra più che chiaro che il risultato all’ascolto sarà necessariamente diverso, talmente diverso che si potrebbe giungere alla decisione di preferirne uno piuttosto che l’altro, eppure stiamo parlando dello stesso identico modello!

La circostanza appena rappresentata è emblematica di quello che il costruttore potrebbe fare – ed in effetti fa –  operando direttamente sul circuito di un amplificatore o di una sorgente da egli prodotti, attività che serve ad attribuire le caratteristiche timbriche ritenute maggiormente aderenti alla propria filosofia di progetto.

La componentistica elettronica utilizzata in un dato circuito, come ben sanno coloro che si occupano a titolo amatoriale o professionale di progettazione di elettroniche, non è disposta in maniera casuale sullo stampato ne, soprattutto, reca valori scelti senza un reale senso. So che messa così può apparire finanche un’affermazione singolare – chi vuoi che non sappia che i componenti sono scelti in funzione del loro specifico utilizzo – eppure, a ben vedere, è un aspetto che passa sovente in secondo piano.

FILOSOFIA AUDIO: IL RETROPENSIERO SONORO

Da qualche tempo non è infrequente leggere che un dato apparecchio – soprattutto nel comparto amplificatori sebbene anche tra le sorgenti la cosa non sia poi così diversa – abbia subìto delle modifiche rispetto ai modelli di normale produzione tali da conferirgli un suono più raffinato, una timbrica più accurata, prestazioni migliori insomma, il tutto impiegando componentistica maggiormente selezionata in punti del circuito ritenuti critici e/o degni di miglioria.

D’altronde chi produce apparecchiature elettroniche è pur sempre un essere umano, ha gusti e preferenze come qualsiasi altro esponente dell’umana natura, non vedo allora perché ci si debba fare tanta meraviglia nello “scoprire” che un dato prodotto è stato sintonizzato a livello sonoro verso quelle che sono considerate caratteristiche opportune dal punto di vista timbrico.

PIONEER con l’introvabile modello A40ae – vincitore tra l’altro del premio EISA 2018-2019 – ha inserito direttamente nell’advertising del prodotto (a mo’ di vera e propria caratteristica tecnica) questo affatto secondario dettaglio. 

A parte PIONEER, anche ONKYO dichiara la medesima circostanza nella pubblicità di alcuni suoi modelli ed altrettanto fa MARANTZ.

Il compianto Ken Ishivata, progettista in seno alla MARANTZ per lungo tempo, con la sua serie KIS – appunto KEN ISHIWATA SIGNATURE –  è stato uno dei precursori  di questa caratterizzazione elettronica, sorta di sartoria acustica in grado di meglio (ri)definire le prestazioni di un componente: quante volte avete sentito parlare di Limited Edition, Laboratory Standard, Reference Edition ed altri nomi più o meno evocativi? Addirittura esiste una UK Edition dell’amplificatore integrato PM-6006 prodotto da MARANTZ, evidenza della maggiore sensibilità (vera o presunta) degli abitanti della terra d’Albione verso il buon suono.

Ma a prescindere dall’aspetto finora illustrato, quello su cui ci preme attirare l’attenzione dei lettori è legato alla consapevolezza di questo stato di fatto, qualcosa che non sempre è tenuta nel debito conto dagli appassionati, come se esistesse una ed una sola versione del pensiero filosofico audio; osservando lo sconfinato numero di diffusori presenti sul mercato – notoriamente l’interfaccia ultima tra impianto ed orecchie, della cui importanza potete leggere in questo articolo – potremmo, seguendo un ragionamento logico deduttivo, concludere che il numero di “visioni sonore” è almeno pari al numero di questi.

Ecco, proprio la filosofia audio da cui nasce un progetto è alla base di molte delle interviste fatte negli anni ad illustri progettisti, contesti durante i quali sono emerse quelle che sono le loro considerazioni relative al suono, alle prestazioni considerate opportune ed in fin dei conti al risultato sonoro che si intende in un certo qual modo veicolare al pubblico attraverso i propri prodotti.

A questo punto, potremmo idealmente allacciarci all’odiato/amato discorso relativo ai controlli di tono, circuito che è oggettivamente in grado di modificare il suono prodotto da un amplificatore irrobustendo oppure alleggerendo determinate frequenze, circostanza che porta necessariamente ad un differente assetto timbrico.

In conclusione, appare evidente come molte delle certezze che nel tempo l’appassionato medio si è costruito, possano essere sottoposte ad un certo revisionismo, se non altro a causa di circostanze oggettive che talvolta sfuggono – più o meno inconsapevolmente – ma che invece hanno un peso notevole nell’economia di un sistema audio.

FILOSOFIA AUDIO: IN CONCLUSIONE

Nulla è certo quindi? Assolutamente no, ma è necessario tenere a mente alcuni aspetti che necessariamente concorrono tra loro a costruire quella sinergia che dovrebbe sempre essere presente in un sistema audio che dia soddisfazione, una positiva collaborazione tra componenti che può – e deve – essere ricercata anche tramite queste considerazioni.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

 

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