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McIntosh LB-200: oltre l’accessorio

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Pensavate di averle viste tutte in tema di accessori audio? Probabilmente, grazie all’americana McIntosh dovrete ricredervi, non solo per la singolarità dell’oggetto ma per l’dea che c’è dietro, certamente originale sebbene lievemente eccentrica.

Amata e odiata in egual misura, la statunitense McIntosh rimane in ogni caso un riferimento nel campo dell’Alta Fedeltà, ed è assai probabile che il prodotto di cui stiamo per parlarvi non farà altro che incrementare il rapporto odio/amore notoriamente associato a questo marchio.

Nata nel 1949 in quel di Binghamton nello stato di New York, fin dall’inizio si è sempre distinta per la qualità dei suoi prodotti ed ovviamente per il design, cifra stilistica che permane ancora oggi e che distingue senza mezzi termini le elettroniche prodotte da questa azienda, indubbiamente parte più che concreta della migliore tradizione HiFi a stelle e strisce.

I VU Meter blu McIntosh sono in assoluto l’elemento che da sempre connota l’estetica di queste elettroniche

 

Le elettroniche prodotte da McIntosh sono spesso definite dai detrattori “colorate”, ovvero fin troppo caratterizzate nella loro timbrica per cui non degne di essere considerate effettivamente ad Alta Fedeltà, esattamente lo stesso motivo per cui chi le ama le acquista, un apparente contraddizione che McIntosh condivide con altri famosi brand altrettanto destinatari di simili considerazioni, ad esempio i diffusori Klipsch oppure Tannoy tanto per fare due nomi.


La citata caratterizzazione potrebbe derivare dall’uso degli Autoformers (trasformatori di uscita) cui McIntosh non rinuncia nemmeno nelle elettroniche a stato solido che produce, componenti in grado certamente di influire, nel bene o nel male, sulle loro prestazioni sonore.

Tornando all’argomento, quello che è certo è che se l’azienda andava cercando una ragione per far (s)parlare di se l’ha certamente trovata immettendo sul mercato l’LB-200, che già da qualche parte è stata definita la scatola vuota più costosa in assoluto: 1.500 USD sul sito per il mercato nord americano, ovvero 2.700 euro qui da noi, prezzo migliore trovato sul web. Ma di questo ne parleremo in prossimo approfondimento.

Per comprendere questo accessorio – in fin dei conti di questo si tratta sebbene non abbia la minima influenza sulle prestazioni del sistema audio – occorre prima assimilare la filosofia del cliente tipo di questa mitica azienda, un tipo di appassionato che necessariamente, oltre che essere attratto dalla riproduzione musicale nella sua massima espressione, ha a cuore anche l’estetica del proprio sistema audio, definibile certamente particolare nel caso di McIntosh.

Ed infatti, l’azienda stessa non fa alcun mistero circa il fatto che il prodotto è destinato a coloro che non intendono alterare il look del proprio sistema – intendendo chiaramente un impianto basato esclusivamente sulle elettroniche da essa prodotte – mediante l’inserimento di componenti “estranei” che nulla avrebbero a che fare con la caratteristica estetica McIntosh, questo ovviamente a prescindere dalla loro prestazioni.

Allora che si fa? Semplice, le si nasconde all’interno di un cabinet McIntosh Style attrezzato per ospitarle!

Come anticipato, il suddetto accessorio è già stato non senza polemica definito “scatola vuota”, sostantivo che per una volta non è utilizzato al fine di sminuire la qualità dell’elettronica contenuta al suo interno poiché in effetti il McIntosh LB-200 non la prevede, fatta salva la circuitazione pertinente l’illuminazione del logo.

Come al solito le immagini parlano più di tante parole, ed osservando attentamente il prodotto (con espresso riferimento alla parte posteriore) si comprende come in effetti si tratti semplicemente di un cabinet con dimensioni abbastanza classiche la cui realizzazione è in linea con le elettroniche prodotte dall’azienda, nel quale è possibile inserire elettroniche di differente aspetto semplicemente asportando la chiusura posteriore, sic et simpliciter.

Sul frontale non c’è ovviamente alcuna manopola o comando – d’altronde sarebbero completamente inutili – ma in questo caso è il classico pannello in cristallo serigrafato ad essere al centro dell’attenzione, ergendosi a vero e proprio componente di questo accessorio, laddove il marchio dell’azienda fa bella mostra di se attraverso un’illuminazione trasmessa che lo rende di sicuro visibile, fin troppo a dire il vero.

Non fosse sufficiente, al mega logo aziendale posto sul fontale è abbinata una scritta che rammenta come queste elettroniche siano Handcrafted in the USA since 1949ovvero realizzate a mano negli Stati Uniti fin dal 1949 – al consueto orgoglio made in USA non si sfugge.

Concettualmente semplice, certamente bizzarro e forse anche eccentrico o addirittura furbo – sicuramente costoso ma il censo dell’azienda va necessariamente considerato – si tratta di un accessorio il cui acquisto sarà inevitabilmente subordinato alla filosofia che l’appassionato applicherà al proprio ragionamento, elemento che farà da spartiacque inducendo o meno all’acquisto.

Ciò detto, come al solito, ottimi ascolti!!!

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