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Pagare meno e sorbirsi la pubblicità? Disney+ ci prova

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Sono emersi i primi dettagli del nuovo piano in abbonamento di Disney+ con pubblicità. Costerà meno e gli spot saranno limitati a 4 minuti ogni ora

Entro fine anno Disney dovrebbe lanciare negli USA (e nel 2023 anche nel resto del mondo) un nuovo piano in abbonamento a Disney+ con l’inserimento di pubblicità durante la visione dei contenuti in streaming della piattaforma. Un piano che, ovviamente, costerebbe meno di quello attuale senza alcuna pubblicità (8,99 euro al mese in Italia e 7,99 dollari negli USA), anche se al momento non conosciamo la cifra esatta.

Anche se questa mossa da parte di Disney può essere scoraggiante per chi utilizza i servizi streaming in abbonamento proprio per evitare interruzioni pubblicitarie, secondo quanto riportato da Variety e The Wall Street Journal questi spot pubblicitari dovrebbero rimanere abbastanza discreti e non troppo invasivi.

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I report delle due testate parlano infatti di 4 minuti di pubblicità ogni ora di contenuto, ma i profili utente dei più piccoli non avranno alcuna interruzione pubblicitaria e, in ogni caso, non saranno ospitati annunci con “tematiche adulte” (nessuno spot politico ad esempio) per non inficiare l’immagine della piattaforma legata a contenuti adatti alle famiglie. Non ci saranno nemmeno pubblicità da parte di servizi e brand d’intrattenimento rivali.


I quattro minuti di cui hanno parlato i dirigenti Disney intervistati dalle due testate sono in linea con quanto già in atto ora negli USA per altre piattaforme streaming come HBO Max (4 minuti per ogni ora) e Peacock (non più di 5 minuti all’ora), mentre Hulu batte per ora tutti con una media compresa tra i 9 e i 12 minuti di spot pubblicitari all’ora.

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Vale la pena notare che Disney non è l’unico gigante dello streaming che cerca di espandere la sua portata a nuovi abbonati introducendo annunci pubblicitari in cambio di una spesa mensile più bassa. Anche Netflix, che negli ultimi tempi sta soffrendo non poco la competizione con altre piattaforme, sta cercando di introdurre un livello di abbonamento supportato dalla pubblicità oltre a volere reprimere la condivisione delle password, pratica che però ha contribuito non poco alla diffusione del servizio.

Ovviamente molto dipenderà da quanto Disney abbasserà il prezzo dell’abbonamento mensile per il piano con la pubblicità. Se si trattasse di metà prezzo, 4 minuti di spot all’ora sarebbero più che sopportabili per chi, ormai travolto da ogni sorta di abbonamento mensile, vuole risparmiare il più possibile per il proprio intrattenimento in streaming, mentre se si trattasse di un risparmio di uno o due euro al mese il discorso cambierebbe completamente.

Fatto sta che tutte queste mosse da parte dei big dello streaming delineano un mercato ormai prossimo alla saturazione, in cui la necessità di produzioni sempre più grandi e costose (e di qualità) per attirare nuovi abbonati finirà con il favorire giganti come Apple, Disney e Amazon e a penalizzare realtà comunque affermate (Netflix, appunto) ma lontane dalla potenza di fuoco, dalla solidità finanziaria (e dalla disponibilità economica) di questi colossi.

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