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Quanto durano i nostri diffusori? Molto… se li curiamo bene

Non c’è una formula matematica per stabilire quanto durino i diffusori, ma con se li curiamo bene e non li maltrattiamo possono restare nostri fedeli compagni sonori per molti (molti) anni

C’è una domanda che qualsiasi appassionati alta fedeltà si sarà fatto almeno una volta. Quanti anni potranno durare i miei nuovi diffusori? Non c’è una risposta univoca. La maggior parte dei diffusori può infatti durare più di 20 anni, ma alcuni possono funzionare per tutta la vita. Dipende da molti fattori, tra cui la tipologia dei diffusori stessi e la loro manutenzione.

Dopotutto, se ci pensiamo bene (anche per esperienza personale), i diffusori sono uno dei prodotti audio più duraturi; sono infatti progettati per resistere alla prova del tempo e non essere cambiati così rapidamente come succede per la maggior parte delle tecnologie. Il sottoscritto, ad esempio, si porta avanti da quasi vent’anni due diffusori B&W pur avendo cambiato tre volte casa, senza tra l’altro essere mai ricorso all’assistenza o aver sostituito parti usurate o non più funzionanti.

Logicamente non tutti i diffusori hanno questo tipo di durata, anche perché ne esistono di diversi tipi. Prendiamo ad esempio gli speaker attivi, alimentati da un amplificatore integrato nel cabinet e quindi più suscettibili a un guasto proprio per le componenti elettriche al loro interno. I diffusori passivi sono invece alimentati da un amplificatore esterno e non possono funzionare separatamente dal sistema audio.


Una delle cose più straordinarie dei diffusori passivi è che possono durare una vita. A differenza di molti moderni speaker attivi, quelli passivi non hanno infatti “limiti” tecnologici integrati. Né un nuovo protocollo wireless, né un aggiornamento software influenzeranno il loro funzionamento e li renderanno irreversibilmente obsoleti a differenza di molti speaker attivi che, dopo diversi anni (vero, Sonos?), potrebbero perdere il supporto da parte del produttore. Se acquistate dei diffusori passivi, li utilizzerete allo stesso modo oggi come tra 30 anni.

In teoria, i diffusori attivi hanno dei vantaggi per quanto riguarda la compatibilità con le nuove tecnologie. La capacità di accettare segnali wireless sembra ad esempio un vantaggio cruciale oggi come oggi con il boom dei servizi streaming e i diffusori attivi non hanno bisogno di un amplificatore esterno per funzionare, il che potrebbe tradursi in un bel risparmio iniziale. Tuttavia, non è la stessa cosa quando si parla di durata. Nella maggior parte dei casi, il rapido sviluppo delle stesse tecnologie che sembrano dare un vantaggio agli speaker attivi può renderli obsoleti e impossibili da utilizzare dopo un tot di tempo.

Ma allora come posso far durare i miei altoparlanti una vita? La chiave per riuscirci sta nella corretta e regolare manutenzione. Con manutenzione non intendiamo tanto l’aggiornamento o le riparazioni standard, quanto invece una cura e una protezione di routine. I primi cinque nemici dei diffusori sono polvere, calore, elettricità statica, sbalzi di tensione e ventilazione. Se riuscite a proteggere i vostri diffusori da queste minacce, vi divertirete ad ascoltarli per tutta la vita.

Inoltre, come la maggior parte delle cose che usiamo tutti i giorni, anche i diffusori si consumano. Tuttavia, il periodo di usura, soprattutto per i modelli passivi, è piuttosto lungo. Il tempo, ovviamente, dipende sia dall’intensità di utilizzo che dalla corretta manutenzione. In genere, le parti dei diffusori come il surround, il cono e il condensatore del crossover si deteriorano nel tempo, riducendo la qualità del suono. Tuttavia, se si dispone di diffusori passivi vintage, è possibile sostituire le parti usurate a un costo molto basso e prolungarne notevolmente la durata.

Oltre ai primi cinque nemici sopra menzionati, ci sono molti altri fattori che possono far suonare male i vostri diffusori. Il primo è farli lavorare a volumi troppo elevati per un periodo prolungato, abitudine che può danneggiare fisicamente il diffusore. Il livello di volume raccomandabile non dovrebbe superare quello medio standard per periodi prolungati. Altri fattori possono includere il posizionamento dei diffusori in ambienti particolarmente umidi e caldi o freddi.

Tenere i diffusori lontani dalle finestre e dalla luce solare diretta è un ottimo punto di partenza. L’esposizione al sole può infatti causare il surriscaldamento degli speaker, soprattutto se non hanno un design termico efficiente, e può danneggiare le bobine elettromagnetiche che sono vitali per mantenere il flusso elettrico tra i diffusori e la sorgente audio.

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Come già accennato in precedenza, la polvere è il nemico numero uno dei diffusori. La polvere si infiltra nei connettori dei cavi e interrompe i segnali elettrici che corrono tra la sorgente e il diffusore. Ciò aggiunge rumore al suono del vostro sistema, il che ovviamente non è una buona cosa. In alcuni casi, la polvere in eccesso può danneggiare il cablaggio e i diffusori stessi. Diventa quindi necessario pulire regolarmente i connettori e bisogna farlo con molta attenzione utilizzando panni asciutti, un aspirapolvere portatile o dei panni antipolvere. L’uso di liquidi, invece, non è consigliabile.

Assicurarsi che ci sia un flusso d’aria adeguato intorno agli altoparlanti è un’altra pratica fondamentale, in quanto aiuta a tenerli areati (e quindi “freschi”) mentre sono in funzione. Alcuni audiofili utilizzano addirittura delle piccole ventole (praticamente inudibili) dirette verso i diffusori quando ascoltano musica a volume particolarmente elevato proprio per aiutare a mantenerli freschi. Senza ricorrere a questi estremi, potete ottimizzare il vostro sistema hi-fi perché abbia un flusso d’aria adeguato posizionando i diffusori a diversi centimetri di distanza dalle pareti e da spazi ristretti. Oltre ad aiutare a prolungare la vita dei diffusori, un flusso d’aria adeguato migliora anche la qualità del suono; c’è infatti meno distorsione dovuta alle vibrazioni e al surriscaldamento.

C’è infine il discorso dell’alimentazione. Anche se i diffusori passivi non si collegano direttamente a una presa di corrente come quelli attivi, la sorgente musicale (ricevitore, amplificatore o giradischi) a cui è collegato lo fa e un improvviso sovraccarico di tensione elettrica può essere davvero dannoso per qualsiasi componente di un sistema. Ecco perché, soprattutto se avete un impianto di un certo livello, è consigliabile investire in un gruppo di continuità (UPS) e in un regolatore di tensione (come quelli di Furman) per proteggere e monitorare meglio il sistema.

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