Ecco come riprodurre al meglio il catalogo lossless e hi-res di Apple Music usando un iPad, un iPhone, un DAC USB e l’app Lysoniq per un vero streaming bit-perfect
L’introduzione del catalogo Lossless e Hi-Res in Apple Music avvenuta ormai cinque anni fa ha segnato una svolta importante per la fruizione della musica liquida in alta risoluzione nel mercato delle piattaforme di streaming audio. Sfruttare al 100% questi flussi dati di alta qualità all’interno di un impianto Hi-Fi casalingo continua però a rappresentare un ostacolo piuttosto complesso per gli utenti meno esperti, che magari si aspettano di ascoltare musica in alta risoluzione semplicemente con delle cuffie wireless.
Senza infatti un’attenta selezione dell’hardware o una riconfigurazione manuale delle impostazioni, la catena di riproduzione finisce inesorabilmente per alterare la frequenza di campionamento dei file originali. Per gli appassionati alla ricerca di una riproduzione rigorosamente bit-perfect, ovvero priva di qualsiasi manipolazione digitale rispetto al master distribuito dai server, le insidie tecniche sono numerose e i compromessi finora adottati non si sono dimostrati sempre efficaci.
La ragione principale di questo collo di bottiglia risiede nell’architettura dei protocolli e dei sistemi operativi di Apple. Il protocollo di trasmissione wireless AirPlay 2, ad esempio, non permette all’endpoint di rete di attingere direttamente al flusso dai server remoti, ma instrada l’audio attraverso lo smartphone o il tablet ricodificando inesorabilmente il flusso dati nel formato compresso AAC a 256 kbps.
Questa compressione lossy avviene tra l’altro in modo sistematico, indipendentemente dalle impostazioni di alta risoluzione selezionate dall’utente all’interno di Apple Music. La fruizione audio tramite AirPlay 2 è quindi ben lontana dagli standard di fedeltà bit-perfect, arrivando a offrire un throughput di dati persino inferiore rispetto a quello garantito da determinati codec Bluetooth avanzati come aptX HD, aptX Lossless e LDAC.
Spostando l’analisi sull’ambiente desktop con macOS, la gestione dell’audio digitale incontra vincoli altrettanto stringenti dettati dall’architettura di sistema. La frequenza di campionamento in uscita dall’applicazione Apple Music rimane vincolata alla frequenza fissa impostata all’interno della configurazione audio del Mac. Se l’utente imposta la frequenza di sistema sui 44.1 kHz, qualsiasi traccia su Apple Music a 192 kHz subirà un sotto-campionamento forzato.
Al contrario, selezionando una frequenza fissa di 192 kHz, i brani con qualità lossless subiscono un sovra-campionamento artificiale. Questo funzionamento costringe l’ascoltatore a scegliere se dare priorità al materiale in alta risoluzione o a quello standard, senza contare l’impossibilità di gestire la riproduzione da remoto senza ricorrere a complessi software di condivisione dello schermo.
Nemmeno l’Apple TV riesce a proporsi come soluzione definitiva per l’ascolto audiofilo. La sua uscita HDMI risulta infatti limitata a una frequenza massima di 48 kHz, precludendo l’uscita nativa dei contenuti Hi-Res di Apple Music. A questa limitazione nativa si aggiunge il comportamento dei sistemi operativi integrati in molti TV, che riconfigurano e ricampionano qualsiasi segnale audio in ingresso portandolo fisso a 48 kHz prima di veicolarlo tramite HDMI. Il risultato finale di questo processo è una piallatura sistematica a 48 kHz per ogni tipo di segnale, vanificando la natura bit-perfect della sorgente originale.

Connessione USB: l’unica sorgente bit-perfect nativa
Di fatto l’iPhone e l’iPad rimangono gli unici dispositivi della gamma Apple capaci di veicolare il flusso audio digitale alla frequenza di campionamento nativa. Collegando un iPad o un iPhone a un DAC esterno tramite USB, il flusso dati viene inviato direttamente al convertitore digitale-analogico senza subire alterazioni o riconversioni di frequenza. In questo modo, un brano codificato a 44.1 kHz viene recapitato al convertitore esattamente a 44.1 kHz, così come le tracce a 48 kHz, 96 kHz e 192 kHz mantengono intatta la loro risoluzione originaria. Per attivare questa modalità operativa, è sufficiente accedere al menu delle impostazioni del dispositivo e abilitare le opzioni Lossless o Hi-Res Lossless.
Tutto risolto quindi? Non proprio. Nonostante la qualità bit-perfect garantita dal collegamento USB diretto, l’impiego dell’iPad come trasporto audio puro presenta da sempre un limite strutturale legato all’ergonomia d’uso. Visto che il tablet è collegato fisicamente al convertitore digitale tramite cavo, ogni interazione con l’interfaccia utente può richiedere che l’ascoltatore si debba alzare dalla posizione d’ascolto e avvicinarsi fisicamente al display dell’iPad per sfogliare il catalogo, selezionare gli album o semplicemente saltare una traccia, tutte azioni che compromettono il comfort tipico dei moderni streamer con display più o meno grandi.
Lysoniq: L’architettura software per il controllo remoto a 12 dollari
Per superare questa barriera di fruibilità senza investire in uno streamer dedicato, l’app Lysoniq per iPhone, iPad, Mac, Apple TV e Vision Pro si propone come una soluzione software dal costo contenuto di 17,99 euro. L’applicazione si basa sulla netta separazione tra il motore di riproduzione audio e la superficie di controllo dell’interfaccia utente. L’architettura prevede l’installazione dell’applicazione sull’iPad collegato via USB al DAC e, contemporaneamente, su un iPhone connesso alla medesima rete Wi-Fi locale.
Una volta avviata sul tablet, l’app effettua la sincronizzazione con la libreria musicale dell’utente, proponendo un’interfaccia grafica che riproduce fedelmente l’impostazione nativa dell’applicazione Apple Music. La navigazione all’interno del catalogo avviene direttamente dall’interno dell’ambiente Lysic e, tramite il pulsante di collegamento presente nella parte inferiore della schermata sull’iPhone, l’utente seleziona l’iPad come punto di riproduzione. Da questo momento, lo smartphone agisce esclusivamente come un controller smart inviando i comandi di riproduzione all’iPad e permettendo all’utente di rimanere seduto nella posizione di ascolto.
Il flusso audio ad alta risoluzione non transita mai attraverso l’iPhone, ma è l’iPad che prende i file di Apple Music direttamente dai server Apple e li trasmette via USB al DAC. La commutazione automatica della frequenza di campionamento avviene in tempo reale al variare dei brani in riproduzione e così, se un brano viene erogato da Apple Music a 192 kHz, quella specifica risoluzione giunge al DAC senza interventi di upsampling o downsampling.
Integrazione con Apple TV
Lysoniq è compatibile anche con tvOS, il sistema operativo di Apple TV, ampliando così le modalità di gestione dell’impianto. Nell’architettura del sistema, la versione dell’app per Apple TV non opera come dispositivo di riproduzione audio, bensì come superficie di controllo visiva avanzata. Selezionando l’iPad collegato al DAC come endpoint di riproduzione, l’utente può controllare Apple Music sul televisore utilizzando il telecomando di Apple TV.
Il segnale audio non viene mai veicolato attraverso il cavo HDMI o la circuiteria dell’Apple TV, preservando integralmente la purezza del flusso digitale ed evitando i limiti di ricampionamento dell’hardware TV. Questa configurazione offre un’interfaccia molto apprezzata da chi trova scomoda la navigazione dei cataloghi musicali sui piccoli schermi degli smartphone.
L’adozione di questa architettura permette inoltre la visualizzazione contemporanea della schermata di riproduzione sia sullo schermo del televisore sia sul display del tablet. Per ottimizzare l’efficienza energetica e preservare la longevità della batteria dell’iPad durante le sessioni di ascolto prolungate, è possibile spegnere lo schermo del tablet senza che questo interrompa il flusso di riproduzione verso il DAC.
Va detto che il mercato odierno degli streamer audio offre diverse alternative progettate per la riproduzione bit-perfect di Apple Music (si pensi solo ai modelli di Eversolo), che gestiscono l’integrazione della piattaforma streaming di Apple implementando funzionalità di mirroring o riproduzione remota del proprio schermo touch screen all’interno delle rispettive applicazioni di controllo. L’esperienza d’uso può però risultare penalizzata da ritardi nella risposta e da una fluidità dell’interfaccia non sempre ideale.
Al contrario, la combinazione composta da un iPad, un iPhone, un DAC con ingresso USB già in possesso dell’utente (che non deve per forza costare centinaia di euro) e Lysoniq permette di raggiungere la massima fedeltà digitale bit-perfect, con un investimento limitato alla sola spesa per l’applicazione. Ovviamente, questa soluzione non si rivolge a tutti, ma tocca specificamente gli abbonati Apple Music che intendono valorizzare l’hardware già presente nel proprio impianto Hi-Fi.
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