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Chi vuole male ad AF DIGITALE?

AF DIGITALE hacker

Nelle ultime settimane il sito di AF DIGITALE è finito nel mirino degli hacker, individui che per pochi soldi aggrediscono online qualsiasi realtà. Abbiamo subito attacchi duri e ripetuti che evidenziano una precisa volontà: abbatterci.

Diciotto dollari l’ora. È quanto guadagna mediamente un hacker professionista, ingaggiato per sferrare un attacco DDos e perforare il sito Internet di un’azienda. Il giochetto può costare caro e salato alle imprese colpite: da migliaia a milioni di euro, a seconda della gravità dell’attacco e alle attività dell’azienda colpita. Lo sostiene Kaspersky Lab, società specializzata nella sicurezza informatica.

Questo accade quotidianamente nel mondo e in Italia, anche se le imprese finite nel mirino tendono a nascondere i fatti, a non divulgare la notizia per evitare danni d’immagine che si andrebbero ad aggiungere a quelli immediati e più tangibili. Negli ultimi mesi siti bancari, siti commerciali e istituzionali, ma soprattutto i provider, gli operatori che forniscono la connettività per l’accesso al Web e alla posta elettronica, sono entrati nel vortice degli attacchi informatici. Attacchi che sono andati progressivamente aumentando, tanto che, nei primi mesi del 2017, la “Rete Italia” è stata messa letteralmente sotto scacco. E, purtroppo, in questa melma è finita anche AF DIGITALE. Già, proprio noi! Da un paio di mesi, infatti, siamo finiti nel mirino degli hacker.

Bella sfiga, direte voi! No qui la sfiga non c’entra nulla. Qui c’entra il fatto che qualcuno, deliberatamente e scientemente, ha deciso che AF DIGITALE andava abbattuta, in un modo o nell’altro!Gli attacchi su certi siti sono normali anche se non lo sono e non lo dovrebbero essere. Strani i tempi dell’attacco sul sito di AF DIGITALE… comunque continuate così, questo significa che state facendo un ottimo e superlativo lavoro e a qualcuno questo non piace…”. Così ha commentato un nostro fedele lettore, sul profilo Facebook della rivista.

Già, strani davvero i tempi dell’attacco. Siamo ritornati sulla scena da pochi mesi e, con grande passione e impegno, abbiamo ottenuto risultati per noi entusiasmanti. Ma non tali da essere riconosciuti automaticamente dai sistemi internazionali che scandagliano la Rete come un soggetto potenzialmente “interessante”. Siamo appassionati, non sciocchi. E non crediamo più da tempo nella casualità degli eventi. Almeno, non per quanto riguarda la situazione che stiamo vivendo in questi giorni.

Quante realtà esistono in Italia che, numeri alla mano, sono più appetibili in termini di traffico Internet rispetto al nostro sito? Decine? Centinaia? Migliaia? Non saprei dirvi, comunque tante. E allora perché proprio noi? Perché colpirci in modo così duro e … ripetutamente? I nostri bravissimi tecnici, nelle ultime settimane hanno fatto a pugni con i delinquenti del Web, ributtando a mare loro e le porcherie con le quali convivono. Ma vorremmo che i nostri giovani e sani programmatori potessero esprimere il loro talento per rendere sempre più bello il sito di AF DIGITALE, senza essere costretti a trasformarsi in buttafuori online.

Da sempre, la nostra rivista è risultata scomoda e indigesta a molti. Chi ci legge e ci segue da tempo, lo sa bene. Senza timori reverenziali abbiamo evidenziato e stigmatizzato i comportamenti, spesso al limite del lecito, di chi pensava di agire impunito a scapito dei consumatori. Negli anni abbiamo pestato molti piedi e molti ne pesteremo in futuro. Fa parte del nostro DNA e non cambieremo certo oggi.

È dunque lecito pensare che qualcuno dei “pettinati da AF” tenti di prendersi una rivincita oggi attaccando il nostro sito per danneggiarci e screditarci agli occhi della comunità degli appassionati di audio video. Gente che frustrata o attapirata, per usare un neologismo di Striscia a Notizia, perché incapace di muovere consensi e di risvegliare le passioni, quelle vere, pensa di risolvere tutto sgambettando in maniera vile chi sa correre più veloce. Costoro si mettano l’anima in pace. Hanno già perso in partenza!

Oggi per un click in più sul proprio sito e un click in meno su quello di altri, molti sarebbero disposti a tutto. A taroccare i dati di vendita falsificando i bilanci e forse anche ad assoldare un mercenario russo o di chissà quale altra nazione che, per pochi danari, potrebbe bucare le protezioni e infilarsi tra le pieghe dei siti ritenuti scomodi e quindi danneggiarli. Tanto più che, come riportano proprio le società di sicurezza informatica, nel cosiddetto dark web, nell’Internet oscuro, si può trovare e comprare tutto ciò che è illegale: droga, armi, materiale pedo-pornografico, soldi falsi, identità rubate, conti in banca taroccati, mercenari più o meno armati e, ovviamente, hacker.

Questi ultimi come i mandanti, celati dietro i muri di gomma della Rete, potrebbero restare impuniti. Ma non è detto. Da parte nostra stiamo lavorando per “ingabbiare” chi ha aggredito AF DIGITALE. In ogni istante tutte le attività del nostro sito sono controllate, compresi evidentemente gli attacchi che vengono registrati e tracciati. Così da fornire alla Polizia Postale un preciso punto di riferimento dal quale partire.

AF DIGITALE non ha intenzione di cedere. Proseguiremo le nostre attività quotidiane proteggendole a oltranza. Sappiamo come difenderci e come fronteggiare attacchi di qualsiasi genere. Se ci spengono da una parte, rispunteremo da un’altra più forti e più determinati di prima. Abbiamo la scorza dura. Certo, se nel frattempo, i cosiddetti organi competenti, dessero una mano reale alle tante aziende finite nel mirino della malavita, se i provider nazionali, cui in Italia è permesso tutto, anche il fatto di essere veri e propri colabrodo, si strutturassero in maniera più efficace, vivremmo e lavoreremmo tutti più felici e contenti.

Solo garantendo la sicurezza nel cyberspazio il nostro Paese potrà entrare nella modernità“, ha detto il prefetto Alessandro Pansa, capo del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (i servizi segreti, insomma), durante la presentazione del Cyber security report 2016. Noi, come tanti, stiamo lottando coltello tra i denti per restarci nella modernità. Le istituzioni che cosa fanno?

Certamente andremo come sempre a sporgere denuncia alla Polizia Postale, salvo poi rimanere delusi, come già successo in passato, quando saremo informati che la Procura della Repubblica ha ritenuto di non dover/poter procedere per mancanza di risorse utili a rincorrere l’hacker nelle sue triangolazioni in tutto il mondo: Mosca, Pechino, Città del Messico, Varsavia… Milano.

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