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Ricevitore AV e alta fedeltà: matrimonio possibile o è meglio un integrato stereo?

Elite VSX-LX805

Un ricevitore AV multicanale può rimpiazzare a parità di prezzo un amplificatore integrato stereo per l’ascolto musicale?

Forse è una domanda che vi siete fatti spesso (magari per risparmiare e prendere i classici due piccioni con una fava), o forse non vi siete mai posti il problema perché preferite distinguere nettamente esperienza Home Cinema e ascolto Hi-Fi. Un ricevitore AV multicanale può sostituire un integrato stereo e diventare l’ampli primario anche per ascoltare musica?

La risposta non è per nulla semplice. Da un lato un ricevitore AV multicanale può benissimo funzionare come amplificatore stereo, ma dall’altro non è automaticamente un sostituto ideale di un integrato hi‑fi dedicato. La risposta dipende anche da alcuni fattori chiave come la fascia di prezzo, le priorità progettuali del costruttore, la qualità della sezione di alimentazione, del DAC e dello stadio finale, oltre che dal tipo di diffusori e, non ultimo, dalle aspettative dell’ascoltatore.

Se poi aggiungiamo il fatto che molti ricevitori AV recenti offrono un livello di prestazioni in stereo più che dignitoso (e alcuni si spingono vicino all’eccellenza), la situazione si fa ancora più ingarbugliata, anche perché restano comunque compromessi strutturali difficili da aggirare rispetto a un buon integrato stereo pensato esclusivamente per la musica.


Differenze di design tra AV e integrato stereo

AVC-X2850H

Alla base c’è una diversa filosofia di progetto. L’amplificatore AV nasce per gestire molti canali e tanti formati audio/video, mentre l’integrato stereo concentra tutte le risorse su due soli canali. Un AV come il Denon AVC‑X3800H, che oggi si aggira attorno ai 1200-1300 euro, integra nove canali amplificati, supporto fino a 11.4 canali tramite finali esterni e una sezione di elaborazione estremamente complessa, con Dolby Atmos, DTS:X, Auro‑3D, IMAX Enhanced e vari upmixer come Dolby Surround e DTS Neural:X.

Un integrato stereo di fascia simile come un Rotel A14 MkII investe invece tutta la progettazione sulla qualità dei due canali, con alimentazione dedicata e percorso del segnale semplificato, erogando 80 watt su 8 ohm con risposta in frequenza estesa e distorsione molto bassa.

Questa differenza si riflette nella topologia interna. In un AV la sezione digitale, la logica di controllo HDMI, il DSP e i moduli di rete convivono con l’amplificazione in uno spazio relativamente ristretto, con un’unica alimentazione che deve nutrire più canali e circuiti. Yamaha, per esempio, sul suo RX‑V685 sottolinea l’uso di amplificatori a stadi separati e alimentazioni separate per sezioni digitali e analogiche proprio per ridurre interferenze e distorsione, a conferma che il problema esiste e va gestito con attenzione. Un integrato stereo, privo di video ed elaborazioni surround, può mantenere il percorso del segnale più corto e pulito, con meno possibilità che jitter, rumore digitale o crosstalk influiscano sulla resa musicale.

Potenza, alimentazione e dinamica reale

L’interno dell’amplificatore stereo integrato Rotel A14 MKII

Sulla carta molti sintoamplificatori AV dichiarano potenze impressionanti, che in configurazione stereo sembrano comparabili a un buon integrato. Sempre per l’AVC‑X3800H, Denon indica 105 watt per canale su 8 ohm da 20 Hz a 20 kHz con 0,08% di THD, dati che lo collocano sulla carta in un territorio hi‑fi più che credibile. La stessa macchina deve però dividere quella riserva di corrente su nove canali amplificati e quindi, in uso multicanale, il margine per dinamica e controllo diventa più risicato se si spingono tutti i diffusori contemporaneamente.

In stereo la situazione migliora, visto che due soli canali effettivamente in carico consentono alla sezione di alimentazione di “respirare” e di fornire un controllo dei woofer spesso più che adeguato, soprattutto in ambienti domestici normali. Tuttavia, un integrato stereo con un trasformatore dimensionato solo per due canali e condensatori di filtro generosi tende a mantenere una riserva di corrente più stabile, soprattutto con carichi difficili o impedenze che scendono sotto gli 8 ohm. In termini pratici, ciò significa che a parità di watt dichiarati un integrato stereo serio può suonare più autorevole e rilassato su passaggi complessi, con micro‑dinamica più leggibile e meno tendenza a comprimere il messaggio sonoro.

Questa differenza emerge soprattutto con diffusori da pavimento a bassa sensibilità o con ascolti a volumi importanti. In un soggiorno medio, con diffusori da scaffale di buona efficienza e ascolti a distanza di 2‑3 metri, un sintoamplificatore AV ben progettato può comunque fornire una resa in stereo assolutamente soddisfacente anche per un ascoltatore esigente, purché non si cerchi il limite assoluto di raffinatezza.

Lo Yamaha RX‑A4A si può considerare un ricevitore AV “audiofilo”.

Sezione DAC, elaborazioni e modalità “pure”

Un altro punto di divergenza è il trattamento del segnale digitale. I ricevitori AV moderni montano DAC multi‑canale di ottimo livello, spesso a 32 bit e con supporto ad alta risoluzione. Yamaha, sul RX‑V685, integra convertitori fino a 384 kHz/32 bit con alimentazione separata, sottolineando la vocazione anche hi‑res del prodotto. Su modelli di fascia più alta come il Yamaha RX‑A4A da circa 1400 euro si deve parlare di DAC “audiophile‑grade” e di un amplificatore a slew rate elevato, specificamente pensato per mantenere controllo e precisione sia in ambito home theater, sia in riproduzione musicale stereofonica.

La presenza di DSP evoluti è poi un’arma a doppio taglio. Da un lato consente di eseguire una correzione ambientale (YPAO sui Yamaha, Audyssey su molti Denon e Marantz, sistemi Dirac su altri brand), capace di compensare risonanze e problemi di stanza, con benefici immediati su equilibrio tonale e intelligibilità della scena sonora.

Dall’altro lato, ogni elaborazione aggiunge passaggi nel dominio digitale che possono modificare la timbrica, ridurre leggermente il senso di naturalezza e aumentare la complessità del percorso del segnale. Ecco perché quasi tutti i sintoamplificatori AV offrono modalità Pure Direct o equivalenti, che bypassano buona parte dei processamenti non necessari durante l’ascolto di musica in stereo.

Un integrato stereo con DAC interno, al contrario, ha una catena più semplice: ingressi digitali, conversione, potenziometro del volume e stadio finale (se poi prendiamo un integrato totalmente analogico, la catena diventa ancora più essenziale). Meno funzioni significa meno possibilità di errori, meno jitter indotto da circuiti non audio e un’impostazione timbrica spesso più conservativa e “analogica”. Un AV può avvicinarsi a questo approccio se progettato con cura e se usato nelle modalità più “pure”, ma resta un oggetto intrinsecamente più complesso.

dirac bluesound
La correzione ambientale fa un enorme differenza anche per l’ascolto stereofonico

Quando un AV può sostituire un integrato Hi-Fi?

La risposta alla prima domanda si fa ancora più complessa se si ha già in casa un buon sintoamplificatore AV. In questo caso, vale la pensa spendere altri soldi per un integrato hi‑fi dedicato? In parecchi casi la risposta è no, soprattutto se l’impianto è centrato sull’home theater e l’ascolto musicale non si porta dietro particolari aspirazioni audiofile.

Il Denon AVC‑X3800H offre un’ottima potenza con due soli canali pilotati, ha una distorsione contenuta, un DAC competente, ingressi digitali completi e ingresso phono dedicato. Per una sala cinema domestica che diventa al bisogno anche sala d’ascolto musicale, può rappresentare un hub unico molto versatile. Lo stesso vale per l’RX-A4A di Yamaha, con la sua immagine stereo precisa e il suo controllo convincente anche in abbinamento a diffusori da pavimento. In una catena con sorgenti streaming, TV e console, un ricevitore AV del genere consente di semplificare la configurazione e limitare cavi e ingombri, mantenendo una qualità sonora che per molti ascoltatori è già di ottimo livello.

Ci sono comunque condizioni favorevoli perché un AV rimpiazzi senza rimpianti un integrato, tra cui diffusori di carico non troppo gravoso, ambiente domestico non enorme, abitudini di ascolto che non richiedano volumi estremi e preferenza per la praticità (app di controllo, streaming integrato, multiroom) rispetto alla ricerca dell’ultimo dettaglio timbrico. Con queste condizioni, la sinergia tra calibrazione ambientale e buona progettazione della sezione amplificatrice può dare risultati musicali più equilibrati di un integrato stereo non ottimizzato nella stanza.

Il “possente” interno del Pioneer Elite VSX-LX805

Perché l’integrato stereo resta spesso superiore

Se però l’obiettivo primario è la musica, un integrato stereo progettato con “criteri hi‑fi” mantiene ancora diversi vantaggi. Un modello come il già citato Rotel A14 MkII, pur non essendo un mostro di potenza nominale con i suoi 80 watt per canale su 8 ohm, sono stati realizzati con grande attenzione alla linearità, alla risposta in frequenza e alla distorsione, con un percorso del segnale essenziale e alimentazioni dedicate a due soli canali. In pratica si ottiene un suono più coeso, con una timbrica spesso più neutra e naturale, una micro‑dinamica più fine e una scena stereo meglio messa a fuoco, specie in abbinamento a sorgenti e diffusori di alto livello.

Infine c’è la questione del rumore elettrico. Inserire in un unico telaio componenti per video (ad esempio il processore per l’upscaling), rete, DSP, HDMI e amplificazione aumenta le possibilità di interferenze. Anche se abbiamo visto che alcuni produttori lavorano con alimentazioni separate e stadi di potenza a componenti discreti anche in ambito multicanale proprio per limitare questi effetti, un integrato stereo con architettura minimale parte comunque avvantaggiato in termini di silenziosità di fondo e pulizia del segnale. Per chi ascolta molta musica acustica, jazz, classica o registrazioni molto dinamiche, queste differenze diventano evidenti, soprattutto su sistemi già di un certo livello.

Se proprio dovessimo scegliere un eccellente ricevitore AV che però ha anche un’ottima resa stereofonica, il Pioneer Elite VSX-LX805, che ho provato lo scorso anno per alcune settimane, è un “tuttofare” da prendere in seria considerazione. Lo si trova online a circa 1700 euro e, oltre a essere un ricevitore AV a 11.4 canali estremamente capace e completo a livello di formati audio supportati e standard/servizi di connettività, eroga 150 watt per canale in Classe AB su 8 ohm con 2 canali pilotati, integra due DAC ESS Sabre 9026PRO, una licenza completa per Dirac Live, ingressi XLR bilanciati e un ingresso phono.

Una bella bestiolina anche come amplificatore puramente Hi-Fi (non manca ovviamente la modalità Pure Direct), costruito molto bene e degno di essere affiancato a integrati stereo forse non dallo stesso prezzo ma poco ci manca (un Rega Elex Mk4 o un più versatile Cambridge Audio EXA100 hanno uno spunto maggiore come musicalità).

Infine, non dimentichiamo un assunto tanto banale quanto utile da ricordare. Un ricevitore AV multicanale può fungere anche da amplificatore integrato stereo senza che l’utente debba aggiungere nulla, mentre un integrato stereo non potrà mai fungere da amplificatore multicanale. Se quindi avete già in casa un ricevitore AV, provatelo anche come compagno di ascolti musicali. Magari, con qualche semplice aggiustamento, vi soddisferà a tal punto da non sentire la necessità di passare a un ampli stereo dedicato.

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