L’ottimizzazione del posizionamento dei diffusori in ambiente passa per tutta una serie di necessarie attenzioni le quali, attentamente considerate, possono effettivamente contribuire a migliorare il risultato finale d’ascolto.
A seguito del nostro recente articolo pertinente la possibilità di ottenere buoni/ottimi risultati d’ascolto anche in una sala di piccole dimensioni, abbiamo ricevuto alcune mail dove ci è stato chiesto di approfondire taluni concetti, tra cui la geometria RLX da noi citata, eccellente ausilio nel posizionamento dei diffusori.
A questo proposito giova rammentare come questa sia derivata dall’impegno di tale Benjamin Bauer – ingegnere di origine russa successivamente naturalizzato americano – conosciuto per i suoi studi sul suono soprattutto con riferimento alla gestione delle riflessioni ambientali, ma soprattutto, sia opera di CHARIO – marchio ottenuto per crasi dai nomi dei due fondatori, ovvero Carlo “CHArlie” Vincenzetto e MaRIO Marcello Murace – azienda italiana nata nel lontano 1975 e da sempre impegnata nella realizzazione di diffusori di pregio nonché nell’attento studio della psicoacustica.
Vediamo quindi in generale come sia possibile interagire al meglio con i diffusori e l’ambiente al fine di metterli il più possibile d’accordo tra loro.
Partiamo dal concetto base che un sistema di diffusione inserito all’interno di un qualsiasi ambiente – piccolo o grande non ha alcuna importanza – dovrà vedersela inevitabilmente con i vari contributi che questo avrà nei confronti dell’emissione sonora originale.
Tali contributi, ai quali si aggiungono quelli del mobilio presente all’interno del locale, appaiono assolutamente inevitabili, il che si traduce nel fatto che non è possibile ottenere una corretta riproduzione senza gestire questi imprevedibili “accessori” afferenti la riproduzione.

Chiaramente imprevedibili ma fino ad un certo punto, poiché numerose sono le conoscenze attuali che narrano di come l’ambiente ed il mobilio manifestino il loro contributo aggiuntivo attraverso riflessioni, risonanze, cancellazioni, rinforzi ed indebite sovrapposizioni di frequenze che comportano un’aberrazione della scena sonora, oltre ad un’alterazione della timbrica del sistema di diffusione sonora.
La prova è molto semplice: posizionando i diffusori in modo asimmetrico – laddove uno dei due si trovi in angolo – sarà sufficiente ruotare il controllo del bilanciamento per riscontrare uno scompenso più o meno accentuato tra i due dispositivi, dove quello in angolo presenterà un’emissione in bassa frequenza nettamente più marcata rispetto all’altro.

In precedenti articoli abbiamo spiegato che questa situazione è generata dalla confluenza tra le pareti, che possono aggiungere fino a ben 18 dB in più di pressione sonora (SPL), circostanza che rinforza notevolmente l’emissione, facendo si che uno dei due diffusori abbia un livello parecchio più elevato rispetto al compagno; può apparire inverosimile ma la verifica come detto è semplicissima.
Appare quindi evidente come la fisica posizione dei diffusori vada gestita in modo oculato al fine di non vanificare gli sforzi fatti dal costruttore per ottenere una performance degna di nota, impegno che storicamente parlando ha visto numerose aziende darsi da fare per ridurre gli ostacoli presenti sul cammino, visto che notoriamente le leggi della fisica sono di notevole ingombro e difficile elusione.
Coloro che a vario titolo si sono dedicati allo studio dell’interazione tra diffusori ed ambiente – tra cui AR, ALLISON, BOSE, POLK AUDIO, DBX, ESB, RCF e molti altri – pur avendo affrontato il problema in maniera diversa, si sono immancabilmente e comunque scontrati con la prima delle criticità che un ambiente genera per sua natura: le immancabili riflessioni.

Un volume chiuso quale è una stanza, genera delle riflessioni dovute al fatto che le onde sonore che partono dall’altoparlante urtano contro qualsiasi ostacolo si trovi sul loro cammino – nella fattispecie le pareti, ma anche il mobilio ovviamente e qualsiasi altro oggetto incontrino – il che genera una forma di diffrazione, un fenomeno che modifica la direzione dell’onda più o meno casualmente.
Chiaramente il segnale perde energia durante il suo cammino, ciò significa che un suono si smorzerà in un tempo più o meno breve in base alle caratteristiche dell’ambiente, laddove questo sia assorbente o riflettente in modo variabile ma, come anticipato, anche gestibile.
Il che significa che è possibile agire in qualche maniera al fine di rendere l’ambiente maggiormente idoneo alla riproduzione sonora; intervenire in modo diretto sull’arredo disponendo opportunamente tende, tappeti, librerie, divani, quadri e quant’altro, è un’ottima soluzione e contribuisce a rendere l’ambiente “medio” dal punto di vista dell’acustica.
Trattamenti ambientali a base di pannelli assorbenti/riflettenti/diffondenti – una delle opzioni più apprezzate nei casi più ostici, malgrado non siano semplici da realizzare in qualsiasi ambiente – possono/devono essere presi in considerazione anche e soprattutto in relazione al costo del trattamento, non sempre economico visto l’obbligato studio della situazione, che seppure effettuato tramite analisi via software è di un certo impegno.

Pertanto, tranne modelli specificamente progettati in modo da prevedere una specie di toe-in già compreso – come la serie 7 della ESB che utilizzava il DSR (Distributed Spectrum Radiation) oppure POLK AUDIO con il sistema SDA (Stereo Dimensional Array) – tra le soluzioni più semplici e mediamente applicabili a qualsiasi diffusore rientra la citata geometria RLX (Right Left Crossed) che attraverso un orientamento notevole (30/45°) verso ed anteriormente al punto d’ascolto, riesce a gestire meglio (evitando l’eccessiva sollecitazione) le prime riflessioni ottenendo un’immagine sonora maggiormente stabile, profonda e più a fuoco.
Nella recensione del buffer iFi iTube2 pubblicata qualche anno fa, sottolineammo la presenza a bordo del dispositivo di un particolare circuito – definito 3D Holographic – che consentiva di ampliare la scena sonora dei diffusori tramite una sorta di toe-in elettronico configurabile in due diverse modalità, ovvero escludibile.
Derivato dalle ricerche del “padre” della stereofonia Alan Blumlein, questo circuito opera trattando opportunamente le relazioni di fase del segnale ed ampliando notevolmente la scena sonora, maggiormente nella zona situata oltre il limite esterno dei diffusori, noto collo di bottiglia della riproduzione stereofonica.

Si tratta di una palese dimostrazione dell’importanza del concetto di cui parliamo, tenuto in considerazione dai costruttori maggiormente attenti a determinati dettagli – evidentemente affatto secondari – che in qualche modo tentano di aggirare l’ostacolo; funzionava eccome, tra l’altro senza introdurre sgradevoli artefatti.
Come al solito, ottimi ascolti!!!






















