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DSP ed Equalizzatori: amici o nemici dell’ascolto corretto?

A parte il gioco di parole, praticamente da sempre, i sistemi per migliorare il suono di un impianto ad Alta Fedeltà correggendo alcune criticità, rappresentano l’altra faccia della medaglia relativa all’ottenimento di un risultato finale il più possibile vicino alla realtà, vero e proprio assioma dell’HiFi.

Tuttavia, sebbene questa tipologia di elettroniche sia ampiamente utilizzata – a partire dai musicisti stessi prima ancora che nello studio di registrazione – esiste ancora qualche appassionato che stoicamente, ovvero preda della più granitica delle posizioni, avversa tali utilissimi sistemi ritenendoli poco adatti, quando non deleteri, al fine di migliorare effettivamente la prestazione sonora.

Atteggiamento sciocco e preclusivo a dire il vero, visto che poi sono proprio queste elettroniche che – apparentemente uscite dalla fin troppo ampia porta (dall’audiofilo) – rientrano dalla finestra (dell’appassionato concreto) vista la loro trasversale presenza nel contesto.

Il bello è che tale atteggiamento è spesso portato avanti da chi predilige il digitale rispetto all’analogico, contesto nel quale è possibile davvero operare con metodologia chirurgica riuscendo dove con altri sistemi si impazzirebbe letteralmente; diciamo pure che in questo caso la realtà è assolutamente favorevole al digitale.


In pratica, è proprio il musicista che per primo farà uso di artifici (termine forse un po’ eccessivo) atti a definire il “suo” suono: corde specifiche per chitarra, particolari legni per il corpo dello strumento, pickups caratteristici per la captazione della vibrazione delle corde, effetti vari, tipologia di amplificazione (valvole o stato solido) e perfino il plettro, contribuiranno a definire la sonorità del suo strumento, e chiaramente la narrazione si applica a perfezione nei confronti di qualsiasi strumento.

Legno, metallo e pickup: l’essenza di una chitarra elettrica e del suo caratteristico suono

 

Ora, se un musicista così facendo è alla ricerca di un suono particolare, non c’è alcun motivo perché un appassionato di Alta Fedeltà non possa fare altrettanto per ottenere il suono che più preferisce, ovviamente restando in un ambito di normalità – ovvero evitando di alterare pesantemente ed innaturalmente la prestazione del proprio sistema facendogli esibire, a titolo d’esempio, basse frequenze improbabili come sovente accade nel car audio – diversamente sarà proprio il concetto medesimo ad essere messo in secondo piano, e questo non è un discorso praticabile.

E quindi, visto che oramai il digitale la fa praticamente da padrone in qualsiasi ambito – anche considerando l’enorme potenza di calcolo oramai raggiunta dai sistemi informatici – perché mai non tentare di raggiungere vette prestazionali di alto livello?

A questo pensa il DSP – acronimo di Digital Signal Processor – che attraverso l’elaborazione dei bit associati al segnale audio riesce a fare cose incredibili, roba che un tempo sarebbe stata in concreto impensabile, almeno agli accessibilissimi costi cui è offerta oggi.

audiofili

Infatti, da molto tempo numerose elettroniche – non solo in ambito HT come un tempo – sono dotate di sistemi di elaborazione del segnale basati su questo processore, in grado di gestire un’accurata analisi del locale d’ascolto per poi generare una curva di correzione atta (o quanto meno parecchio vicina) ad annullare i nefasti effetti dell’ambiente; idem dicasi per quanto riguarda equalizzatori grafici o parametrici, ulteriore genia di elettroniche dedicate alla risoluzione di criticità caratteristiche.

Il PULTEC EQP-1A: equalizzatore valvolare tra i più utilizzati negli studi di registrazione

 

Sovente direttamente gestibili tramite App dedicate direttamente dal punto d’ascolto – altro affatto banale dettaglio di questa tipologia di correzione visto che si opera nell’esatto punto in cui si ascolta – questi sistemi dovrebbero (devono!) piuttosto essere sempre in qualche maniera utilizzati cum grano salis, diversamente come intuibile si finisce per generare ulteriori problematiche che a loro volta porteranno ad insoddisfazione certa.

In teoria esisterebbe un minimo di protocollo che consiglia di agire per step, ovvero conseguito un determinato risultato – che si spera positivo – si dovrebbe valutarlo attentamente (quindi non in un rapido e praticamente quasi inutile confronto A/B) per poi, eventualmente, procedere con ulteriori correzioni acustiche tese a centrare il bersaglio della massima soddisfazione.

WiiM Ultra
L’oramai conosciutissimo WiiM ULTRA: piccolo e conveniente streamer dotato di DSP per la correzione dell’acustica del locale d’ascolto.

 

Questo articolo da noi recentemente pubblicato cristallizza perfettamente l’attuale situazione di mercato, ovvero l’approccio medio degli appassionati – e soprattutto quello dei non appassionati i quali, beati loro per certi versi, sono lontani anni luce da certe fisse tipiche dell’adoratore dell’audio (atteggiamento estremistico) che non solo gli tolgono il sonno, ma lo inducono a spendere una montagna di denaro confidando nell’ennesimo passo avanti (?) – caratterizzato da un contatto maggiormente intimo a livello tecnologico, considerata la maggiore consapevolezza del pubblico.

Attenzione però, al di la dell’ossimoro, talvolta una maggiore conoscenza potrebbe essere fatale, laddove costituisca un impenetrabile baluardo a tutela della “purezza del suono”, in altre parole occorre tornare ad ascoltare godendo delle emozioni provocate dalla musica, dalla piacevolezza dei suoni (l’eufonia non è affatto un concetto da considerare errato in partenza!) mettendo da parte le tante ed inutili considerazioni che fin troppo spesso accompagnano l’appassionato nel suo cammino confinandolo in un intricato labirinto mentale dal quale è difficile uscire.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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