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Sonus faber si racconta: la storia e i progetti futuri

Le persone di Sonus Faber

AF digitale intervista per voi Sonus faber, ci raccontano tutto sul fantastico mondo dell’icona del “made in Italy” Livio Cucuzza e Paolo Tezzon

Sonus faber si racconta tramite le parole di Livio Cucuzza (Chief Design Officer) e Paolo Tezzon (brand ambassador). Dovremmo fare una breve introduzione sul brand ma sarebbe superflua perché già solo il nome Sonus faber è sinonimo di qualità, design e prestazioni. Dai primi anni Ottanta e dalla geniale trovata del compianto fondatore Serblin di acqua sotto i ponti ne è passata. Oggi Sonus faber è una realtà internazionale, un’icona del made in Italy nel mondo.

“Bando alla ciance” e passiamo alle parole di Livio Cucuzza e Paolo Tezzon.

 Un minimo di storia: Sonus faber da più di 30 anni è sinonimo di hi-end e made in Italy. Quali sono secondo voi i modelli più emblematici di questi 30 anni?

Rispondere propriamente a questa domanda equivarrebbe a scrivere un trattato: pur rimanendo sui modelli più significativi sono vari quelli che meritano una menzione. Innanzitutto, i modelli in massello degli anni 80/90 (Minima, Minima Amator, Electa ed Electa Amator…) rappresentano, tutti assieme, la definizione dello stile originario del brand.

i pezzi storici di Sonus faber

Poi c’è, ovviamente, la Guarneri Homage del 1993 che introduce per la prima volta, nel mondo hi-end, l’iconica forma a Liuto, con fianchi curvati e pianta del cabinet rastremata che ha rivoluzionato il design dei diffusori acustici domestici.

Degna di nota è anche la serie Concert del 1995 che introduce un’altra tecnica costruttiva peculiare del brand, il “constrained layer damping mode” ovvero la compressione stratificata di materiali a diversa densità (Massello, similpelle ed HDF nella versione originaria…) per realizzare un cabinet.

Voglio il meglio: Aida

Sicuramente un’altra accoppiata di modelli fondamentali per la storia del brand sono The Sonus faber e Aida. La prima, introdotta nel 2010, ha svelato al mondo per la prima volta le soluzioni tecnologiche che rappresentano, ad oggi, l’identità tecnica del brand: l’utilizzo combinato di legno curvato (arrivando alla curvatura doppia, in due versi opposti) e metallo per la costruzione del cabinet, il sistema di disaccoppiamento dal suolo “Zero Vibration Transmission”, il sistema di caricamento brevettato “Stealth reflex”, la “Staggered low frequency technology” dove i trasduttori dedicati alle basse frequenze, in sistemi multi-via, lavorano tutti in parallelo ma vengono progressivamente tagliati mano a mano che si avvicinano al midrange ed, infine, la Paracross topologyTM dove il circuito di filtraggio adotta una tipologia semi-bilanciata.

Aida riconferma tutte queste tecnologie, aggiungendovi anche il DAD tweeter (Damped Apex DomeTM) che estende la risposta in frequenza di un tweeter a cupola morbida in seta trattata, inibendo il comportamento in controfase dell’apice della cupola medesima grazie ad uno smorzamento localizzato.

Degne di nota, infine, le Ex3ma, un diffusore celebrativo in tiratura limitata di 30 coppie, introdotto per commemorare esattamente il 30simo anniversario dell’azienda e che si avvale di un esclusivo cabinet basato su una monoscocca in fibra di carbonio e sull’introduzione del DLC tweeter che si basa su un processo chimico di vaporizzazione tale da consentire il deposito di carboni di diamante su un diaframma in berillio: con ciò se ne altera la rigidità strutturale lasciando la massa pressoché inalterata, a tutto vantaggio del contenimento della risonanza tipicamente presente nei diaframmi in berillio.

 Come nasce un diffusore Sonus faber? Quali sono i processi produttivi e quanto tempo ci vuole per far sì che un vostro prodotto sia disponibile sul mercato?

Il processo produttivo dei nostri diffusori è prettamente artigianale e varia a seconda della famiglia. Ogni prodotto ha le sue peculiarità e criticità, nel caso del legno massello, ad esempio, la perfetta essiccatura del materiale è cruciale per assicurare la qualità del prodotto e della sua durata nel tempo. In molti casi i nostri clienti tramandano le proprie Sonus di generazione in generazione, quindi la vita del prodotto è decisamente lunga.

Nel caso dei prodotti laccati invece il processo di laccatura a 7 mani, tipico di Sonus faber, necessita di circa 30 giorni tra lavorazioni e tempi di attesa tra una mano e l’altra. In riferimento ai tempi di progettazione invece siamo tra i 9 e gli 11 mesi in base alla complessità e al numero di diffusori che compone la famiglia di prodotti. Di questi, 2/3 sono dedicati all’affinamento finale tra misure e ascolti.

 Il centro design Sonus faber. I vostri prodotti oltre che performanti sono indiscutibilmente frutto di un lavoro di design che denota un grande know-how: potete descriverci brevemente cosa fate?

Il Design Lab di Sonus faber si occupa di delineare lo stile dei prodotti di tutto il gruppo McIntosh, si trova in un’ala di circa 450mq separata dalla azienda principale e dal 2020 ingloba anche i dipartimenti di R&D ed elettroacustica dell’azienda. Il dipartimento di Industrial Design opera come fosse uno studio di design indipendente e segue un processo tipicamente creativo che parte dai mood-board di ispirazione per proseguire con gli schizzi a mano libera, la modellazione 3D, la produzione di rendering fotorealistici ed arrivare all’ingegnerizzazione dei prodotti.

Ci avvaliamo anche di stampanti 3D per la realizzazione dei primi prototipi, mentre la prototipazione delle parti in legno è affidata alla falegnameria.

Livio Cucuzza “gioca” con le sue creature

 La domanda dei lettori: con quali elettroniche testate i vostri diffusori ed in quale ambiente?

Dal 2020 abbiamo due nuove sale stereo e video Dolby Atmos, progettate in collaborazione con RPG nelle quali siamo in grado di testare i nostri diffusori in modalità 2 o più canali. Usiamo elettroniche di diversa qualità e impostazione sonora a seconda di cosa dobbiamo testare. Principalmente McIntosh e Audio Research per ovvie ragioni, ma anche amplificazioni Norma, azienda con la quale siamo sempre in contatto.

Olympica Nova
Le Olympica Nova III

 Qual è il modello che vi ha fatto penare di più durante la realizzazione ma che vi ha ripagato con grandi soddisfazioni?

Direi assolutamente la prima serie Olympica con il suo reflex lamellare asimmetrico, per cui non esisteva un modello matematico in grado di simularlo accuratamente, che ha impegnato design e R&D per mesi nell’ottimizzare le sue performances acustiche e meccaniche. Fortunatamente Olympica si è rivelata una delle serie più apprezzate di Sonus faber di sempre. Olympica è stata “challenging” anche perché, per la prima volta abbiamo progettato internamente ogni singolo aspetto relativo a tutti gli altoparlanti coinvolti.

Lumina III, Sonus faber
Sonus faber Lumina III. La Sonus Faber per tutti

 Qualche anticipazione su progetti futuri?

L’azienda è in fase di espansione in molti settori in cui il suono e la storia tutta italiana del nostro brand può fare la differenza. L’automotive prima di tutto con la neonata collaborazione con Maserati con cui condividiamo i nostri valori fondanti, il custom installation dove il nostro know-how sul design ha già mostrato di essere cruciale, con la realizzazione della famiglia Palladio e infine l’attivo, un mercato e un cliente sempre più esigente che richiede prestazioni, praticità e una cura maniacale delle finiture.

Concludiamo ringraziando Marta Vecellio Reane (marketing manager) e tutte le persone di Sonus faber che contribuiscono a dare un tocco di umanità ad un progetto dal grande valore tecnico.

Fonte delle fotografie: Sonus Faber.

© 2021, MBEditore Srl. Riproduzione riservata.

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