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CD in declino e vinile in ascesa: perché il mercato fisico premia l’oggetto più della qualità

Crediti: Brett Jordan - Unsplash

Nel 2025, le vendite di CD negli USA sono calate, mentre il vinile ha superato il miliardo di dollari di ricavi dopo decenni

Per alcuni anni si è parlato di un possibile ritorno in auge del CD, scenario alimentato da segnali deboli ma suggestivi come il rallentamento nel calo delle vendite, un aumento delle ricerche online, una certa curiosità mediatica e l’uscita di un discreto numero di nuovi lettori CD e meccaniche di lettura da parte di molti produttori hi-fi. Tuttavia, i dati più recenti restituiscono un quadro molto diverso, ridimensionando l’idea di una rinascita del Compact Disc e confermando una tendenza ormai consolidata.

Secondo i dati più recenti della Recording Industry Association of America, nel 2025 il fatturato dei CD negli Stati Uniti è infatti sceso del 7,8% fermandosi a 312,4 milioni di dollari. Ancora più significativa è la contrazione in termini di unità vendute, in calo dell’11,6% a 29,5 milioni. Il confronto con il vinile è netto e quasi impietoso: oltre 1,04 miliardi di dollari di ricavi (quasi il triplo) e 46,8 milioni di copie distribuite, con una crescita del 9,3%.

Il dato diventa ancora più rilevante se inserito in una prospettiva storica. Al culmine della sua diffusione, il CD rappresentava praticamente l’intera industria musicale, con vendite annuali che, rivalutate, sfioravano i 27 miliardi di dollari. Oggi questo supporto fisico pesa invece solo per il 2,7% di un mercato dominato dallo streaming, che da solo genera oltre 9 miliardi di dollari, pari a più dell’80% del totale.


Crediti: RIAA

Il vinile, al contrario, ha costruito una narrativa opposta. Non solo nel 2025 ha superato il miliardo di dollari per la prima volta dopo decenni, ma rappresenta ormai oltre il 75% del mercato fisico e ha superato i CD per cinque anni consecutivi. La distanza continua ad aumentare, segno che non si tratta di una moda passeggera ma di una trasformazione più profonda.

La presunta “rinascita” del CD trova origine in un’interpretazione ottimistica di un periodo di stabilizzazione attorno al 2022. Alcuni indicatori, come l’aumento delle ricerche per lettori CD o sondaggi che suggerivano una certa disponibilità dei consumatori all’acquisto, hanno contribuito a costruire una narrativa che però non ha mai trovato un reale riscontro nei dati di mercato. Già nel 2024, le vendite erano tornate a calare in modo significativo, mentre l’offerta dell’industria discografica continuava a privilegiare il vinile.

Quest’ultimo offre infatti una ritualità che ancora oggi il CD non riesce a replicare. L’atto di estrarre il disco, posizionarlo sul giradischi e osservare la copertina in grande formato sono tutte azioni che riassumono un’esperienza tangibile in grado di trasformare l’ascolto in un momento più coinvolgente e visivamente appagante.

Crediti: RIAA

A ciò si aggiunge un altro elemento spesso trascurato, ovvero che gran parte dei vinili contemporanei deriva da master digitali, talvolta gli stessi utilizzati per CD e streaming. In termini puramente tecnici, quindi, il vinile non rappresenta necessariamente una fonte più “pura” o fedele. Tuttavia, il suo valore percepito non dipende dalla precisione della riproduzione, ma dalla sua capacità di incarnare un oggetto culturale.

Fatto sta che, come dimostra anche il lettore CD Michi da 4000 euro di cui abbiamo parlato ieri, c’è ancora domanda per lettori CD (anche di gamma alta), senza dimenticare tutta la recente ondata di modelli portatili cinesi e il discreto numero di meccaniche di lettura visto negli ultimi anni. Insomma, il CD è tutt’altro che morto, anche se più passa il tempo, più la sua irrilevanza nel mercato musicale è destinata ad ampliarsi. 

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