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Corsi e ricorsi musicali

La musica è sempre con noi, fa letteralmente parte della nostra vita ed ovunque ci si rechi, centri commerciali, supermercati, negozi e boutique varie, siamo perennemente immersi in un sottofondo musicale. Prestando attenzione a ciò che viene trasmesso dalle varie emittenti, non è difficile accorgersi che sempre più spesso – e da parecchio tempo ormai – la maggioranza di quanto diffuso appartiene al passato. Dalla dance anni ’80 al rock dei ’70, passando per i successi soul degli anni ’60, è possibile affermare senza tema di smentita che la parte del leone la fa la musica dei tempi andati.

Ma non solo, un po’ come accade nella storia, dove spesso si assiste ad un continuo revisionismo, nel caso della musica molte opere del passato sono sovente sottoposte a remastering, è quindi perfettamente normale trovare insieme agli ultimi (in)successi lavori che all’epoca furono acquistati dai nostri genitori – ad essere fortunati nell’averne avuti di interessati alla buona musica – e che oggi in certi casi vanno a ruba tra i giovani melomani.

Sinceramente è abbastanza singolare rivedere opere che ascoltavo alle superiori – ma è ampiamente noto che molti grandi dischi sono sempre stati rivisti, corretti e quindi ripubblicati dopo essere stati sottoposti all’ennesima rimasterizzazione che fosse in grado di estrarre fino all’ultima goccia di qualità sonora.

I lavori più gettonati sono ovviamente quelli maggiormente iconici: DIRE STRAITS, LED ZEPPELIN, PINK FLOYD, SUPERTRAMP, YES – ed innumerevoli altri seminali gruppi che non è davvero possibile elencare in toto – sono i nomi di punta di un catalogo praticamente sempre aggiornato e mai messo da parte, anzi, prontamente riproposto a ciclo continuo.


L’iconico Love Over Gold dei Dire Straits – qui nell’edizione OMR – una delle più recenti riedizioni di lavori del passato (1982)

 

Non si tratta solo di marketing come pensa qualcuno, a volte riproporre opere di valore serve ad evitare cha possano cadere in un indesiderato ed inopportuno oblio, se non altro a causa dell’ignoranza che purtroppo affligge buona parte dei neo ascoltatori i quali – in maniera fin troppo passiva – sentono piuttosto che ascoltare quello che passa il convento, come si suol dire.

Tanto per dire, qualche tempo fa, ho fatto conoscere al figlio di una coppia di amici il mitico album Back in Black degli ancora assai pimpanti AC/DC, un disco che mi fu regalato in occasione del compimento dei 18 anni (ragazzi come passa il tempo): ebbene, dopo aver decantato le gesta di questi inossidabili paladini di un rock/blues assolutamente caratteristico, ho creato in lui una sorta di dipendenza, tanto da spingerlo alla ricerca e successivo acquisto dell’intera discografia!

Ed a proposito di questo lavoro, che essendo rock fin troppi sono convinti debba necessariamente suonare male, consiglio un attento ascolto al fine di cogliere le notevoli sfumature sonore presenti, soprattutto la veridicità degli strumenti, timbricamente molto corretti e spazialmente più che ben riproposti. Scoprirete in tal modo che gli AC/DC curano in maniera maniacale le loro produzioni, aspetto certamente più evidente in quelle più recenti, anche a causa delle odierne possibilità in materia di presa del suono.

La semplicissima copertina di un vero mito del rock!

 

Sia come sia, parliamo di un lavoro risalente al 1980, periodo nel quale la tecnica era comunque meno avanzata dell’attuale, ragione per la quale il manico (quello vero) del sound engineer era parecchio legato alla sensibilità musicale ed alla maestria con la quale maneggiava le apparecchiature presenti in sala di registrazione.

Come si dice, sono soddisfazioni.

Ma questo mi ha altresì spinto ad una considerazione: perché mai – e questo ormai da parecchio tempo – si continua a proporre musica appartenente al passato? O meglio, perché certe musica continua a girare (CD oppure vinile non importa purché giri) e resta comunque piacevole all’ascolto? Come mai non si avverte quel senso di già sentito che spesso connota molte produzioni moderne?

Un altro pezzo a caso – Stairway to heaven dei LED ZEPPELIN – riascoltare oggi e per l’ennesima volta l’iniziale riff di chitarra, è ampiamente sufficiente per sollecitare potenti e profonde emozioni, brividi veri accompagnati da altrettanto reale pelle d’oca, questo almeno mi accade a tutt’oggi, ed a quanto ne so non sono davvero l’unico.

Non si tratta di nostalgia per i tempi che furono ma di una solida realtà, d’altronde non è possibile (e nemmeno conveniente a dire il vero) dimenticare una consistente parte della storia musicale mondiale, e la risposta giace nell’attuale gradimento di pubblico, elevato malgrado l’età della proposta.

Ecco quindi la palese dimostrazione che la musica – la buona musica – continua a godere di quella considerazione che merita mantenendo salda la sua posizione tanto che neppure il trascorrere degli anni riesce minimamente a scalfirla, come giusto che sia – come le vere opere d’arte – perché alla fine di questo si tratta, di arte destinata all’anima.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

 

 

 

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