Eclipsa Video è un nuovo formato HDR open source sviluppato con il supporto di Google, Apple e NBCUniversal. Ecco come funziona, quali vantaggi offre e perché potrebbe influenzare il futuro della qualità video su TV, smartphone e dispositivi mobili
Se negli ultimi anni l’attenzione in ambito HDR si è concentrata sul confronto tra Dolby Vision e HDR10+ (il Dolby Vision 2 non è ancora realtà), oggi all’orizzonte compare un nuovo protagonista che potrebbe ridefinire il panorama dell’HDR. Si chiama Eclipsa Video e nasce da una collaborazione che riunisce alcuni dei nomi più influenti dell’industria tecnologica e dell’intrattenimento tra cui Google, Apple e NBCUniversal.
Dietro questo nuovo formato, da non confondere ovviamente con Eclipsa Audio, si trova infatti lo standard esistente SMPTE ST 2094-50 sviluppato dalla Society of Motion Picture and Television Engineers, l’organizzazione che da decenni contribuisce alla definizione di numerosi standard professionali utilizzati nell’industria audiovisiva mondiale. Fino a oggi questa specifica era rimasta sostanzialmente confinata agli addetti ai lavori, ma la decisione di trasformarla in un formato identificabile e riconoscibile dal pubblico rappresenta un passaggio strategico importante.
L’operazione assume un significato ancora più interessante considerando il coinvolgimento di HDR10+ Technologies LLC, il consorzio responsabile della promozione e dello sviluppo dell’HDR10+, formato che negli anni si è affermato soprattutto grazie al sostegno di Samsung. Invece di presentarsi come un’evoluzione diretta dell’HDR10+, Eclipsa Video sembra voler occupare una posizione differente, proponendosi come una piattaforma aperta e liberamente implementabile dai produttori.
La questione dell’open source non è un dettaglio secondario. Dolby Vision ha costruito gran parte del proprio successo sulla qualità dell’elaborazione e sulla gestione avanzata dei metadati dinamici, ma richiede accordi di licenza e certificazione che comportano costi per produttori e sviluppatori. Eclipsa Video, almeno nelle intenzioni dei suoi promotori, potrebbe rappresentare un’alternativa più accessibile, capace di garantire una qualità d’immagine elevata senza introdurre barriere economiche particolarmente rilevanti.
Dal punto di vista tecnico il nuovo formato si basa su un sistema di metadati dinamici pensato per ottimizzare la riproduzione delle immagini HDR su dispositivi con caratteristiche molto differenti tra loro. Una delle principali innovazioni introdotte riguarda il cosiddetto Reference White Anchor, un punto di riferimento che permette ai display compatibili di gestire in modo più coerente il rapporto tra contenuti SDR e HDR.
Il problema è noto a chiunque lavori nel settore video. I TV moderni devono spesso passare da contenuti standard a contenuti ad ampia gamma dinamica e questa transizione può generare differenze di luminosità percepite come poco naturali. L’approccio sviluppato per Eclipsa Video cerca di mantenere un equilibrio più preciso, preservando la coerenza visiva senza compromettere il potenziale di luminosità disponibile per i contenuti HDR.
A questo si aggiunge un secondo elemento particolarmente interessante chiamato Headroom-Adaptive Gain Curves. Dietro questa definizione tecnica si nasconde un sistema che consente ai creatori di contenuti di incorporare istruzioni specifiche all’interno del file video. Il display può così adattare dinamicamente la resa dell’immagine in funzione delle proprie capacità effettive, preservando il dettaglio nelle alte luci e limitando la perdita di informazioni nelle aree più critiche della scena. L’obiettivo è ottenere immagini più coerenti indipendentemente dal dispositivo utilizzato o dalle condizioni ambientali in cui avviene la visione.
La domanda che molti osservatori si stanno ponendo riguarda inevitabilmente il posizionamento commerciale di Eclipsa Video. Siamo davvero di fronte a un nuovo concorrente di Dolby Vision? Le informazioni diffuse finora suggeriscono che il progetto non sia stato concepito inizialmente per il mercato televisivo, almeno non in maniera prioritaria. Le prime implementazioni sembrano infatti orientate verso smartphone, tablet, notebook e computer, un settore nel quale la frammentazione delle tecnologie HDR è ancora molto più evidente rispetto al mondo delle smart TV.
Questa strategia appare coerente con il coinvolgimento diretto di Google, che ha già confermato l’arrivo del supporto allo standard SMPTE ST 2094-50 nelle future versioni del browser Chrome. Una scelta che potrebbe accelerare significativamente l’adozione del formato all’interno dell’ecosistema web e dei servizi di streaming accessibili da dispositivi mobili.
Il ruolo di Apple rappresenta forse l’elemento più sorprendente dell’intera iniziativa. L’azienda di Cupertino è stata infatti uno dei principali sostenitori delle tecnologie Dolby sia in ambito audio sia video. La presenza di Apple nel progetto dimostra come il settore stia attraversando una fase di ridefinizione degli equilibri, nella quale la disponibilità di standard aperti viene considerata strategica anche da aziende storicamente legate a soluzioni proprietarie.
Lo stesso discorso vale per NBCUniversal. Attraverso la piattaforma Peacock, il gruppo ha investito pesantemente nelle tecnologie Dolby e continua a supportarle attivamente. Questo rende improbabile, almeno nel breve periodo, uno scontro diretto tra Eclipsa Video e Dolby Vision. Anche le dichiarazioni ufficiali di HDR10+ Technologies sembrano andare in questa direzione. L’organizzazione sottolinea infatti come Eclipsa Video sia stato progettato per integrarsi armoniosamente con l’ecosistema HDR10+, tanto che i dispositivi compatibili utilizzeranno in futuro il bollino Eclipsa Video powered by HDR10+.
Più che una guerra tra standard, quindi, il nuovo formato sembra configurarsi come un tassello aggiuntivo destinato ad ampliare l’offerta disponibile per produttori e sviluppatori. La vera incognita riguarda il lungo periodo. Se infatti il supporto dovesse estendersi rapidamente a smartphone, browser, piattaforme streaming e dispositivi mobili, Eclipsa Video potrebbe acquisire una massa critica sufficiente per attirare progressivamente anche il mercato televisivo.
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