Dal 1999 l’SACD continua a rappresentare il vertice dell’ascolto hi-fi su supporto fisico. Ecco cinque edizioni che non mi stancherei mai di ascoltare… nonostante l’abbonamento a Qobuz
Quando Sony e Philips presentarono il Super Audio CD (SACD) nel 1999, l’industria discografica accolse con scetticismo l’ennesimo tentativo di superare il formato Red Book del CD Audio (2 canali stereo, campionamento a 44,1 kHz e 16 bit per campione). Eppure, a distanza di oltre due decenni, il formato DSD (Direct Stream Digital) portato dal SACD continua a rappresentare il riferimento assoluto per chi cerca la massima fedeltà timbrica e spaziale, offrendo un rapporto dinamico teorico di 120 dB contro i 96 dB del CD standard e una risposta in frequenza che si estende fino a 100 kHz.
Il sistema a 1 bit con sample rate di 2,8224 MHz permette inoltre una risoluzione temporale vastamente superiore rispetto al PCM convenzionale, con il vantaggio di un noise shaping che sposta il rumore di quantizzazione oltre la banda udibile. Questa capacità tecnica, unita a masterizzazioni curate da ingegneri audio leggendari e case discografiche specializzate, ha prodotto una serie di pubblicazioni (la maggior parte delle quali disponibili oggi solo nel mercato dell’usato) che ridefiniscono il concetto stesso di ascolto ad alta risoluzione.

Questi sono (in ordine sparso) i miei 5 SACD preferiti di sempre. Li ho rispolverati per scrivere questo articolo rispolverando al mio fido (e intramontabile) Sony SCD-XA333ES collegato a un sintoamplificatore AV Denon 3803 e anche se ormai mi sono votato interamente allo streaming di Qobuz, devo ammettere che certe edizioni (forse anche per una questione affettiva-nostalgica) rimangono imbattibili. Ho tenuto fuori da questa lista molti altri SACD di assoluto valore (The Dark Side of the Moon, Kind of Blue, Brothers in Arms), ma questa cinquina è quella che ho ascoltato più spesso da quando mi sono portato in casa i primi Super Audio CD ormai vent’anni fa (il primo fu quello di The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars di David Bowie nell’edizione EMI del 2003).
RCA Living Stereo – Scheherazade, Fritz Reiner / Chicago Symphony Orchestra

Non sono propriamente un patito di musica sinfonica, ma riconosco alla serie Living Stereo di RCA un posto di assoluto rilievo nelle registrazioni orchestrali d’epoca e Analogue Productions ha compiuto un lavoro monumentale recuperando i nastri master originali a tre tracce registrati tra il 1954 e il 1964.
La registrazione di Scheherazade di Rimsky-Korsakov diretta da Fritz Reiner con la Chicago Symphony Orchestra (1960) è stata realizzata con una configurazione microfonica minimalista (solo tre microfoni RCA 44-BX a nastro posizionati strategicamente) e questa edizione del 2014, con lo strato SACD a 3 canali, restituisce la magia degli LP originali RCA, che alcune delle precedenti edizioni in vinile avevano sistematicamente tradito con un suono caratterizzato da ruvidità, secchezza e mancanza di coinvolgimento emotivo (ma anche il CD JVC del 2002 è una delizia assoluta).
Le edizioni Analogue Productions hanno finalmente risolto questo problema attraverso un processo di trasferimento diretto dai nastri master a tre tracce in DSD64, senza passaggi intermedi in PCM che avevano rovinato le precedenti digitalizzazioni. Il risultato è sorprendente tra archi dolci, acustica riverberata in modo naturale senza l’artificiosità eccessiva di alcune edizioni precedenti, trombe con corposità e brillantezza controllata. La gamma dinamica preservata dal DSD permette inoltre di apprezzare i pianissimi degli archi senza alcun rumore percettibile, mentre i tutti fortissimo dell’orchestra mantengono separazione strumentale anche nei passaggi più densi.
Bob Dylan – Blood on the Tracks

Assieme a Blonde on Blonde e Highway 61 Revisited, Blood on the Tracks del 1974 rappresenta per il sottoscritto uno dei vertici della discografia dylaniana e questa versione Numbered Hybrid SACD di Mobile Fidelity del 2012 eleva ulteriormente questo album attraverso un mastering di riferimento. Registrato su nastro analogico multipista, Blood on the Tracks presentava già nella sua edizione vinile originale Columbia una qualità sonora notevole, ma il trasferimento MoFi dai nastri master analogici direttamente a DSD64 ha portato alla luce dettagli e sfumature precedentemente celati.
La natura essenzialmente acustica dell’album beneficia enormemente della risoluzione temporale del DSD. Il formato DSD riesce a catturare le microfluttuazioni timbriche e dinamiche che caratterizzano l’iconica interpretazione vocale dylaniana senza l’indurimento tipico delle conversioni PCM, con anche una dinamica estremamente naturale. Mobile Fidelity ha utilizzato per questa serie il proprio sistema Gain2 completamente analogico fino alla conversione finale in DSD, garantendo una catena del segnale priva di passaggi digitali intermedi. Se vi interessa anche il remixing multicanale, c’è il SACD di Columbia del 2003 che però non ho mai ascoltato.
Steely Dan – Aja

L’edizione SHM-SACD giapponese di Aja del 2010 (all’epoca avevo fatto un mutuo per comprarla) è diventata leggendaria tra i collezionisti per ragioni tecniche ben precise. Il team JVC ha effettuato un trasferimento completamente flat (senza equalizzazione) del master analogico stereo originale direttamente in DSD, producendo un SACD a singolo strato che sacrifica la compatibilità CD per massimizzare la qualità sonora.
La tecnologia SHM (Super High Material) utilizza policarbonato di purezza superiore e un sistema di stampaggio a iniezione migliorato che teoricamente forma con maggiore precisione i “pit” dei dati, riducendo jitter e migliorando la messa a fuoco del laser di lettura. Questo SACD (buona fortuna a trovarlo usato a prezzi umani) ha mantenuto il calore analogico della registrazione originale su nastro da 2 pollici realizzata agli A&R Studios e Village Recorder nel 1977, con una separazione strumentale quasi chirurgica, decadimento dei piatti estremamente naturale e senza alcuna troncatura udibile.
La scelta del singolo strato richiede necessariamente un lettore compatibile SACD, ma per chi possiede l’hardware appropriato questa edizione rappresenta probabilmente la migliore esperienza di ascolto disponibile per questo capolavoro di produzione (gli Steely Dan erano autentici perfezionisti del suono), anche se devo ammettere che non ho mai ascoltato l’edizione di Analogue Prductions.
Roxy Music – Avalon

La masterizzazione in DSD di Avalon del 2003 costituisce probabilmente l’esempio più celebrato di SACD multicanale 5.1 e darla in pasto al Sony SCD-XA333ES è sempre una goduria. Bob Ludwig, che aveva curato il master stereo originale nel 1982 (il remix in 5.1 è invece a opera di Bob Clearmountain), ha supervisionato il trasferimento in DSD, garantendo così una perfetta continuità artistica tra le versioni. L’album originale vantava già qualità sonore eccezionali, ma il passaggio al SACD ha eliminato le limitazioni introdotte dalla conversione PCM della prima edizione CD.
La scena multicanale, ampia e avvolgente, proietta la voce vellutata di Bryan Ferry al centro dello spazio sonoro, mentre i dettagli strumentali emergono con una tridimensionalità sorprendente. Il layer stereo in DSD conserva l’anima raffinata della registrazione analogica, con un rumore bassissimo e una gamma dinamica che valorizza la tessitura ambientale dei brani. Le basse frequenze sono profonde ma sempre controllate, i medi setosi e naturali, gli alti cristallini senza mai risultare taglienti. In particolare, tracce come More Than This e Take a Chance with Me mostrano un’estensione e una definizione spaziale che nessuna versione digitale precedente era riuscita a restituire. Un peccato che su Qobuz ci sia solo l’edizione remaster del 1999 in 16-bit/44.1kHz.
Beck – Sea Change

Quando Beck registrò Sea Change nel 2002, scelse un approccio diametralmente opposto agli album precedenti, optando per una registrazione analogica su nastro 2 pollici agli Ocean Way Studios di Los Angeles, con Nigel Godrich alla produzione. L’album, già considerato un riferimento audiofilo nella sua edizione CD originale, ha raggiunto vette ancora più elevate nella versione SACD dello stesso anno pubblicata da Geffen Records e oggi disponibile nel mercato dell’usato a prezzi folli.
Il trasferimento diretto dal nastro master analogico a DSD64 ha evitato qualsiasi passaggio PCM intermedio, preservando integralmente la trama armonica della registrazione su nastro. Basta il brano di apertura The Golden Age a esemplificare le potenzialità del DSD nel catturare la complessità timbrica degli strumenti. La chitarra acustica presenta una corposità e una brillantezza palpabili, con ogni singola corda che vibra nello spazio con separazione chirurgica.
Gli archi orchestrali arrangiati da Godrich, spesso compressi e bidimensionali in edizioni di qualità inferiore, qui si dispiegano con una profondità di campo sorprendente e in generale il mastering ha preservato integralmente la gamma dinamica fenomenale della registrazione originale, evitando qualsiasi compressione o accenno di loudness. Per chi cerca un esempio perfetto di come una registrazione analogica contemporanea possa beneficiare del formato SACD, Sea Change rappresenta un caso di studio essenziale (ma anche la versione a 24-bit/192kHz su Qobuz è una meraviglia).
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