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La posta del cuore: l’evoluzione

Foto Bruce Mars, Unsplash

Dalle numerose lettere ricevute in redazione alla “Posta del cuore di AFdigitale” nascono le prime considerazioni e i consigli di Giorgio Loreti, firma di punta del tuo magazine e grande esperto del mercato hi-fi. Il soggetto? L’evoluzione dell’appassionato

Evoluzione. Possiamo ipotizzare lo sviluppo di una persona che partendo dall’ascolto della sua musica sul cellulare con la cuffietta in dotazione, diciamo l’inizio della catena audiofila, comincia a voler ascoltare sempre meglio.

Il primo passo è una cuffia migliore, per esempio a partire da una AKG sui 30 euro, passando alle prime Grado di fascia media, e da li si può sbizzarrire fino a cuffie molto costose con amplificatore dedicato.

 

A questo punto si potrebbe anche fermare, se non avesse la voglia o la possibilità di mettersi in casa un sistema audio tradizionale.

Se invece la voglia di miglioramento cresce, l’evoluzione, dovuta alla consapevolezza che si può ascoltare la propria musica con sempre maggiore soddisfazione, allora comincia ad affacciarsi al mercato, o tramite il web o cominciando a visitare negozi.

 

Altri miei articoli hanno parlato dei negozi e dell’importanza della dimostrazione, ma qui ci rivolgiamo alla nuova generazione, che probabilmente vive di internet, e decide i suoi acquisti sulle recensioni in rete, oppure al classico “consiglio dell’amico audiofilo”.

Voglio ribadire qui un concetto fondamentale: l’ascolto della musica è personale e unico per ognuno, così come il genere che si sceglie di ascoltare.

Chi ama il suono cosiddetto “musicale”, chi quello “analitico”, o “dinamico”, o emozionante” ecc. Non due persone danno lo stesso giudizio su un ascolto, perché ognuno privilegia aspetti diversi.

Un esempio per tutti

Ho avuto l’opportunità di entrare nella casa di Gustav Leonhardt ad Amsterdam (accompagnavo l’italiano che gli aveva portato il suo clavicembalo), e di constatare che un grande musicista come lui possedesse un impianto assolutamente economico e non certo di alte prestazioni, secondo i canoni considerati audiofili. La spiegazione è presto detta, un grande musicista “riempie e completa” con la propria mente quello che può mancare al brano riprodotto.

Noi ascoltatori normali abbiamo invece bisogno della maggiore informazione possibile per godere di un ascolto pienamente soddisfacente.

Oppure un altro caso, quando vendevo in negozio, mi si era presentato un violoncellista della Scala di Milano che, andato in pensione, voleva comprare l’impianto tanto sognato. Dimostravo le Altec 14 (altissima efficienza) con finale Quad 405 (100 Watts) e lui mi chiedeva di alzare sempre di più il volume, sempre di più…da turarsi le orecchie. I casi sono due, o tanti anni in mezzo all’orchestra lo avevano reso sordo, oppure voleva ricreare l’atmosfera dal vivo.

Discorso che si potrebbe applicare ai fonici abituati in sala di registrazione con JBL e 120 dB di pressione! (c’è stato un periodo in cui vendevo il professionale).

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La proposta Naim e Focal

Ma torniamo a noi, all’evoluzione del nostro appassionato.

Quale consiglio mi sento di dare alle nuove generazioni che rischiano di perdersi nel mare delle offerte, delle recensioni singole, delle lotte ideologiche presenti in internet?

Credo che i produttori conoscano la situazione delle nuove generazioni e come si accostano al mercato, quindi sempre di più studino situazioni “chiavi in mano”.

E’ questo il consiglio che mi sento di dare, quello che fa risparmiare tempo e denaro, ed offre soluzioni che in genere danno i migliori risultati.

Se un costruttore studia questi abbinamenti, non lo fa forse per questo?

Cito alcuni esempi:

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La proposta “chiavi in mano” di Rega

Mi permetto anche di suggerire questo approccio ai negozianti (ma ci ritorneremo): anziché inseguire il prodotto del momento od offrire infinite soluzioni alternative, studiate degli abbinamenti che diano un risultato chiaro e proponete soluzioni provate e testate.

Vi garantisco che il pubblico apprezzerà, e sarà evoluzione del nostro mondo.

I tempi sono cambiati, e così il pubblico, occorre adeguarsi.

Nota a margine come segno dei tempi: la Sony ha deciso di uscire dal mercato dell’hardware per concentrarsi sui servizi e sui contenuti.

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