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Come funzionano i sintetizzatori virtuali

A cosa serve e come si usa un virtual synth nella musica elettronica.

Un sintetizzatore (chiamato anche semplicemente “synth” da “synthesizer“) è uno strumento che permette di riprodurre dei segnali audio. Attenzione: si parla di segnali audio e non suoni, poichè esso viene collegato ad un sequencer (o DAW) e consente di imitare suoni di strumenti musicali reali. Si può ad esempio utilizzare un synth per riprodurre il suono di un pianoforte o di una chitarra. In questo modo, sarà possibile creare delle melodie da usare nelle proprie produzioni musicali. Volendo è anche possibile generare suoni che non sono tipici di nessun altro vero strumento musicale, suoni completamente nuovi e mai sentiti prima. Questo rende i synth degli strumenti che offrono infinite possibilità. È quindi un componente importantissimo in uno studio di produzione e registrazione e in generale nella produzione di musica elettronica.

ANALOGIC O VIRTUAL?

In passato, i synth erano prevalentemente analogici, ovvero degli strumenti fisici, molto spesso simili ad una tastiera, in quanto controllabili come un pianoforte. A differenza di quest’ultimo, però, presentavano anche manopole e controlli per effetti, filtri e volumi. I synth analogici esistono tutt’ora, ma sono spesso più rari da trovare, soprattutto nei piccoli studi. Molti produttori oggi usano i synth virtuali. Parliamo di VST, standard definito da Steinberg (produttore del software Cubase) nel 1996 come Virtual Studio Technology. Essi sono installabili in un computer e utilizzabili tramite una DAW. A volte sono anche chiamati Virtual Software Instruments. Il funzionamento è del tutto analogo al synth analogico, con la differenza che, essendo dei software, avviene tutto direttamente sullo schermo del pc.

In primo luogo, se vogliamo essere precisi, il termine più appropriato è VSTi, ovvero Virtual Studio Technology Instrument. VST infatti riguarda la tecnologia di Steinberg. Non c’è un reale motivo per preferire un synth analogico a quello virtuale. I VSTi moderni hanno un livello di qualità talmente elevato che spesso è quasi impossibile sentire una reale differenza tra la versione analogica e digitale. Sicuramente usare un VSTi è più economico e moderno, ma il virtuale non potrà mai dare la stessa “atmosfera” dell’analogico. Pensate all’effetto che si ha quando si vede uno studio di produzione con dei synth fisici veri e propri. Quindi si può dire che la differenza più grande riguarda più la parte estetica o “nostalgica” che pratica o tecnica. Inoltre, un synth virtuale può anche essere disponibile gratuitamente per gli utenti.

Come funzionano i sintetizzatori virtuali

ALCUNI VSTi MOLTO UTILIZZATI

I VSTi più costosi sono quelli che hanno una qualità del suono migliore e una quantità di effetti maggiore. Nella produzione di musica elettronica, alcuni dei VSTi più usati sono Serum, Sylenth 1, Nexus, Massive, Spire, Omnisphere e Kontakt. Generalmente, un VSTi viene usato anche in relazione ad uno specifico genere musicale. Kontakt, ad esempio, viene utilizzato molto per riprodurre strumenti reali orchestrali come violini, pianoforti, chitarre e archi. Omnisphere viene usato molto nella trap, mentre Sylenth 1 e Spire nell’EDM. Comunque, un VSTi di solito è “adattabile” a qualsiasi genere musicale, pur essendocene alcuni specifici per un certo genere. Creare un suono usando i synth non è però un’operazione semplice. Non tutti hanno le competenze per generare un suono partendo da zero. Le pratiche di studio e progettazione dei suoni fanno parte del sound design, e richiedono tempo per essere padroneggiate.

Dato che in pochi conoscono il sound design ed è spesso difficile programmare un virtual synth, molti produttori preferiscono utilizzare i preset. Si tratta di impostazioni caricabili in un virtual synth e che generano un determinato suono. Per cui, è possibile ad esempio acquistare e scaricare un preset che imita un pianoforte, installarlo e riprodurre il suono nella nostra DAW. Esistono anche delle librerie di suoni, intere collezioni di strumenti classificate per tipologia. Un esempio potrebbero essere le librerie della serie Albion realizzate da Spitfire Audio, usate nella composizione di soundtrack per film. Utilizzando un VSTi  abbiamo infinite possibilità e non c’è strumento che non possa essere replicato in studio.

FUNZIONAMENTO DI UN VSTi

Pur essendoci moltissimi virtual synth differenti, il funzionamento di base è quasi sempre il medesimo. Vi è sempre una sorgente sonora, ovvero un oscillatore (spesso anche più di uno), deputata alla generazione del suono. Quest’ultimo viene poi indirizzato verso i modificatori di segnale che alterano alcuni parametri del suono come frequenza e fase. Troviamo poi le sorgenti di controllo come tastiere ed envelope (inviluppi) e i modificatori di controllo che modificano i comportamenti della sorgente.

Un VSTi può quindi essere aggiunto come plug-in alla nostra DAW. Ma attenzione, non tutti i plug-in sono VSTi. Occorre distinguere in 3 categorie di plug-in: Virtual Instruments, FX e Tools. I primi sono quelli che permettono l’emulazione di suoni, cioè quelli di cui abbiamo parlato finora. Gli FX sono invece gli effetti e i processori di dinamica come riverbero, delay, filter o compressori. Infine i Tools sono gli strumenti che non intervengono direttamente sul suono ma ad esempio servono per il monitoraggio, come gli spectrum analyzer (analizzatori di spettro).

Generalmente, la maggior parte delle DAW non ha problemi a gestire un qualsiasi plug-in, ma è sempre bene controllare la compatibilità sul sito del produttore. Ricordate che i plug-in possono essere a 32bit o 64bit, utilizzabili rispettivamente su DAW a 32bit e 64bit. I programmi a 32 bit stanno diventando abbastanza rari oggi. Fate attenzione a questo aspetto quando decidete di installare un VST o comunque un plug-in in generale.

QUANTO COSTA UN VSTi?

Ci sono VSTi per ogni fascia di prezzo, ma generalmente quelli più utilizzati hanno un costo che varia tra i €180 e i €600. A volte vengono anche proposte più versioni di uno stesso VSTi, esattamente come per le DAW. Agli inizi è meglio non spendere troppo per un singolo VSTi, tenendosi su €200 al massimo. Questo perchè, nel 99% dei casi, dovrete considerare anche l’acquisto di preset aggiuntivi. I VSTi visti precedentemente sono tutti a pagamento (anche se alcuni come Sylenth1 o Spire offrono una demo gratuita), ma ce ne sono molti gratis. Non è ovviamente possibile elencarli tutti, ma su siti come vstplanet.com oppure plugins4free.com ne troverete molti. Inoltre, sul sito di Native Instruments, uno dei maggiori produttori di VST e software per produzione, è presente una sezione dedicata ai plug-in free.

Per capire come installarli nella vostra DAW, dovete fare riferimento al manuale della DAW stessa. In generale, dovrete scaricare i file del plug-in (estensione .dll per Windows e .vst per MacOS) e poi spostarli nella cartella dedicata (dipende da che DAW utilizzate). In ogni caso, una ricerca su internet in base alla vostra DAW e al plug-in da installare, risolverà ogni dubbio.

Come funzionano i sintetizzatori virtuali

CONCLUSIONI

Nella vostra carriera da produttore, tenete sempre conto di investire tempo e denaro nei virtual synth, in preset di qualità ma anche in nozioni di sound design. Creare suoni originali è fondamentale per ottenere i migliori risultati, e dopo un po’ di pratica potreste stupirvi di quel che sarete in grado di fare.

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