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I DUBBI DELL’HIFI

I DUBBI DELL’HIFI – L’alta fedeltà è per certi versi una passione bizzarra, sempre in perenne divenire, non è affatto raro che durante l’ascolto possa capitare di essere presi da ansia da prestazione legata alle performance più o meno consistenti espresse dal sistema audio, funzioni relativamente alle quali l’incertezza è, purtroppo, eternamente al nostro fianco.

I DUBBI DELL’HIFI: una stabilità precaria

Messa così la cosa, sembra che non si riesca mai trovar pace rimanendo preda del dubbio più feroce che, inevitabilmente ed in breve oppure alla lunga a seconda del “problema” individuato, porterà alla sostituzione di uno o addirittura più componenti.

Qualsiasi passione nel tempo si sviluppa creando nuove esigenze, circostanze che fungono da propulsore verso il cambio di un componente che non si ritiene più all’altezza del sistema; addirittura potrebbe non esserlo mai stato, ma la mancanza di esperienza (dell’epoca) ha fatto sì che la presa di coscienza sia stata postuma.

Ora, tranne che la cosa non assuma pesanti ed onerosi impulsi compulsivi all’acquisto – cosa che a dire il vero non è affatto rara, e non solo in questo campo – potremmo benissimo parlare di normale percorso di crescita.

D’altronde chiunque inizi ad interessarsi ad un determinato contesto, al pari di un allenamento in palestra, vedrà aumentare nel tempo necessità legate ad aspetti che magari in un primo tempo non erano stati considerati.

Il vero problema è che spesso, per non dire sempre, alcuni aspetti emergono solo dopo un certo punto e non sono prevedibili in anticipo.

Il differente arredo rispetto al punto vendita ad esempio – lo abbiamo già visto in questo interessante articolo – sarà di per se più che sufficiente a modificare la prestazione dei diffusori, non si scappa. A questo occorre aggiungere l’esperienza d’ascolto e la crescita culturale relativa all’ambito, circostanze che se portano ad una migliore comprensione di certi fenomeni – inizialmente sconosciuti e parimenti ignorati – ne evidenziano anche i limiti, ragione per cui nella testa dell’appassionato inizia a farsi strada l’idea della sostituzione.

Per quanto ci si giri intorno funziona inevitabilmente così.

I DUBBI DELL’HIFI: l’approccio corretto all’acquisto

Personalmente, quando devo effettuare una spesa di un certo impegno ho l’abitudine di informarmi sull’oggetto che mi accingo ad acquistare, essenzialmente per più di una ragione: comprendere se sia valido per le mie esigenze, verificare per quanto possibile la qualità oggettiva e non solo percepita, capire se la spesa sia proporzionata alle prestazioni e via discorrendo.

Chiaramente tenere in conto ogni eventuale e futura criticità non è possibile qualcosa sfugge sempre, direi che è fisiologico, e prima o poi ci si troverà costretti ad affrontare quella sorta di retrogusto amarognolo che lascia insoddisfatto il palato.

Al fine di ritardare l’arrivo dei dubbi e delle incertezze successive all’acquisto – ormai quelle precedenti sono belle che andate – sarebbe bene ove possibile effettuare un ascolto preventivo, se non altro al fine di verificare quello che il sentito dire (abusatissimo) vi ha fatto immaginare.

Tutti voi siete a conoscenza che molti dei termini utilizzati nell’alta fedeltà sono spesso presi a prestito dal linguaggio comune, proprio perché non è semplice raccontare le sensazioni legate all’ascolto ed è quindi logico ed opportuno usare parole in grado di essere comprese al massimo o, quanto meno, rappresentare la giusta metafora nei riguardi di aspetti sovente complessi.

Ecco quindi che molti degli aggettivi utilizzati per descrivere a parole percezioni uditive – una sorta di sinestesia – potrebbero non essere universalmente interpretati: vellutato, luminoso, dettagliato, setoso, morbido e via discorrendo, sebbene ampiamente in grado di far comprendere la cifra sonora esibita, non sono rigidi elementi di un sistema universale ma si prestano, paradossalmente, ad una certa personale interpretazione; sapeste quante volte ho sperimentato l’esatto contrario, sarà stato il cerume?

Ecco quindi che un ascolto si impone, almeno nei casi dove la cifra da sborsare è elevata.

I DUBBI DELL’HIFI: azioni correttive

Prima di procedere alla rivendita di un componente, spinti talvolta solo dalla voglia di cambiare o convinti che l’altro sia senz’altro migliore di quello in vostro possesso, pensateci bene, molto bene.

Chi segue i vari forum reperibili in rete, avrà senz’altro notato che di recente al termine upgrade – notoriamente riferito all’incremento delle prestazioni del sistema audio mediante acquisizione di componenti migliori e più prestanti – si sono aggiunti i termini side-grade e downgrade i quali, addirittura, prevedono una sorta di retromarcia a favore di un sistema basato su componenti più economici ma finanche superiori in termini di soddisfazione oppure, il che fa davvero pensare, alla semplice sostituzione con qualcosa che non apporta assolutamente nulla; in altre e più semplici parole, malgrado il cambio sarete al punto di prima: cui prodest?

Ora, appare chiaro che se in generale la sostituzione di un componente dell’impianto genera maggiore piacere non sempre questa è legata al censo ma, in tutta evidenza, a qualche altro aspetto trascurato in precedenza. Un esempio? Diffusori esagerati (oppure sottodimensionati) per il vostro ambiente, la cui sostituzione con un modello adeguato e meglio sfruttabile vi ha portato ad ascoltare in maniera molto più piacevole la vostra musica preferita.

Ancora, ove attuabile, un diverso posizionamento dei diffusori potrebbe apportare concreti vantaggi all’ascolto: migliore riproduzione delle basse frequenze, migliore immagine stereo, assenza di buco al centro dei diffusori causato da eccessivo distanziamento, recupero del bilanciamento timbrico alterato a causa di collocazioni impossibili e/o sbagliate, tutto praticamente a costo zero.

Aneddoto: un conoscente, follemente innamorato delle Klipsch Cornwall, decise un bel giorno di acquistarle; peccato che l’ambiente destinato ad ospitarle fosse oltremodo piccolo – circa 3 x 3 – ragione per la quale i diffusori erano distanziati di 1.5 metri tra loro, addossati alla parete posteriore e praticamente in angolo.

Il risultato? Semplicemente disastroso, complice anche la necessariamente ridotta distanza di ascolto di circa 1.5 metri, il suono era composto da un ingestibile rimbombo a bassa frequenza cui si aggiungevano alte frequenze stridule e penetranti, qualcosa in grado di creare importanti alterazioni timbriche che rendevano l’ascolto inverosimile.

Prontamente sostituite con un modello di adeguate dimensioni molto meglio gestibile, la prestazione aveva quasi dell’incredibile, soprattutto per coerenza timbrica, palcoscenico virtuale e piacevolezza, il tutto con una dimensione molto meno ingombrante.

I DUBBI DELL’HIFI: conclusioni

Equilibrio, questa la conclusione più logica di questo articolo, sempre che il fine sia quello di ottenere soddisfazione all’ascolto piuttosto che sfoggiare inutilmente un mega impianto buono solo per occupare spazio in ambiente.

Come rivista che tratta contesti tecnici legati all’ascolto, non è possibile esimersi dal fornire consigli relativamente ad aspetti talvolta poco considerati, ovvero acquistare ciò che potenzialmente è effettivamente in grado di dare soddisfazione.

Non avrebbe senso utilizzare una grossa e comoda berlina per correre la Paris-Dakar, così come non lo avrebbe utilizzare un’auto da rally per fare un lungo viaggio; pur eccellenti vetture nel contesto cui sono destinate, sarebbero inevitabilmente fuori luogo in altri: perché soffrire inutilmente?

Come sempre, ottimi ascolti!!!

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