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La posta del cuore: impianti prêt-à-porter

impianti prêt-à-porter

Molti anni fa, chi voleva un abito speciale doveva necessariamente rivolgersi ad un sarto per avere un modello su misura esclusivo per lui. Da qui lo sviluppo dell’Alta Moda. Oppure i parenti, genitori e nonni, lo confezionavano per tutta la famiglia. Ad un certo punto nasce però  il cosiddetto prêt-à-porter, francese per “pronto da indossare”.
L’idea: offrire i modelli degli stilisti ad un pubblico più vasto. 

Come si collega con il nostro mercato dell’audio domestico? Anche nel nostro settore, negli anni ’50, i prodotti per ascoltare musica erano riservati ad una elite che si poteva permettere di spendere cifre importanti per comprare prodotti che erano necessariamente di nicchia.

Saltiamo agli anni ’80, considerati unanimemente come il boom dell’alta fedeltà domestica, dove si comincia a vedere l’impianto come un tutt’uno, cioè un insieme completo formato da tutte le sorgenti disponibili all’epoca (sintonizzatore FM AM, giradischi, registratore a cassette e a nastro, amplificatore e diffusori dello stesso produttore), il cosiddetto RACK, tutto contenuto nell’apposito armadietto. Questo può essere considerato l’inizio del prêt-à-porter nell’alta fedeltà.


Gli anni passano e arriva una grande rivoluzione, il digitale. Ho scritto in altri articoli che cosa quest’ultimo abbia portato nel mercato, principalmente una democratizzazione dei prodotti per l’ascolto di musica.
In sostanza: ottime prestazioni anche con impianti dal costo totale facilmente accessibile.

L’elevazione dello standard medio faceva anche diminuire le grosse differenze tra un prodotto e l’altro, riducendo anche in parte la necessità di una difficile selezione tra tanti prodotti ascoltati in negozio.
Dopo il digitale, l’altra grande rivoluzione, e siamo all’oggi, è il mercato online, cioè la possibilità di comprare praticamente qualunque prodotto da qualunque parte del mondo, con prezzi che vanno dal minimo al massimo.

Come può orientarsi oggi un cliente che, dopo il cellulare con la cuffietta, voglia avvicinarsi all’ascolto di qualità in ambiente domestico? E’ sicuramente la domanda a cui i produttori cercano di rispondere, soprattutto sapendo quali sono le condizioni generali del mercato come chiusura di negozi, concorrenza sulla vendita online, il mercato parallelo tra diversi paesi ecc.

Ecco che entrano in scena quello che io chiamo impianti prêt-à-porter.
Questi prodotti, o meglio sistemi, si rivolgono ad un mercato di oggi, fatto di clienti che non hanno vissuto l’alta fedeltà come l’hanno vissuta i diversamente giovani come lo scrivente.
Impianti costituiti da innumerevoli pezzi, collegati da altrettanto abbondanti cavi di collegamento, completati da diffusori grandi e ingombranti.
Se a tutto questo aggiungiamo anche la difficoltà di utilizzo e manutenzione periodica (pensiamo ai giradischi o ai valvolari…), comprendiamo facilmente che l’utente di oggi di un cellulare e di un televisore, non sarà facilmente coinvolto nell’acquisto di un sistema HiFi.
Per questi clienti, che ricordiamo sono, o dovrebbero essere, il futuro del mercato audio, occorrono prodotti semplici, facili da usare, di alte prestazioni, e possibilmente usabili con le app del proprio cellulare.

Ho scritto in passato sui diffusori attivi, ritenendoli il futuro, e ne sono ancora più convinto oggi, vedendo le diverse offerte che si presentano sul mercato da parte dei diversi produttori, anche quelli con un lungo e glorioso passato.
Li chiamo sistemi, perché le caratteristiche generali di questi prodotti sono i diversi ingressi, sia analogici che digitali, il WiFi, il Bluetooth, l’ingresso di rete. Altra caratteristica generale è la dimensione mediamente contenuta.
Qui potete avere un piccolo elenco parziale di prodotti per testimoniare quanto detto finora.
QAcoustics M20, Mission LX Connect, Dali serie Equi, Kef LSX e LS50W, Meridian, Naim, KII Audio, Goldmund.

Quali saranno i negozi che presenteranno questi nuovi sistemi?
Come reagiranno gli stessi? Lo vedremo nel prossimo articolo.

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