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Il trattamento acustico: parlano gli specialisti di Oudimmo Acoustic

trattamento acustico
Oudimmo Acoustic

 Avete delle fastidiose risonanze mentre ascoltate il vostro impianto? Questo è l’articolo che fa per voi. Abbiamo rivolto alcune domande a Davide Perucchini di Oudimmo Acoustic che ci ha risposto così:

Il trattamento acustico: parlano gli specialisti di Oudimmo Acoustic, rispondendo ad una serie di domande per farci capire come e dove agire per migliorarlo.

Non solo Hi-Fi e Home-Cinema

 Molto spesso, tanto per fare un esempio, si confondono materiali fonoassorbenti con gli isolanti acustici e via dicendo. Puoi fare chiarezza sui vari tipi di trattamenti acustici ?

Ti confermo che ogni giorno dobbiamo affrontare queste tematiche perché molti clienti sono confusi dalle informazioni sbagliate messe in rete in primis dai colossi della vendita online, che sono capaci di dichiarare “fonoassorbente” un asse di legno oppure “fonoisolante” una semplice tenda. Anche la diffusione dell’uso del termine indefinito “insonorizzare” non aiuta a fare chiarezza. Fonoassorbimento e fonoisolamento viaggiano su binari paralleli che a volte si incontrano ma poi si allontanano di nuovo. Innanzitutto precisiamo che tutto è fonoassorbente. Qualsiasi oggetto, anche il più riflettente come il marmo, per esempio, è a suo modo fonoassorbente, ma con un coefficiente di soli 0,02/0,05 Alpha Sabine – dove con 1.00 Alpha Sabine si intende il 100% di potere fonoassorbente (senza dilungarci troppo, esistono materiali come i nostri pannelli AkuPan® che in camera riverberante raggiungono valori di efficienza che superano questa soglia).
L’intonaco e i cartongessi sono leggermente più efficienti ma in generale le superfici rigide e lisce non possono essere considerate “fonoassorbenti”: questi valori si utilizzano per la progettazione acustica delle sale, che deve necessariamente tenere contro dei materiali di costruzione.

Non esiste però una soglia al di sopra della quale un materiale può essere definito “veramente fonoassorbente” perché dipende da quale utilizzo se ne fa. L’unica distinzione possibile è tra materiali con o senza valori di fonoassorbimento dichiarati. Materiali che non siano accompagnanti da grafici, schede tecniche, o tabelle che riportino valori di fonoassorbimento sarebbero da evitare, esattamente come gli assi di legno venduti dai colossi online e fatti passare per “quadri acustici” o peggio per “pannelli fonoisolanti” pur non avendo alcun documento che ne comprovi il comportamento acustico: non sappiamo nulla di loro. Per fare un esempio, se un materiale ha un potere fonoassorbente del 90% significa che il 90% dell’energia dell’onda incidente viene a perdersi all’interno del pannello dissipandosi in calore e il 10% rimanente viene riflesso oppure attraversa il materiale. L’efficienza dei materiali fonoassorbenti in genere si estende verso la bassa frequenza all’aumentare dello spessore. Il trattamento acustico delle sale si avvale principalmente del fonoassorbimento che, operando una riduzione del tempo di riverbero e della pressione acustica nelle sale, consente di migliorarne il comfort. Immaginiamo un ristorante chiassoso, un ufficio caotico, una sala hifi o un home theatre non ben definiti e uno studio registrazione confuso: tutte queste sale necessiterebbero un trattamento acustico per potersi esprimere al meglio. Gli obiettivi principali sono le medie e medio-basse frequenze per le sale dedicate al parlato e le medie, medio-basse, basse e bassissime frequenze per quelle dedicate alla musica.
Per offrire una sensazione di naturalezza in entrambi i casi (parlato e musica) le alte frequenze non vanno eccessivamente ridotte, ma piuttosto gestite attraverso le differenti proprietà fonoassorbenti e fonodiffusive dei materiali utilizzati.

La classificazione della qualità acustica di tutte queste sale fa riferimento ai valori individuati dalle normative tecniche di settore, ed il trattamento acustico dovrà necessariamente basarsi sullo sviluppo di calcoli, anche solo teorici, per non sbagliare alla grande. Chi riempie in autonomia di poliuretano bugnato o piramidale una sala, rischia di fare più danni che altro. Sono sensazioni che ricordo bene quando da giovane suonavo il basso nelle sale prova di paese tutte coperte di questi materiali: fuori dalla sala si sentiva tutto (non sono materiali fonoisolanti) e dentro sembrava di avere due tappi nelle orecchie ma quando facevi una scala sembravano sparire alcune note ed altre esplodevano. Il tipico esempio di una sala prove trattata molto ma molto male. L’isolamento acustico si avvale invece di barriere fisiche, solide, con elevata massa e di intercapedini (principalmente cartongessi con guaine, fibre e vuoti d’aria), in grado di contenere l’energia acustica all’interno delle sale, o di evitare che vi penetri. In questo caso la copertura è estesa all’intera superficie delle partizioni della sala da isolare, compresi soffitti e pavimenti, disaccoppiando opportunamente i rivestimenti dalle strutture esistenti per evitare di creare ponti acustici. Quando ben progettato, un intervento di isolamento acustico è in grado di operare anche alle basse frequenze, che rappresentano la problematica maggiore soprattutto in ambito musicale. Lavori di questo tipo sono molto invasivi, quindi si comprende bene come i clienti possano cercare alternative con pannelli o tende, ma devono sapere che non è la stessa cosa.

Progettazione 3D

Dove si incontrano fonoassorbimento e fonoisolamento? Già nel calcolo del potere fonoisolante apparente di una partizione va considerato il tempo di riverbero delle sale: esiste infatti una relazione diretta tra la riduzione del tempo di riverbero e la riduzione della pressione sonora. Riducendo la riverberazione del 50% avremo anche ridotto la pressione sonora interna del 50% e solo questa parte residuale potrà trasmettersi all’esterno. Ciò è valido in particolare per le più comuni problematiche abitative, mentre per isolarsi anche nelle basse frequenze occorrerebbero però spessori di materiale fonoassorbente dell’ordine di alcuni metri. Ci capita molto spesso di spiegare questi concetti ai nostri clienti che, per evitare di realizzare pareti fonoisolanti eseguendo lavori edili nelle sale, hanno spesso optato per l’attenuazione data dai pannelli fonoassorbenti ad alta efficienza. La nostra azienda è avvantaggiata in questo: i nostri pannelli e quadri fonoassorbenti serie AkuPan® con 5cm di spessore sono i più performanti in Europa e assorbono tanto anche le medio basse frequenze. Quando il calcolo è fatto bene, l’attenuazione data da questi prodotti è sufficiente a portare il rumore da un livello di disturbo ad una soglia minore, più accettabile. Per ottenere risultati ottimali occorre che il potere fonoassorbente del pannello sviluppi un picco di efficienza estrema attorno ai 500Hz.

Trattamento domestico

Il trattamento acustico per gli appassionati di alta fedeltà e Audio-Video cosa consigli?

Alta fedeltà e Cinema sono due mondi differenti in acustica: ciò che è perfetto per le sale Home Theatre dedicate, può essere un abominio per le sale Hi-Fi. Tutto sta nell’immedesimazione dell’ascoltatore in ciò che ascolta. Nel video vogliamo che la sala “sparisca” perché dobbiamo entrare nel film. Le code sonore rimbombanti vanno frenate così come la maggior parte delle riflessioni a soffitto e parete. La diffusione va utilizzata con criterio ma in molte sale può fare la differenza. Nelle sale Hi-Fi avviene l’opposto. Vogliamo che l’orchestra sia a casa nostra, davanti a noi, e noi volgiamo essere a casa nostra sul nostro divano e in nessun altro luogo. La sala va quindi acusticamente ripulita e sgrezzata ma non deve essere “uccisa”, semmai enfatizzata ed espansa verso una maggiore ampiezza, profondità e spazialità. Tutto questo porta al nostro obbiettivo reale: l’emozione nell’ascolto che a noi piace definire “da pelle d’oca” perché a questo deve portare un trattamento acustico curato in ogni suo aspetto: progetto, prodotti, installazione.

Stanza Hi-Fi

Il trattamento acustico domestico: problemi di vicinato, esigenze particolari ed altro ancora, cosa consigli?

Con il diffondersi di stili d’arredo essenziali e “minimal” (per esempio il “totalwhite”) e l’abbondante ricorso al vetro e a superfici e finiture estremamente riflettenti come la resina, un problema sempre più comune è la sensazione di dis-comfort acustico che molti provano entrando nel nostro ristorante preferito dopo il re-styling, o peggio ancora nella nostra nuova casa. Bellissimi i render del progetto, ma così facendo abbiamo creato un “tamburo”. Neppure riusciamo a dire “ciao” che esplode tutta la sala. L’estetica ed il design non sempre vanno a braccetto con la vivibilità degli spazi e degli ambienti, per questo ci capita spesso di affiancare progettisti sensibili all’aspetto acustico delle proprie realizzazioni, che vogliono offrire una vivibilità a 360° rispondendo alle esigenze del moderno abitare, che comprendono il piacere di vedere un film in tutta tranquillità, la possibilità di comunicare in ampi spazi senza dover alzare la voce, e il bisogno di impartire e far comprendere i nostri comandi vocali ad assistente virtuale o ad un sistema domotico. A causa dell’eccessivo riverbero nei nostri ambienti, spesso superiore ai valori ideali suggeriti dalla letteratura tecnica di riferimento standardizzati in 0,6 secondi, tutto questo spesso non è possibile. Pochi elementi dal design esclusivo, personalizzabili e dall’efficienza acustica assoluta sono in grado di riportarci a godere in serenità dei nostri ambienti, nel massimo comfort. Se non vogliamo appendere nulla alle pareti o ai soffitti o applicare tendaggi oscuranti alle finestre e desideriamo assolutamente un design minimal è possibile ricorrere a nuovi materiali fonoassorbenti “invisibili” come il nostro rivestimento fonoassorbente monolitico integrato Moniq, oppure ai tendaggi fonoassorbenti trasparenti alla luce da noi distribuiti. Stiamo parlando di trattamento acustico quindi non di elementi strutturali per il fonoisolamento. Come abbiamo già detto però, un buon trattamento acustico può offrire risultati soddisfacenti anche nell’affrontare problemi di disturbo da e verso l’esterno, in particolare in ambienti molto riverberanti o in edifici di recente costruzione che garantiscono già il minimo grado di isolamento acustico di legge e dove si richieda soltanto un “ritocco” al ribasso del rumore che si trasferisce tra gli ambienti confinanti. Premettendo che un fonoassorbente non è un fonoisolante, vediamo come lavorano i pannelli fonoassorbenti nell’attenuare un problema di isolamento acustico, ad esempio quando i vicini sono troppo rumorosi o quando temiamo di essere noi a disturbare. I suoni che attraversano le pareti o ai soffitti e ci fanno sentire il televisore del vicino o il vociare dei bambini, è accentuato dalla riverberazione nella nostra sala. Quando un rumore “entra” in casa nostra riesce a darci tanto più fastidio quanto più a lungo conserva la sua energia, ribalzando più e più volte tra le pareti della nostra sala. Inserendo pannelli fonoassorbenti, riduciamo il tempo di permanenza del disturbo a livelli più accettabili, rendendo ad esempio incomprensibili e disarticolati i suoni e i dialoghi che avvengono nell’appartamento accanto. Non è fonoisolamento, mi raccomando! E’ solo un metodo a costo ridotto per farci passare il malumore dato dal troppo caos. Nell’altro verso, entro le frequenze gestite dallo spessore dei pannelli fonoassorbenti installati e dalla loro efficienza, potremo attenuare il disturbo che noi arrechiamo al vicino, ma sempre ricordando che è un comportamento secondario rispetto a quello per il quale sono progettati: ridurre il tempo di riverbero, gli echi, le riflessioni negative. Abbiamo ottime esperienze in questo ma non si possono garantire risultati di assoluto silenzio. E’ un trucco fisico che ha un certo valore, soprattutto in ambito domestico. Se si cerca una soluzione di reale e completo isolamento occorre pensare a contropareti e controsoffitti ben progettati e ben realizzati, servizio che offriamo in quasi tutta Italia.

trattamento acustico studio

Per effettuare un trattamento acustico bisogna mettere in conto operazioni invasive a livello architettonico?

Dipende dalla destinazione d’uso. Normalmente (con pannelli molto performanti, con valori molto superiori a 0,6/0,7/0,8 aS a 500Hz) non è mai invasivo nelle sale dedicate alla ristorazione, all’ascolto hi-fi, in home theatre non dedicati, uffici e abitazioni, ma se iniziamo a pensare ai call center, qui necessariamente occorre inserire più materiale. Anche negli studi di registrazione occorre un approccio abbastanza spinto per raggiungere i livelli richiesti dalle normative tecniche ma per un home studio, per esempio, si può benissimo ottenere un livello di “messa in moto” dello studio senza riempirsi di pannelli, giusto coprendo come minimo i punti di prima riflessione e gli angoli.
Noi, quando progettiamo le sale dei ns clienti (un servizio che offriamo anche gratuitamente nei preventivi) utilizziamo alcune normative specifiche di alta qualità suddivise per destinazione d’uso. Abbiamo infatti notato negli anni come le normative più blande che richiedono il solo calcolo volumetrico, non siano sempre in linea con le esigenze reali di chi utilizza la sala. Per esempio ci è capitato che alcuni uffici “perfetti” per le normative più blande fossero in realtà molto affaticanti a livello acustico, e chi ci lavorava ne usciva comunque col mal di testa. Cambiando normativa abbiamo individuato target di livello superiore e il problema è stato risolto. Noi possiamo permetterci di usare queste normative di derivazione nord europea (Norvegia, Svezia, Finlandia, Danimarca,etc) perché, avendo caratteristiche di fonoassorbimento fuori dal comune, pur inserendo molti ma molti meno metri quadri di pannellatura rispetto ai prodotti concorrenti possiamo raggiungere tranquillamente gli obbiettivi di progetto. Per non dire poi quanti “assi di legno” comprati dai colossi online servirebbero per avvicinarsi solo lontanamente a questi risultati.

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