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Il mercato Audio/Video: parla Giancarlo Valletta.

the classic evo

 Giancarlo Valletta responsabile marketing Audiogamma nonchè “lupo di mare” dell’alta fedeltà degli ultimi quarant’anni ci racconta i suoi punti di vista sul mercato hi-fi, dalle origini a quello che verrà

Il mercato Audio/Video: parla Giancarlo Valletta.
Michi P5 Rotel
Il mercato Audio/Video: parla Giancarlo Valletta.
Giancarlo Valletta

 

“Il mercato Audio/video secondo Giancarlo Valletta” nasce quasi per caso, scambiando quattro chiacchiere con Giancarlo che ci ha raccontato il nostro mondo dal punto di vista del distributore. Un’analisi critica, quasi cinica in alcuni passaggi, che ci potrà far riflettere su quello che è stato, ma soprattutto che verrà. La condividiamo voi amici lettori di AFDigitale.it

 

  • Giancarlo sei nel settore ormai da circa trent’anni prima come giornalista ed ora come uomo marketing. Come è cambiato il mercato in questi anni?

 Ahimè sono più di 30 anni! Ho iniziato con Stereoplay neanche maggiorenne, adesso ho 54 anni, andiamo per i 40 anni ! Ho assistito alla nascita del fenomeno dell’hi-end che si contrapponeva alla produzione giapponese, che invece offriva rack completi con diffusori di bassa qualità spesso fatti in Italia per contenere il prezzo. In realtà era una ottima alternativa a quello che offriva il mercato allora. Io sono del Sessantasei. Allora possedere uno stereo era uno status symbol, insieme con il TV a colori. Il trend di crescita è andato avanti per tanti anni, almeno fino all’inizio dei 2000, con i primi plasma, che spostarono l’attenzione dell’intrattenimento domestico verso il TV di grandi dimensioni; Hi-Fi e video, però, crebbero insieme, fino all’avvento dello smartphone, che man mano ha spostato l’attenzione verso quel settore, mantenendo fermo l’interesse per il televisore, ancora la regina della casa, del resto si preferiscono TV da 70 pollici  che occupano in modo anarchico una intera parete, a un proiettore, senza dubbio più “discreto”.

Il mercato Audio/Video: parla Giancarlo Valletta.
Vivitek DW3321
La tecnologia dei computer ha dato la spallata finale al settore.  Con le amplificazione in classe D compatte e di alta potenza e grazie a batterie sempre più capaci, gli speaker BT mono sono oramai divenuti la massima espressione di qualità, soprattutto per i giovani, che di solito usano gli speaker del cellulare!
Siamo quindi ai minimi storici, aggrappati agli appassionati di vecchia data, che prima o poi passeranno a miglior vita, e a qualche giovane che grazie al ritorno del vinile si sta interessando utilizzando i canali che gli sono più congeniali, ovvero Youtube o Instagram, principalmente.
  •  Secondo la tua esperienza che cosa chiede l’utente finale alla stampa ed agli operatori del settore?

Il problema vero è che l’utente finale, il cliente, l’appassionato di musica, spesso IGNORA l’esistenza della stampa di settore, e anche quando la conosce spesso ne rifugge, reputandola una cosa settaria, elitaria. Non aiutano neanche i gruppi su Facebook, dove la passione è vissuta in modo estremo, ma non è colpa loro: vale per tutti i gruppi di appassionati. Mi è capitato ultimamente di conoscere un 45 enne con capacità di spesa, appassionato di musica, che non aveva alcuna idea dello “stato dell’arte” dell’Hi-Fi, ignorava completamente l’esistenza delle riviste di settore e dei premi EISA, che dovrebbero invece essere noti, visto che il marchio è spesso presente anche nelle grandi superfici. Basta davvero poco per rendersi “visibili”. Oramai tutti si rivolgono a Youtube come principale mezzo di informazione, il video-tutorial è quello che si consulta principalmente. In un video tutorial non puoi “far sentire” un suono, ma puoi senza dubbio descrivere e spiegare, e questo chiedono gli appassionati e chi si sta orientando. Agli operatori di settore si chiede serietà, durante la vendita assicurando la massima professionalità e nel post vendita, quindi assistenza tecnica e reperibilità di ricambi. 

Il mercato Audio/Video: parla Giancarlo Valletta.

  • Le aziende ormai bypassano i distributori e si piazzano sul mercato autonomamente , tuttavia i  colossi della distribuzione come Audiogamma , tengono salda la loro fetta di mercato. Cosa cambia per il cliente finale tra un brand con distributore ed uno che fa vendita diretta?

 Alcuni distributori,  controllano  negozi, dove vendono maggiore “soddisfazione” la merce che distribuiscono, visto che potenzialmente possono intascarsi sia il margine del distributore che quello del negoziante, e comunque praticare sconti. Quando però vai a rivendere quel prodotto, ti accorgi che il listino non è quello da cui è partito il distributore/negoziante,  ma bensì lo street price, che normalmente è la metà del listino al pubblico, quindi l’usato scende al -75% se tutto va bene.  Altro è, ciò a cui tu accennavi, piazzarsi direttamente, quindi senza una distribuzione; in quel caso devi avere un prodotto forte, ben riconoscibile e riconosciuto, altrimenti rischi di non vendere molto. In altri paesi, dove è molto più alta l’alfabetizzazione digitale, gli appassionati si informano con i social, e spesso comprano a “scatola chiusa” un prodotto. Di certo non compri un Esoteric o un CH Precision su internet, con cifre in ballo che possono arrivare a centinaia di migliaia di euro. Il mercato dell’Hi Fi è compatibile con la vendita diretta fino a un certo punto, poi è necessario il negozio specializzato. Audiogamma mantiene la propria rete,  fatta di negozi specializzati, perché è convinta che il concetto di “filiera di qualità” sia indispensabile.

  • Con la globalizzazione del mercato può capitare che un potenziale cliente acquisti un prodotto su e-commerce come Amazon oppure da rivenditori esteri. Cosa succede nel caso in cui tale acquirente richieda l’intervento del distributore per assistenza o altre necessità?

La garanzia è europea, ma la deve garantire il venditore. Nel caso di Amazon, per esempio, dove sono presenti tanti prodotti provenienti da altri paesi europei la responsabilità dell’assistenza è del distributore nazionale se il bene è di importazione ufficiale, oppure di Amazon o infine del marketplace che gli si è appoggiato, questi ultimi due casi se quel bene non è stato ufficialmente distribuito in Italia. Se un cliente compra su Amazon un giradischi Pro-Ject regolarmente distribuito da Audiogamma, quest’ultima risponderà nei termini della garanzia alla riparazione del prodotto, mentre se quello stesso giradischi è stato venduto da un venditore tedesco, sarà lui a dover rispondere verso il cliente della copertura (codice del consumatore dice che in caso di mal funzionamento del prodotto per cause non imputabili al cliente, tutti gli oneri di riparazione e sostituzione sono a carico del venditore, quindi spese di spedizione incluse. Le spese di spedizione sono a carico del consumatore SOLO nel diritto di recesso, quando cioè si decide di restituire un prodotto funzionante).  Le “altre necessità” sono tutte da discutere, se l’acquirente compra in un negozio può lì rivolgersi, su internet ovviamente questa “assistenza” si dirada molto. Per quello, secondo me, per molte tipologie di prodotti è meglio spendere qualche soldo in più ma perfezionare l’acquisto presso un punto vendita. 

A proposito di mercati e globalizzazione, volevo far presente un problema molto sentito e che sta facendo prevalere le economie forti. Grazie al fatto che Amazon è presente in tanti paesi europei è molto più semplice per le economie forti essere presenti ovunque, senza troppo rumore. Un prodotto “prime” può provenire da qualsiasi paese europeo dove Amazon è presente. Amazon mette in concorrenza i distributori tra di loro, comprando dove il prezzo è più basso; in alcuni paesi ci sono addirittura le filiali delle aziende madri, che quindi, proprio per il fatto di appartenere all’azienda stessa, hanno accesso a listini “export” completamente diversi e quindi praticare ad Amazon dei prezzi di cessione ridotti all’osso. Ecco che ci ritroviamo in casa la concorrenza dello stesso produttore, veicolata da Amazon, e ovviamente a prezzi estremamente più concorrenziali. Quindi il concetto di “globalizzazione” a mio avviso andrebbe rivisto. Quei punti percentuali che l’acquirente risparmia, significano per l’economia debole che subisce l’importazione, perdita di posti di lavoro, sia nel canale distributivo che come assistenza pre e post vendita. I nostri soldi, piuttosto che rimanere in Italia, se ne vanno altrove, impoverendo sempre di più la nostra economia. Il cliente finale, soprattutto con la tecnologia complessa, subisce spesso una perdita, comprando un bene che poi non riesce a utilizzare, o che non sa neanche scegliere.

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