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IL SISTEMA AUDIO E L’AMBIENTE – L’ADATTAMENTO (DARWIN DOCET)

Consapevoli dell’importanza della correlazione con il noto scienziato naturalista, forniamo qualche consiglio al fine di far rendere il sistema audio nel migliore dei modi, soprattutto, vediamo come sia possibile senza svenarsi ed in modo in fin dei conti piuttosto semplice, riuscire a farlo convivere nel migliore dei modi con l’ambiente nel quale sarà inserito senza effettuare alcuna modifica strutturale.

 

IL SISTEMA AUDIO E L’AMBIENTE: SOPRAVVIVE IL SUONO CHE SI ADATTA 

Molto tempo fa, ai tempi d’oro dell’alta fedeltà, la pratica maggioranza dei diffusori in commercio erano dotati di regolatori di livello per midrange e tweeter, un circuito accessorio – se così vogliamo definirlo poiché totalmente passivo – che consentiva un qual certo adattamento nei confronti del locale destinato ad ospitare l’impianto.

Col passare del tempo – e con la paura più che con la consapevolezza – che qualsiasi cosa si frapponesse al segnale fosse in grado di sporcare il messaggio sonoro, al pari degli amati/odiati controlli di tono, anche questa utilissima possibilità è pian piano svanita, relegando il possessore ad un mero ambito fenomenico ove egli possa – appunto – esclusivamente assistere (e subire) l’evento sonoro senza minimamente poter interagire con esso.

Un vero peccato, perché questo tipo di regolazione – usualmente contenuta entro i canonici +/- 3 dB – consentiva di adattare il livello di emissione delle vie superiori del diffusore contribuendo ad un suo migliore inserimento in ambiente, ragione per cui locali particolarmente riflettenti oppure assorbenti diventavano in un certo senso mediamente neutri, ovviamente prendendo questa affermazione nel giusto senso, evitando quindi di intendere che questi controlli fossero risolutivi in assoluto.

Lo specifico a beneficio dei neofiti ma anche, o forse soprattutto, di coloro che dall’alto della loro esperienza avvertissero l’esigenza di contestare duramente tale assunto.

Per esperienza mi sono trovato in più di un caso a gestire sistemi in ambienti parecchio differenti – per dimensioni, arredo, struttura e quanto altro contribuisca al suono – e posso assicurarvi che lo stesso impianto potrebbe avere un suono situato tra l’eccezionale e l’imbarazzante al solo mutare del locale che lo ospita. E questo è anche il motivo del perché può capitare che quei diffusori che nella saletta del negoziante suonavano tanto bene una volta giunti a casa siano, nei casi peggiori, quasi irriconoscibili.

Tornando a bomba, altri costruttori – ad esempio MAGNEPAN – in luogo dei controlli di livello, prevedevano l’inserimento di un resistore di opportuno valore (solitamente 1/1.5 ohm) al fine di ottenere lo stesso risultato in un apposito slot in serie al tweeter; ovviamente in casi come questo l’attenuazione non sarà gestibile in modo continuo ma fisso, ragion per cui potrebbe essere necessaria qualche prova d’ascolto al fine di individuare il giusto valore da utilizzare.

I diffusori dotati di connessioni di tipo bi-wiring possono, altresì, beneficiare di questo tipo di correzione tonale semplicemente sostituendo il ponticello della via alta ed inserendo al suo posto un resistore.

IL SISTEMA AUDIO E L’AMBIENTE: DIY ED ALTRE INTERESSANTI COSETTE

Bazzicando per il web in cerca di notizie relative a come poter gestire autonomamente determinati contesti, in questo caso è possibile sfruttare un sito olandese parecchio interessante – http://www.mh-audio.nl/Calculator.html – ricchissimo di contenuti e, soprattutto, di sistemi di calcolo belli e pronti che consentono finanche di progettare a partire da zero un’elettronica oppure un diffusore, andateci e ne leggerete delle belle. Occorre conoscere l’inglese, ma è talmente ben strutturato che molto spesso bastano le sole immagini, alle quali ovviamente va aggiunta una certa conoscenza di come “stanno le cose”, ma a beneficio dei neofiti va sottolineato come vi siano molti tutorial/consigli in grado di ampliare la conoscenza di base.

Un attenuatore del tipo continuo

La parte che al momento più ci interessa è quella relativa ai crossover, giacché di una rete di attenuazione stiamo parlando, segnatamente il link relativo al circuito di attenuazione (anche noto come L-Pad) in virtù della disposizione dei due resistori che lo compongono. Circa questi ultimi, la loro scelta può essere fatta non solo nel rispetto dei valori necessari ad ottenere l’attenuazione desiderata, ma anche riguardo la loro qualità, che è bene sia la migliore possibile; a tal proposito può essere d’aiuto il catalogo della ditta AUDIOKIT presente nell’omonimo sito.

Proseguendo, l’uso di resistori di alta qualità assemblati a piacere su una piccola basetta di MDF (oppure su una millefori) in unione a connessioni sicure – anch’esse reperibili nello stesso sito – vi darà la possibilità di realizzare un attenuatore da porre dopo il crossover, ovvero prima del tweeter, in modo tale da non alterare minimamente i tagli scelti dal progettista ma limitandosi esclusivamente ad operare una semplice attenuazione del livello del driver. Contrariamente ai sistemi descritti in precedenza, infatti, un L-Pad consente di mantenere esattamente lo stesso carico ohmico visto in precedenza dal crossover, vale a dire che per il filtro è come se non ci fosse.

Ed a proposito del valore di attenuazione, il consiglio ovviamente è quello di non esagerare, spingendosi nei casi peggiori a -3 dB, oltre questo valore il rischio di ottenere squilibri timbrici elevati si fa concreto, e sentire un rullante che suona come se fosse avvolto nel feltro non è piacevole.

Chiaramente, qualità e costo dei componenti elettronici utilizzati sono ampiamente diversificati, è quindi possibile spendere da una manciata di euro fino a qualche biglietto da dieci, ma va da se che non è necessario acquistare componentistica dal costo stratosferico, il risultato sarà comunque quello desiderato, ove la variante timbrica – tranne che non si utilizzino resistori davvero beceri – è pressoché assente; insomma, dormite sonni tranquilli che sono ben altre le cose in grado di alterare il segnale.

IL SISTEMA AUDIO E L’AMBIENTE: AMPLIARE LE VEDUTE NON FA MAI MALE

Sistemi di correzione come quello illustrato, tra l’altro a costi tutto sommato quasi ridicoli, possono davvero essere risolutivi in tutte quelle situazioni – che spesso rappresentano la maggioranza – in cui non sia possibile gestire altrimenti il problema. Naturalmente è sempre possibile organizzare quest’ultimo in modo tale da renderlo mediamente assorbente/riflettente: sfruttando tappeti, tende, divani, librerie, quadri e suppellettili varie, arredi ed oggetti che concorrono a caratterizzare timbricamente il risultato finale, è già possibile conseguire un certo risultato.

Ma laddove questo non fosse sufficiente, quale che ne sia la ragione, o dove non sia possibile agire più di tanto oppure, ancora, non si possa/intenda trasformare il locale in una sala d’ascolto trattata acusticamente (e sono soldi) quanto descritto può davvero fare la differenza; non è forse vero che sovente si sostituisce un componente solo per ottenere una lieve sfumatura all’ascolto? Ebbene, in questo caso con un investimento economico decisamente basso potrebbe essere possibile salvare la situazione!

Io stesso ho risolto una problematica affine con questo sistema, avevo semplicemente modificato la tinta e questo era stato sufficiente per rendere l’ambiente maggiormente riflettente.

IL SISTEMA AUDIO E L’AMBIENTE: IN CONCLUSIONE

L’assetto timbrico di un impianto, come già ampiamente illustrato in molti altri articoli reperibili su AF Digitale, è dato da un insieme di fattori alquanto variabile, di cui alcuni facilmente gestibili altri un po’ meno. L’ambiente in primis, tranne che non sia dedicato, funge spesso da ostacolo per più di un motivo: la dimensione magari non (troppo) idonea, il fatto di dover essere condiviso con il resto della famiglia, gli arredi che non possono essere più di tanto modificati. A questo si aggiungono i cosiddetti arredi di contorno, vale a dire tutte le suppellettili che insieme al mobilio principale guarniscono ulteriormente il locale, come tende, tappeti, quadri, vasellame, ninnoli vari, elementi che in ogni caso dicono la loro entrando in risonanza oppure assorbendo parte del messaggio sonoro.

Detto ciò, seppure sia evidente la difficoltà di tenere sotto controllo qualsiasi aspetto di un ambiente in maniera ferrea, è però possibile tentare un certo adattamento operando su dettagli che possono contribuire a far si che il sistema audio ed il locale possano convivere in modo più coerente senza disturbarsi (troppo) vicendevolmente.

Il consiglio è quello di sperimentare senza paura di inquinare il prezioso segnale, anzi, sovente la possibilità di risolvere a costo quasi “zero” è davvero dietro l’angolo.

Come al solito, ottimi ascolti!!!

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